Le cattive strade

di Gaia Scolari

Ma però (4)

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Qualcuno potrebbe dire: “Ecco l’ennesimo tributo a Fabrizio De Andrè”. E non avrebbe tutti i torti pensando ai numerosi tour teatrali, programmi televisivi, documentari e tributi musicali che gli sono stati dedicati negli ultimi anni. Eppure questo spettacolo ha qualcosa di diverso.

Le cattive strade è il titolo del tour che Andrea Scanzi e Giulio Casale hanno portato in scena, nei teatri italiani, a partire dal settembre 2013. Novanta minuti di aneddoti e canzoni, dove la narrazione è scandita dall’esecuzione delle canzoni dell’artista.

Si parte dunque dalle prime esperienze del cantautore genovese sulle navi da crociera, per arrivare alle grandi collaborazioni della maturità. Il racconto ha come filo conduttore i vari album pubblicati da De Andrè, con la storia di ognuno narrata da Scanzi, e arricchita da aneddoti più o meno noti: le difficoltà nelle esibizioni dal vivo, gli incontri fondamentali avuti durante la sua vita, la riscoperta del dialetto (genovese, ma non solo), le principali tematiche da lui affrontate. A tenere insieme tutto ciò, sono le canzoni eseguite da Giulio Casale, che si accompagna con una chitarra, senza l’aggiunta di altri strumenti. Questa scelta fa si che, nonostante lo stile d’esecuzione sia del tutto differente da quello originale, le parole siano poste in primo piano e il messaggio di De Andrè non vada perso.

Ma ciò che rende particolare questo spettacolo sono soprattutto due aspetti. Il primo è la “giovane” età dei due attori. Andrea Scanzi (39 anni) e Giulio Casale (43anni) non sono di certo i soliti volti noti, ma neanche dei perfetti sconosciuti. Scanzi, oltre a collaborare con Il Fatto Quotidiano, non è nuovo nell’ambiente teatrale, avendo già ideato e recitato nello spettacolo-incontro Gaber se fosse Gaber. Giulio Casale, invece, fonde la carriera di musicista con quella di autore e attore teatrale (oltre che a quella di scrittore). Ha inciso, infatti, alcuni album sia col gruppo “Estra” sia da solista, e ha portato questa sua passione per la musica anche all’interno dei suoi spettacoli, tra cui ricordiamo Polli d’allevamento di Gaber e La canzone di Nanda (dedicato a Fernanda Pivano).

Il secondo aspetto, probabile conseguenza del primo, è il tentativo di raccontare Fabrizio De Andrè senza renderlo un idolo: differenziandosi così da molti dei soliti tributi, in cui si è resa quasi intoccabile la figura del cantautore col rischio di creare una distanza tra l’artista e il suo pubblico. Una delle caratteristiche di Faber, invece, è stata il suo essere sempre a contatto con la gente, e soprattutto con gli “ultimi”.

All’interno di questo spettacolo-racconto infatti sono anche presenti le critiche di alcuni illustri colleghi. A Gaber non era piaciuto il concept album Storia di un impiegato: l’aveva trovato poco chiaro e a momenti banale nel trattare un tema complesso come la rivolta studentesca del ’68. E De Gregori, che aveva pure collaborato con De Andrè per un intero album (Volume 8), ha fatto notare come solo poche canzoni siano state interamente scritte dal cantautore. Queste osservazioni vengono commentate dagli attori, senza che ciò intacchi la figura dell’artista, ma anzi rendendolo più umano, più vicino. Scavando nelle sue opere, si cerca di capire ciò che c’è di valido nelle critiche e ciò che, invece, può sembrare un difetto a prima vista, ma si dimostra in realtà come un pregio.E’ quindi uno spettacolo che può dire qualcosa di nuovo a chi già conosce bene l’opera di De Andrè ma è facilmente comprensibile anche da chi non sa nulla sull’argomento.

Restano purtroppo poche date, ma per chi ne ha la possibilità, vale sicuramente la pena partecipare. Gli ultimi appuntamenti sono, infatti, tra maggio e giugno. Chi apprezza il teatro, ma anche le novità, non rimarrà deluso.


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