«Souriez, vous êtes à Paris!»

di Veronica Galli

Ma però (8)

Nella lingua francese esiste una parola bellissima, per la quale non sono ancora riuscita a trovare una traduzione soddisfacente in italiano: incontournable, una sorta di imprescindibile. I Francesi la usano in continuazione. Al ristorante ci saranno gli incontournable della casa, quei piatti che proprio non si possono non assaggiare; ogni serata, festa o rassegna avrà le sue tappe obbligate, così come ogni città francese, piccola o grande che sia, presenterà ai suoi turisti quegli incontournable che, come già ci suggerisce la parola in sé, non si possono evitare, circumnavigare, rimandare: bisogna passarci attraverso, entrare, visitare, assaggiare, ascoltare: en profiter.

Chi è stato a Parigi sa quali meraviglie nasconda questa città. Le riviste di tutto il mondo e secoli di pittura, cinema, musica e letteratura hanno cercato di restituire quello strano senso di meraviglia che si percepisce in svariati punti della ville lumière. Nel bel mezzo dell’Île Saint Louis, mentre si gode della vista di Notre Dame dal retro – molto meglio che ammirarla dalla piazza, sommersi dai turisti -, da un qualsiasi ponte sulla Senna o dal Sacré Cœur di Montmartre quando sotto i nostri occhi Parigi sembra estendersi infinita dalla Périphérique fino all’Arc de la Défense e ovunque si guardi non si vedono che tetti e torri e archi e campanili, strano per chi, come me, è nato al mare e ad un certo punto, guardando verso l’orizzonte, si aspetta di veder spuntare una lunga striscia blu, come a ricordare all’uomo che arriva sempre il momento di fermarsi.

Come affermato da un articolo apparso su Le Monde lo scorso Maggio, le Grand Paris resta la città più turistica del mondo, con 47 milioni di visitatori ogni anno. E non ce ne stupiamo. È anche una meta dove spesso si torna, perché due, tre o sette giorni di ferie non basteranno mai per esaurire tutto ciò che c’è da fare o da vedere. E forse non basterebbe una vita, in realtà, come spesso accade quando si vive una grande città. Ecco perché ho deciso di individuare tre luoghi che sono stati o diventati, per me, una sorta di concentrato di Parigi, la quintessenza di questa città, declinata in tre meravigliosi passatempi: il girovagare per musei, la ricerca di objet e, enfin, i piaceri del palato.

• La Fondation Dubuffet
10483917_10152575876554203_245011046_nGli amanti dell’arte a Parigi avranno, certo, l’imbarazzo della scelta. Ma se si ha la coscienza a posto dopo le tappe obbligate del Louvre, dell’Orsay o del Pompidou, vale la pena di ritagliare un po’ di tempo per una visita alla Fondation Dubuffet. Sorella parigina della sede legale di Périgny-sur-Yerres (Val de Marne), voluta dallo stesso Dubuffet, la fondazione raccoglie una collezione consistente dei lavori dell’artista, primo teorico ed esponente dell’Art Brut. La sede di Parigi è stata acquistata da Dubuffet nel 1962, col fine di presentarvi la Collection de l’Art Brut prima che venisse installata a Losanna nel 1975. La fondazione si presenta inoltre come centro storico e di ricerca a partire dagli stessi Archives da cui scaturisce la maggior parte delle sue attività. Oltre a partecipare all’organizzazione delle retrospettive dedicate all’artista in tutta la Francia e all’estero, la Fondation conserva il catalogo di tutti i lavori di Dubuffet, redatto dall’artista in persona nel 1964.
Senza farvi scoraggiare dall’ingresso apparentemente riservato alle abitazioni private del condominio, suonate e chiedete di poter fare una visita. Per ragioni di privacy non è consentito scattare foto del bellissimo cavedio interno di questo palazzo. Attenzione, di fronte all’aggettivo bellissimo non aspettatevi nulla di monumentale, simile a ciò che potreste trovare al Musée Carnavalet o agli Archives Nationales. Questo cortile è meraviglioso nella sua semplicità di luogo nascosto dal traffico e dallo stile del quartiere in cui è immerso. In qualche modo simile alle case di ringhiera milanesi, gioielli nascosti nella confusione metropolitana, la collocazione fisica della Fondation Dubuffet è perfetta per conservare l’opera di quest’artista. Grazie alle enormi vetrate, il visitatore godrà dei lavori di Dubuffet immersi nella luce naturale proveniente dall’esterno, spostandosi per i piani e i soppalchi della Fondazione, in un’ambiance di silenzioso e attento rispetto dell’arte. Un luogo semplice dedicato ad una ricerca artistica privata di qualsiasi intenzione estetica ma capace di comunicare attraverso il filo diretto delle emozioni. L’ambientazione, come dicevo, non fa che amplificare la potenza di quest’artista, quando basta gettare un occhio al di là delle vetrate per perdersi tra i tetti di Parigi, i giardini pensili e il cielo azzurro e limpidissimo pure d’inverno, quando si è fortunati.

