Sei camere chiare

di Linda Taietti

Ma però (5)

Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dello spettatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.
Francesca Woodman

Massimo Minini, bresciano, settant’anni, gallerista da quaranta, ricerca e colleziona opere d’arte con una passione mai sopita. In collaborazione con Antonio Marchetti Lamera, artista-sindaco di Torre Pallavicina (BG) e Angela Madesani, storica dell’arte ed esperta di fotografia, Minini sceglie sei fotografi del XIX e XX secolo. Sei fotografi collocati in sei ammalianti stanze del cinquecentesco Palazzo Barbò, a Torre Pallavicina, al fine di permettere la realizzazione di un dialogo tra storia dell’arte e storia della fotografia.
S’intrecciano così voci fatte di immagini. Voci di uomini e donne che scelsero di servirsi della macchina fotografica forse perché la realtà che loro importava acquistasse “l’irrevocabilità di ciò che è stato e non può esser più messo in dubbio. Il resto anneghi pure nell’ombra insicura del ricordo”, per citare L’avventura di un fotografo ne Gli amori difficili di Calvino.
foto - CopiaIl belga Georges Vantongerloo, che si definì ossessionato dallo spazio, immortalò le proprie sculture, per dare una lettura ulteriore del lavoro compiuto, con propositi progettuali. Reminiscenze preraffaelite e pittoriche sono evocate dagli scatti di Julia Margaret Cameron, la quale considerava il proprio obiettivo una cosa vivente, con una propria voce, una propria memoria, una propria capacità creativa.foto2 - Copia La Cameron ci ha consegnato anche il volto, dal piglio altero, dell’ormai adulta Alice, protagonista dei romanzi di Lewis Carrol. Di Wilhelm von Glöden ci sono presentati ritratti di ambientazione siciliana, giovani uomini drappeggiati all’antica fra le rovine della Magna Grecia.
Si fa poi la conoscenza di Ghitta Carell. unnamed - CopiaOsservando i volti che ha fotografato, per soddisfare esigenze e capricci modaioli dell’alta borghesia di inizio Novecento, si può intuire facilmente quello che si diceva di lei: che riuscisse a cogliere più di quanto il soggetto rappresentato volesse rivelare di se stesso. foto5 - CopiaE si arriva a Francesca Woodman, capace di lasciare traccia nella storia della fotografia pur essendosi tolta la vita a soli ventidue anni, che scelse spesso di fotografare se stessa, concentrandosi sul suo corpo e su ciò che lo circondava, con una delicatezza disarmante. foto4 - CopiaLuigi Ghirri ha preso posto nell’ultima camera chiara: fotografò la vita di tutti i giorni, a Modena, a Bologna (anche a casa del pittore Morandi), come in qualsiasi altra città, in qualsiasi interno domestico. Dimostra che i soggetti abituali, riproposti attraverso la fotografia, possono caricarsi di un significato nuovo. Come se volesse riportarci alla mente il precetto di Seneca: non si deve mutare il cielo, cercare una fuga in un luogo lontano, ma si deve mutare l’animo, per accostarsi in modo rinnovato alla realtà in cui si è inseriti.
Termina così un percorso attraverso esempi unici e paradigmatici della fotografia autoriale, ma non termina la curiosità, il desiderio, la volontà di vedere sempre di più, oltre quanto rappresentato.

Immagini scelte, pregne di verità e immaginazione, chissà che non ce ne riveliate un bagliore?

 

SEI CAMERE CHIARE. SEI FOTOGRAFI DALLA COLLEZIONE DI MASSIMO MININI. A cura di Angela Madesani.
Orari mostra: dal 29 giugno al 31 agosto
Sabato dalle 17 alle 20, domenica dalle 15 alle 20
Ingresso gratuito
Torre Pallavicina, (BG) Palazzo Barbò


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