Musique, Maestro!

di Samuela Serri

Ma però (4)

Quando, nell’autunno del 2013, sono venuta per la prima volta a conoscenza del nuovo album di Stromae non si poteva dire che me l’aspettassi, che conoscessi l’autore e men che meno che avessi riconosciuto in lui il cantante di quello che per me anni prima non era stato altro che un tormentone di cui capivo poco più di tre parole: Alors on danse. Bisogna dirlo: sono abbastanza ignorante in termini di musica contemporanea, ma questo album ha attirato subito la mia attenzione per due aspetti in particolare: la cura linguistica dei testi e le sonorità eterogenee dei diversi brani. Insomma, sono qui a raccontarvi della bella sorpresa musicale e intellettuale che per me ha costituito questo album.

20130826131934!Stromae_-_Racine_Carrée

Fin dal primo ascolto ci si rende conto che questa non è una semplice raccolta di canzoni più o meno commerciali, di pezzi più o meno radiofonici, ma un’opera coesa, logicamente significante. Già il titolo, Racine carré, che come il cantante stesso ha dichiarato richiama la vicinanza e l’aria di famiglia che circola fra musica e matematica, rende evidente che siamo di fronte ad un disco che parla di un’esistenza personale (Stromae, cioè Paul Van Haver, ha madre fiamminga e padre ruandese) ma anche delle tante esistenze dei migranti di prima o seconda generazione, dei giovani in cerca delle loro radici, che siano familiari, nazionali o culturali. È un grande affresco generazionale che Stromae qui ricrea nell’arco di tre quarti d’ora di musica.
Un album con un forte impegno etico, quindi, ma non finisce qui. La cura dedicata alla stesura dei testi sia dal punto di vista formale che contenutistico è encomiabile, e consiglierei l’ascolto in loop di questo disco a tutti i cantautori nostrani che non riescono ad uscire da una sfera di lessico tipo di non più di 100 parole, altro che coniugare l’impegno e la qualità artistica con l’intrattenimento. Ogni canzone è in sé un piccolo trattato di sociologia contemporanea, e riesce a mettere in luce un aspetto diverso di una gioventù che immaginiamo cittadina, alla prese con i problemi della quotidianità come con quelli macroscopici che si intrecciano alle esistenze personali. Se infatti Papaoutai racconta di un difficoltoso rapporto padre – figlio (un padre particolarmente assente in questo caso, morto negli eccidi ruandesi del ’94), Tous les mêmes mette efficacemente in scena la complessità delle relazioni fra i sessi. C’è poi il razzismo (Bâtard), il cancro (Quand c’est?), il fallimento (Formidable), la geopolitica (Humain à l’eau), l’AIDS (Moules frites), la polemica con i social network (Carmen). Ave Cesária è invece un omaggio, anche musicale, alla capoverdiana Cesária Évora, la diva a piedi nudi, la cantante di morna più famosa al mondo. E se l’album sembra un po’ perdersi verso la fine è comunque tenuto insieme da un’invenzione musicale ricca e sempre nuova, che riesce a unire la chanson française alla Jacques Brel con l’electro-pop, le percussioni africane con l’hip-hop o la house music o la musica classica: in Carmen si riprende puntualmente la melodia della celebre aria di Bizet L’amour est un oiseau rebelle (che, fra l’altro, è una habanera, una danza di origine cubana). Questo miscuglio di stili, movenze, stimoli, questo eclettismo culturale, non può che affascinare.

Un altro degli aspetti che ho amato di più è sicuramente quello linguistico: giochi di parole, calembours, traslitterazioni, uso del verlan, che sicuramente in buona parte appartengono al gioco tipico della lingua francese, sono qui utilizzati al meglio, a partire dal nome stesso del cantautore (Stromae è Maestro in verlan, la lingua “segreta” della gioventù francese, originariamente nata nei sobborghi parigini negli anni ’80) o da quello della sua etichetta, Mosaert, Mozart, in fiammingo. Papaoutai non è altro che la trascrizione fonetica di papa où t’es?, domanda assai pressante nella canzone in oggetto. Non mancano poi rime, doppi sensi, metafore, giochi fonetici, come quello su cui si basa Formidable, appunto tra la parola formidable e fort minable, fortissima antitesi che significa in sé tutta la canzone. O anche il titolo stesso Quand c’est?, che in francese si pronuncia quasi esattamente come la parola “cancro”. Sono testi non solo nutriti di impegno etico, ma freschi, vivi, e anche, direi, letterariamente validi.
Insomma, di questo disco consiglio un ascolto a mente attenta, e se anche non disponete di un francese ben aggiornato, potrete comunque lasciarvi andare al ritmo, che non manca mai: come dice lo stesso Stromae: “un morceau sans boom boom c’est un peu comme, chais pas, Venise sans gondoles…une gondole sans Andrea…chais pas…des moules sans des frites…” (“un pezzo senza boom boom è un po’ come, non so, Venezia senza gondole…una gondola senza Andrea…non so…delle cozze senza le patatine fritte…”1)

Un ultimo consiglio per finire: oltre ai video delle canzoni, assolutamente meritevoli, guardatevi anche le “lezioni” che Stromae dedica alla genesi dei suoi pezzi: sono piccoli sketch gustosissimi.
La visione di questi “cortometraggi” mi ha fatto capire fondamentalmente chi è Stromae: un pazzo con un sintetizzatore, o, se volete, un genio. E lo dico con ammirazione, s’intende.


1 Tipico piatto belga.

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