“Di là, più oltre” ovvero L’una e l’altra di Ali Smith

Critica

di Elena Fantuzzi

L’una è l’altra è quel libro che non ti aspetti. Forse era già chiaro – o poteva esserlo – quando per la prima volta incrociò il mio sguardo dall’angolo di una vetrina, dove faceva capolino con la sua copertina dai colori sgargianti su cui risaltano Sylvie Vartan e una santa di un dipinto rinascimentale su sfondo d’oro. Forse dovevo capirlo quando mi dissero che per il libro è stato proposto al pubblico italiano in una tiratura insolita: metà delle copie iniziano con la storia di George/Georgia, quindicenne di Cambridge che convive con un improvviso e doloroso lutto, l’altra con le vicende (alternativa e di finzione) del pittore Francesco del Cossa, autore del ciclo di affreschi della delizia estense di Palazzo Schifanoia. Un libro strano, dunque, ma questo non mi ha mai allontanato da certe letture poco convenzionali. Anzi.

Nelle sapienti mani di Ali Smith due short novels si uniscono e dialogano in un romanzo “a specchio”, diviso in due storie che si richiamano e intrecciano, secondo un principio che può ricordare The Hours (Le ore) di Michael Cunningham. La citazione non è casuale. Se infatti l’opera di Cunningham crea un percorso diacronico attorno al celebre Mrs Dalloway (The Hours era la prima bozza), anche qui si parte da un’opera d’arte per dilatare il tempo della storia attraverso i secoli e le epoche. E, in aggiunta, a tessere le fila del racconto è una scrittrice ad oggi considerata l’ erede di Virginia Woolf stessa. Se questo può sembrare uno slogan sterile o peggio stucchevole, un’etichetta da marketing editoriale, è pur vero che la sua influenza scorre tra le pagine, al punto che, con una minima forzatura, si potrebbe quasi dire che questo romanzo ne sia un’omaggio.

Qualcosa di modernista, infatti, c’è in L’una e l’altra, nella sua scrittura di attimi e tranche de vie, che tratteggiano sequenze o quadri, se vogliamo mantenere la metafora pittorica, nelle sue epifanie improvvise, nella riflessione sul Tempo e sull’arte. Difficile qui risolvere il famoso paradosso di Wilde tra arte che imita la vita e vita che imita l’arte, così come arduo è scindere i singoli personaggi dalla complessa trama dia/sincronica in cui sono immersi, che richiama, certamente non per caso, la stratificazione degli affreschi estensi all’origine del romanzo.

L’arte, anzi le arti visuali, nelle loro molteplici declinazioni, hanno un ruolo privilegiato nel romanzo. Responsabili di contaminazioni di genere, esse sono accomunate tutte da un tema anch’esso caro ai modernisti: lo sguardo. L’una e l’ altra è un romanzo pieno di sguardi e guidato dagli sguardi stessi: loro dirigono la trama, loro ne influenzano le svolte, i twist (parola cara ai lettori del romanzo). Lo sguardo, inoltre, è ciò che scrittore e pittore condividono: attraverso l’occhio si coglie l essenza delle cose, che, come noto, è il fine comune. E attraverso l’occhio, al pari della parola, è possibile creare una realtà, forse anche se stessi.

Questo ci riporta nuovamente alla Woolf, in quanto non si può parlare dell’ultimo romanzo di Ali Smith senza menzionare che uno dei temi fondamentali è l’identità. Pagina dopo pagina assistiamo alla ricerca e alla costruzione della propria identità da parte delle due protagoniste, ragazze dai nomi maschili (George e Francescho), attorno al profondo interrogativo “how to be both”, come essere entrambe le cose: come essere maschio e femmina, come essere donna e artista, come essere vivi fuori e morti dentro. Sicuramente i lettori appassionati di Orlando apprezzeranno la presenza dell’androgino e la sua grazia sospesa: dal cameo elisabettiano (il crossdressing di Rosalinda-Ganimede di Come vi piace) al pittore Francescho, forse vagamente ispirato alla musa orlandiana, Vita Sackville-West. E l’ identità resta il grande, insondabile mistero del romanzo, forse perché, in fondo, lo è della vita reale stessa e i romanzi cosa ritraggono se non questo? Vengono allora in mente quei versi di Pedro Salinas, che recitano:

Sí, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.

Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.

“Di là, più oltre” ovvero L’ una e l’ altra di Ali Smith

Ali Smith
L’una e l’altra
Traduzione di Federica Aceto
Edizioni SUR, Roma 2016, 311 pp.


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