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La Fondation Dubuffet è in rue de Sèvres, 137 (Paris VI).

Aspasie et Mathieu
1535376_10152580399179203_9174800276845879497_nRue des Carmes, pieno quartiere latino, rive gauche. C’è chi dice che questo sia il quartiere più bello di Parigi; se siete della stessa opinione preparatevi a difendere la vostra tesi di fronte agli amanti del Marais o ai sostenitori dei nuovi quartieri “emergenti” e popolari, vecchia banlieue parigina, come Belleville o Ménilmontant.
Come vi dirà la gentilissima proprietaria di questa boutique, M.me Chevalier, nessuno può dire quale arrondissement di Parigi sia il migliore. Ma, di certo, il V – sede delle prime università e scuole parigine – è tra i primi incontournable della Capitale, così come, per me, è oramai incontournable una sosta in questo negozietto delizioso. Entrando, rispondete con un sorriso al sonoro «Bonjour!» della proprietaria: non solo le farete piacere ma rispolvererete anche un po’ di sana educazione in questa città popolata da parigini DOC o d’adozione, ma comunque quasi sempre scortesi. Questa boutique, dal déco unico, lontano dalle catene che ormai invadono Parigi come tutto il resto del pianeta, vende perlopiù bellissime camicie in lino di ottima qualità, panama, bretelle, cravatte, foulard di seta, meravigliose borse in pelle. 10475266_10152580399229203_3177942376402608233_nM.me Chevalier ha associato ad ogni articolo un personaggio celebre della cultura francese; accanto ai panama troverete quindi, ad esempio, le immagini di un très charmant Belmondo, mentre passeggia fumando accanto a Jean Seberg in À bout de souffle. Al centro esatto della boutique campeggia una scritta in elegante corsivo: «Souriez, vous etes à Paris» («Sorridete, siete a Parigi!»).  Aspasie et Mathieu si è trasferito in rue des Carmes dopo quindici anni trascorsi nel Marais, a conferma del fatto che bisognerebbe avere il tempo di vivere in ogni quartiere di Parigi, poiché, come M.me Chevalier confessa con un sorriso, ciascuno ha il proprio charme e quelque chose da mostrare.

Aspasie et Mathieu è in rue des Carmes, 10 (Paris V).

 

Chez Gladines

Foto da Trendscity.com

Foto da Trendscity.com

Questo pezzo poteva forse inizialmente avere la pretesa di proporre una Parigi diversa, lontana dalle file chilometriche del Louvre, dalle crociere sulla Senna a bordo dei Bateaux Mouches o dalle foto della tour Eiffel illuminata scattate dall’Esplanade du Trocadéro. In realtà, con quest’ultimo incontournable, cadiamo inevitabilmente in un cliché.
Sì, perché a Parigi – soprattutto se si è giovani, magari stranieri ma, soprattutto, affamati e squattrinati – Chez Gladines è un’istituzione. Questo ristorante, inizialmente con base nell’animatissima zona della Butte aux Cailles (XIII arrondissement), poi con altre quattro nuove aperture in altri quartieri parigini a riprova del suo successo, unisce cucina francese e tradizione basca in uno svariato numero di plats, planches e salades.

Foto da Bonjourparis.com

Foto da Bonjourparis.com

Letteralmente preso d’assalto durante il finesettimana, vi costringe a rassegnarvi all’attesa in uno dei numerosi pub di fronte, dove, se siete fortunati, potrete bere un bicchiere godendo ancora delle Heures Joyeuses, meglio note a noi Italiani come Happy Hour. A Butte aux Cailles e a Saint Germain non si accettano prenotazioni, quindi dovrete semplicemente entrare, dare il vostro nome e il numero di persone e sperare che uno dei camerieri esca a breve per la strada urlando il vostro prénom, il più delle volte storpiato. Ma l’attesa vale sempre la pena. Niente nouvelle cuisine, sia chiaro. Soltanto un girone infernale di tovagliette a quadretti rossi, dove ci si siede strettissimi in pieno stile francese, si beve vino a prezzi modici e si possono assaggiare diversi tipi di carne, pesce, salumi, formaggi e insalate al prezzo massimo di 15/16 euro a piatto toutes charges comprises. L’incontournable dell’incontournable? L’escalope montagnarde. Rito di iniziazione di qualsiasi straniero prestato a Parigi, è una scaloppa di carne con prosciutto, formaggio Cantal, patate, funghi e crème fraîche. Si salvi chi può.

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Chez Gladines è in
Rue des Cinq Diamants, 30 (Paris XIII)
Boulevard Saint-Germain, 44 (Paris V)
Rue des Halles, 11 bis (Paris I)
Boulevard des Batignolles, 74 (Paris XVII)
Rue de Charonne, 64-66 (Paris XI)

Bon voyage!

 

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5 thoughts on “«Souriez, vous êtes à Paris!»

  1. Brava,è davvero ben scritto, solletica la curiosità e risveglia il desiderio di ritornarci!

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