“Siate ospitali nelle vostre menti”: l’alterità non fa paura

di Mara Giacalone

Ma però (9)

mappaLa Polonia. Vi siete mai chiesti quanto (poco) sappiamo su questo paese? O meglio, sappiamo qualcosa su questo paese? Le nostre conoscenze si basano su stereotipi. Ma è davvero solo questo? Spesso ci dimentichiamo di Lei perché si trova ubicata così a est rispetto a noi, nella cosiddetta “Europa dell’est”, e quindi lo reputiamo un paese povero, emarginato, non culturalmente elevato. E tale discorso si potrebbe tranquillamente ampliare e comprendere Ucraina, Lituania, Moldavia…insomma, tutto il “blocco dell’est”. Ma chi lo dice che loro sono “peggiori” o “migliori” rispetto a noi? Sono semplicemente diversi. Dove “diversi” vuole essere un aggettivo per descrivere culture che hanno tratti e caratteristiche che non sono le nostre. Trovo che sia un peccato non conoscere (e non voler conoscere) altre letterature, altre storie, altri costumi…in fin dei conti, siamo noi a perderci. Diversità è un sinonimo di ricchezza. Non aggiungiamo niente al nostro bagaglio di conoscenze se ci limitiamo a ciò che è uguale a noi. Non andiamo oltre il nostro orticello, il nostro confine geografico e mentale.

Farò degli esempi limitandomi alla Polonia. Le nostre conoscenze storiche nei suoi confronti partono dalla seconda guerra mondiale. Prima non esisteva, o così pensiamo noi. Eppure Mazzini (si, il nostro italianissimo Giuseppe Mazzini) scrisse tanto sulla Polonia e su un certo Mickiewicz, simbolo del Romanticismo polacco, che durante i moti del ’48 organizzò una legione polacca per partecipare ai combattimenti dell’esercito italiano. Ma andiamo avanti: se io parlo di Quo vadis? magari in molti lo conoscono, perché hanno visto il film o perché a scuola lo fanno leggere obbligatoriamente… ma Sienkiewicz, che sarebbe poi l’autore, tutti se lo dimenticano o, se lo ricordano, non sanno che era polacco. Sienkiewicz non solo era polacco, ma era un simbolo per la Polonia, e ha aiutato i polacchi ad avere un centro, un punto solido intorno al quale rinforzare la propria identità nazionale. Ma se pure facessi un elenco di autori, per voi sarebbero nessuno e fa male “essere nessuno”, un qualcosa di inesistente, o meglio essere ignorato dalle altre culture perché ritenuto “marginale”. Se però dicessi Joseph Conrad, allora si, lo conoscete. Logico, chi non conosce Cuore di tenebra? Lo conoscete perché a scuola insegnano letteratura inglese e vi parlano di lui, ma lui… era polacco! E lo era Chopin, lo erano Copernico e Marie Curie…di cui ci si ricorda in quanto più “internazionali”. Su di loro si è operato un trapianto e li si è resi europei, decontestualizzandoli dalla loro identità nazionale. E quindi, non essendo etichettati come “polacchi”, possono essere considerati e apprezzati.

Questo per dire che fino a quando non ci apriremo alle altre culture, vedremo sempre e solo la nostra o quelle definite “più importanti”… ma chi stabilisce il grado di importanza o bellezza? La risposta è semplice: gli stereotipi. La letteratura francese, quella tedesca e quella inglese vengono studiate a scuola e delle altre non ci preoccupiamo nemmeno lontanamente e a volte abbiamo pure il coraggio di criticarle. È l’ignoranza che genera gli stereotipi. In fin dei conti, questi non sono altro che un tentativo di mascherare la paura verso l’altro. Così, la non conoscenza della Polonia (e degli altri paesi dell’est) dipende da un tentativo di allontanare tutto ciò che è diverso da noi. Francesi, inglesi e tedeschi ci assomigliano, sono sempre stati presenti nella nostra storia. La Polonia fa parte di un altro mondo, lì, in un angolino… Eppure, in quanto europei, dovremmo sentirla vicino a noi. La storia polacca è bella, avvincente e molto triste, però è anche la storia di un popolo che non si è mai arreso davanti agli avvenimenti. È una nazione che oggi è meta di pellegrinaggi dopo Papa Wojtyła, che ha dato i natali al Nobel per la Pace Lech Wałęsa, che tutti visitano per Auschwitz… E se non fosse solo questo? Come disse Said: “Siate ospitali nelle vostre menti”.

 

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Le foto sono di Anna Pisaniello


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