Andare a capo è così semplice?

di Victor Attilio Campagna

waste landSpesso mi chiedono che senso abbia scrivere in versi, visto che non ci sono più canoni, né regole, né schemi. Non mi stupisce questa domanda: oggi il rischio grande della poesia è di risultare un’accozzaglia di parole dove a un certo punto si va a capo. Non nego che spesso succeda e quando succede il risultato immediato è una poesia aritmica, senza forza sonora, tendenzialmente asettica e povera, ossia un testo in prosa mancato.
Immaginatevi un Ulysses messo in versi casuali: non perderebbe di forza l’opera in sé, perché è una grandissima opera, ma sappiamo benissimo che la differenza tra una Waste Land e un Ulysses in versi sarà evidente. Eppure, contando che il poemetto di Eliot è in verso libero, qual è la grossa differenza? Cosa rende il verso libero poetico? A queste domande viene difficile rispondere di primo acchito. Tendenzialmente il poetico si basa su due aspetti importanti: quello sonoro e quello contenutistico-simbolico. L’associazione di questi due ambiti è necessaria per realizzare una poesia che abbia un valore forte. medicamentaSe una volta il livello sonoro era curato e codificato, attraverso tutta una serie di schemi e forme, oggi il compito del poeta si fa più arduo: il ritmo va ritrovato attraverso una ri-categorizzazione del verso e delle sue dimensioni. Dal mio punto di vista credo fortemente che il suono vada adattato al contesto di cui si scrive. È proprio qui che sta il perno: se si riesce attraverso una serie di sonorità e ambiguità lessicali a rendere una sensazione, impregnando così la poesia doppiamente del suo significato, allora sì che si può dire che il verso libero ha vinto. Altrimenti bisognerebbe trovare altre forme… cosa che credo improbabile, visto che ormai si è radicata l’idea di verso libero nel mondo poetico – a parte certe figure, quali la Valduga.

Quindi: da una parte il verso libero dà un’ampia libertà allo scrittore, ma dall’altra si fa feroce selezionatore, perché se con schemi e rime un poeta nel ‘500 riusciva a comporre magari un sonetto decente (pur non avendo alcun talento), oggi non si può assolutamente fare, perché il verso libero costringe il poeta a trovare un proprio ritmo, un ritmo singolare che già avevano i grandi poeti del passato, che spesso riuscirono a scardinare le usanze (Pascoli, per fare un esempio) in forza di una nuova esigenza. Questo ritmo, però, oggi è ancor più difficile da reperire, perché gli a capo devono essere regolati secondo precise intenzioni, quasi maniacali… il verso libero, a questo punto, pare semplicemente uno schema ancor più complesso, che mette in gioco ambiti più subliminali, ma comunque ritmici. Per cui è doppiamente importante per un poeta mettersi in gioco anche in quest’ambito. Altrimenti ci sono i poemetti in prosa, che stanno cominciando a diventare di moda. Ma questa è un’altra storia.


2 thoughts on “Andare a capo è così semplice?

  1. Tutto vero. Si è persa la bellezza del verso, dell’endecasillabo e di quel ritmo solenne che ha attraversato la letteratura italiana per secoli. Si è perso il gusto della “forma”, ma questo è successo in tutta l’arte.
    A volte il termine “verso libero” diventa una contraddizione in termini. Il verso viene visto come un limite, una scatola nella quale inserire la parola, contenendola e sacrificandola. Ma non è così…è sufficiente leggere Dante per rendersene conto. Ciao.

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