“Noi”: una distopia russa

di Elena Fantuzzi

Ma però (6)

unnamed“My”, noi: pronome personale, prima persona plurale. “Noi”, perché nello Stato Unico “io” non esiste. Esisteva nel Mondo Antico, ma ora non più. Il motivo è molto semplice: “io” non è altro che una pericolosa espressione di libertà e volontà individuale che da sempre ha recato infelicità all’ uomo. E, di conseguenza, a tutti quei popoli che non hanno voluto abolirlo. La Storia ha dimostrato che un popolo libero non può essere felice, piuttosto ha bisogno di un’autorità che decida per lui. Libero arbitrio è infelicità, in poche parole. Questo il motivo per cui il Benefattore lo ha abolito nello Stato Unico per poter affermare la “felicità matematica”. E insieme ad essa, ha avuto cura di porre sotto severo e necessario controllo le altre minacce alla felicità dei suoi sudditi: sentimenti, anima, emozioni, per esempio. L’amore è un bigliettino rosa, un cartellino da timbrare per poter soddisfare i propri istinti con un partner prestabilito. Semplice, senza controindicazioni.

unnamed (1)Questo il mondo che emerge dalle pagine del diario di D-503, matematico dello Stato nonché costruttore dell’ Integrale, una navicella che avrà il compito di diffondere la felicità matematica ad altri popoli, soggiogando gli abitanti di altri pianeti al dominio della ragione. Ed è da queste note che prende forma questo mondo futuro, che il protagonista descrive al lettore con la precisione propria dell’ uomo di scienza. Così ci ritroviamo circondati da vetro e acciaio in un mondo geometrico, lineare, costellato di abitazioni trasparenti. Un microcosmo in cui la vita scorre regolare, accuratamente scandita dalle Tavole delle Ore e saldamente protetta dall’esterno da un Muro Verde. Il quale, tuttavia, non sempre è sufficiente ad arrestare i piani dei “nemici della felicità” , che vogliono turbare l’ equilibrio della Macchina Statale sovvertendo l’ordine e la tayloristica efficienza del sistema.

Romanzo scomodo, romanzo controverso. Romanzo da molti ingiustamente dimenticato, eppure precursore, per certi versi, di capisaldi della letteratura distopica ben noti al grande pubblico, quali Brave New World di Aldous Huxley e 1984 di George Orwell. Scritto tra il 1920 e il 1922, Noi fu la prima opera messa al bando dalla censura sovietica nel 1921. Per questo, il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1924 a New York, in traduzione inglese. Seguirono traduzioni in altre lingue, come quella francese del 1946 letta da Orwell e una prima traduzione parziale russa su una rivista di Praga che costò all’ autore le dimissioni dall’ Unione panrussa degli scrittori nel 1929 e il conseguente esilio (ottenuto su intercessione di Maksim Gor’kij) a Parigi. La prima edizione ufficiale russa dovette aspettare la Perestrojka.

Ma chi è Evgenij Zamjatin, l’autore? unnamed (2)Come molti scrittori, non un letterato, bensì un ingegnere navale. Nato nel 1884, fu un bolscevico della prima ora mandato in esilio dopo la Rivoluzione del 1905, a cui prese parte. Dopo rocambolesche fughe, ritorni e un lavoro a New Castle come supervisore alla costruzione di un rompighiaccio che ispirò Gli Isolani, Zamjatin tornò definitivamente in patria in quel 1917 che cambiò il corso della storia. Aderì alla Rivoluzione, ma ne fu presto profondamente deluso. Negli anni Venti prese parte a un importante gruppo letterario dell’ epoca chiamato “I Fratelli di Serapione”. Un gruppo di letterati molto eterogeneo al suo interno, ma unito saldamente dalla scomoda affermazione della assoluta e necessaria indipendenza dell’ arte e della letteratura dal potere politico.

Autore di chiara formazione scientifica, fu sicuramente un acuto osservatore del proprio tempo e non solo. In Noi c’è una insolita armonia dei due grandi antagonisti: scienza e arte, in una sottile rete di richiami matematici (invito voi, che coi numeri avete sicuramente più familiarità della sottoscritta, a trovarli tutti) perfettamente bilanciata dall’attenzione alla parola, al suono. Alla descrizione di un attimo, così “visiva” che sembra quasi un’ istantanea se dimentichiamo che è affidata a sensazioni, leggeri tratti di pennello che compongono un disegno incompleto eppure così tangibile. Come se la mettessimo a fuoco in un microscopio. Senza dimenticare la profonda e sofferta riflessione sul mondo a venire. Pur non conoscendo ancora gli orrori della dittatura staliniana e dell’ ascesa del nazi-fascismo in Europa, nota invece ai suddetti Huxley e Orwell, Zamjatin è riuscito a cogliere non solo la minaccia insita nell’abolizione della personalità in nome delle masse, ma anche l’insospettabile rischio del culto della trasparenza. Non ci stiamo forse avviando a diventare una società trasparente? Perennemente connessa, perennemente controllata e controllabile. Perennemente a rischio di violazione della privacy del singolo in nome dell’universale, della rete. Siamo sicuri della direzione in cui stiamo andando, noi?

Lettura vivamente consigliata, a tutti.

Edizioni italiane in commercio:

Noi, Voland, Roma 2013 (trad. di Alessandro Niero)
Noi, Lupetti, Milano 2009 (trad. di Barbara Delfino), collana I Rimossi

In alternativa, edizione storica Feltrinelli con traduzione e prefazione del celebre slavista Ettore Lo Gatto. In biblioteca.


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