Grand Budapest Hotel: omaggio alla commedia e al cinema

di Gaia Scolari

Ma però (10)

Grand Budapest Hotel

E’ raro, soprattutto negli ultimi anni, trovare al cinema commedie di valore. Grand Budapest Hotel è, però, proprio una di queste.
Sempre più spesso si tende a credere che i film importanti o “impegnati” debbano essere drammatici, e le commedie un semplice svago, qualcosa di commerciale e, appunto, “non impegnato”. the-grand-budapest-hotel-tony-revolori-e-la-cameriera-lea-seydoux-300206Il regista Wes Anderson dà vita, invece, a un film completo, senza punti deboli, dimostrando come un film possa essere valido e divertente allo stesso tempo.
Il cast è di prim’ordine, e chi è un po’ appassionato di cinema potrà scovare tra i personaggi molti attori in ruoli inaspettati: Mathieu Amalric, protagonista nel film di Polanski La Venere in pelliccia, qui nel ruolo di maggiordomo, e Léa Seydoux, la coprotagonista del film Palma d’oro 2013 La vita di Adèle, che in questa pellicola veste i panni di inserviente.The-Grand-Budapest-Hotel-1 Ma anche per chi di cinema si interessa di meno le sorprese non mancano. Anderson assegna ad attori solitamente associati a ruoli “seri”, ruoli completamente opposti e spiazzanti. Troviamo così Edward Norton, Jude Law, Ralph Fiennes (protagonista di Schindler’s list), Adrien Brody (Il pianista di Polanski), solo per citarne alcuni.
Sebbene i ruoli siano particolari, però, nessuna parte sembra forzata, tutti i personaggi si inseriscono perfettamente nella trama del film, che lo stesso Anderson ha dichiarato essere ispirata all’autobiografia Il mondo di ieri dello scrittore viennese Stefan Zweig.

budapest-hotel_980x571La storia è quella di un ragazzo di nome Zero Mustafà, povero di esperienza e di soldi, che lavorando come portiere al Grand Budapest Hotel, nell’immaginario stato di Zubrowka, ne diventerà infine il proprietario. Tutto ciò sarà possibile grazie all’amicizia con il concierge Gustave H, di fatto anche gestore dell’hotel in assenza del reale proprietario, dall’identità misteriosa. Oltre che occuparsi del Grand Budapest, però, Gustave si dedica anche all’“intrattenimento” delle ospiti più attempate. Una di queste, morta in circostanze misteriose, gli lascerà in eredità un quadro di enorme valore, scatenando l’ira dei parenti più prossimi che, rimanendo invece a mani vuote, cercheranno di accusare Gustave dell’omicidio della donna.mendls
La trama è ricca di aneddoti, battute, personaggi indimenticabili, che difficilmente possono essere riassunti. E vi sono anche degli incontri con la Storia, come quando i protagonisti si imbattono nelle “ZZ” (che sarebbero poi le SS tedesche), data la condizione di immigrato di Zero. Il racconto principale è racchiuso dentro due cornici: uno scrittore ormai attempato comincia a narrare la storia di un suo soggiorno al Grand Budapest; lo ritroviamo quindi giovane a fare conoscenza con l’ormai anziano Zero, che gli racconta la sua storia. Queste cornici sono facilmente riconoscibili, anche perché per ognuna il regista ha scelto di utilizzare inquadrature differenti. Passiamo quindi da quella quasi quadrata, (l’inquadratura tipica dei film muti) della storia principale, a quelle più rettangolari (inquadrature tipiche del cinema più recente) delle cornici.

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Perché la storia che ci racconta Anderson è la storia di un passato che non tornerà. I colori usati per descriverlo sono simili a quelli di una favola, gli eventi storici citati possiamo facilmente riconoscerli, ma passano comunque sullo sfondo, in secondo piano. Ce lo dice anche lo scrittore verso la fine del film: forse la nostalgia di Zero, ormai rimasto a gestire da solo un hotel vuoto, è la nostalgia per un mondo che non è mai esistito se non nella sua mente. Quello di Anderson così è parallelamente un omaggio anche al vecchio cinema, che, come la storia del film, viene visto ormai in un ottica mitica. Si vorrebbe ritornare alle origini ma, ripensando a quei tempi, forse senza volerlo, li reinventiamo rendendoli ancora più belli di come sono stati realmente. Zero ripensando al passato, al suo maestro e amico e alla sua ragazza; Anderson ripensando al cinema di un tempo. Ma anche noi come loro, per almeno un’ora e mezza, entriamo in questo mondo di favola, guidati dalle diverse cornici, capendo che a volte è bello anche un po’ sognare. E il cinema è proprio una di quelle cose che ci permette di farlo.


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