Klimt a Palazzo Reale

di Elisa Saporiti

Ma però (5)

Klimt. Alle origini di un mito”. Il titolo della mostra, apparentemente fuorviante, può indurre il visitatore a proiettare le proprie aspettative soprattutto sulle opere dell’artista viennese. Non illudetevi.

Con il contributo del curatore Alfred Weidinger e del Museo Belvedere di Vienna, dal quale provengono molti dei documenti e delle opere esposte, è stato allestito un percorso completo che cerca non solo di ricostruire l’evoluzione artistica di Gustave Klimt, ma anche l’atmosfera culturale durante la quale egli opera.

Ritratto di bambina KlimtNelle prime sale emerge il tema della passione artistica che Klimt ricevette dai fratelli, Georg ed Ernst, che egli ebbe modo di coltivare e completare frequentando, insieme al fratello Ernst e all’amico Franz Matsch, la Kunstgewerbeschule, Scuola delle Arti e dei Mestieri.matsch
Non un’Accademia di Belle Arti quindi, ma una scuola pratica, attraverso la quale Klimt apprende la tecnica del mosaico, la fusione dei metalli e quei motivi che andranno a influenzare il suo peculiare stile. Nel percorso è rivolta una particolare attenzione al rapporto fra Klimt e Matsch. La loro formazione procede parallelamente, scandita da un forte legame di amicizia e da un sodalizio lavorativo che li porterà a confrontarsi su soggetti uguali. L’esempio più evidente è il Ritratto di bambina (1880), di cui è stata esposta sia la versione realizzata da Klimt che quella realizzata da Matsch. Nonostante la somiglianza dei ritratti, Klimt inizia a introdurre quell’attenzione al dettaglio e all’inquadratura che contraddistinguono la sua pittura.

Proseguendo attraverso le sale dedicate alla Secessione Viennese, il visitatore è guidato gradualmente a immergersi nel clima culturale del tempo: il desiderio di rinnovamento e il rifiuto del gusto imperante spingono molti artisti a fondare nel 1897 il movimento della Secessione con l’obiettivo di diffondere una nuova concezione di arte: “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”.
Troviamo quindi la Mathilde Stern di Anton Romako, che oscilla fra tradizione e innovazione pluristilistica, i ritratti dei figli di Franz Matsch, con i quali l’artista si distacca dallo stile del compagno di lavoro, L’anello del Nibelungo di Hans Makart, fino ad arrivare all’espressione massima del concetto di arte totale con il Fregio di Beethoven(1902), realizzato da Klimt in una della sale laterali di Palazzo Olbrich, in occasione della XIV mostra della Secessione dedicata al genio della Nona sinfonia.

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L’opera è stata ricostruita proprio nel cuore della mostra.
L’ambizioso progetto dell’artista è di tradurre la musica della Nona in immagini, rappresentando la lotta dell’uomo contro le forze avverse della società; questo scontro, grazie all’arte, alla musica e alla poesia, culmina in un abbraccio tra un uomo e una donna, che incarnano l’umanità intera. Traspare il paradigma nietzschiano dell’uomo capace di riscattare la tragicità del reale attraverso l’arte.
Il sottofondo musicale della Nona di Beethoven accompagna lo spettatore nella visita, permettendogli di sperimentare un esperienza artistica totalizzante.

Gustav_Klimt_038Una di quelle forze ostili che nel Fregio ostacola il percorso umano verso la felicità, sembra materializzarsi nella sala successiva: parlo della Salomè (1909), emblema della femme fatale, la sensuale seduttrice che conduce l’uomo alla rovina. A questa visione misogina della donna si oppongono i nudi esposti nella parte conclusiva della mostra: non più la verticalità rigida e nervosa della Salomè, ma la fluidità dei corpi nell’atto di abbandono in Acque mosse e la celebrazione femminile in Adamo ed Eva(1917-18), opera rimasta incompiuta.

Dopo la pioggiaSono solita associare meccanicamente Klimt soltanto all’oro, non considerando opere più realistiche come i suoi paesaggi o i ritratti. Così, sono rimasta piacevolmente sorpresa nel ritrovare in alcune sale opere come Dopo la pioggia (1898), che risente della pittura en plein air impressionista, o Ritratto femminile(1894), che testimonia l’attenzione alla riproduzione quasi fotografica del reale.

Nonostante i pareri discordanti che ho avuto modo di raccogliere su questa mostra, non posso non consigliarvela. Qui ne ho raccolto solo qualche spunto. È un percorso interessante che immerge lo spettatore in un’esperienza totale, scandita non solo dalle opere di Klimt, ma anche da quelle di molti suoi contemporanei.

Insomma, non aspettatevi il Klimt de Il Bacio, ma il Klimt, appunto, “alle origini di un mito”.

Fino al 13 luglio
Lunedì: 14.30-19.30
Martedì, mercoledì e domenica: 9.30-19.30
Giovedì, venerdì e sabato: 9.30-22.30


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