La gentilezza – o della fragilità umana

Critica

di Mara Giacalone

Che la musica e la letteratura siano arti che scorrono in parallelo e giochino – seppur in modo diverso – con le parole, non è una novità e lo conferma la recentissima vittoria del Nobel per la Letteratura da parte di Bob Dylan.

Non stranisce, dunque, che Polly Samson sia arrivata a pubblicare un secondo romanzo – La Gentilezza. Il nome dell’autrice potrebbe non essere nuovo ai fan dei Pink Floyd in quanto la Samson, in coppia con il compagno David Gilmour, ha scritto ben 7 canzoni contenute nell’album The Division Bell e anche il brano Louder than Words. Ed è proprio questo testo che sembra rimbalzare incessantemente tra un capitolo e l’altro del suo romanzo.

It’s louder than words
this thing that we do
louder than words
the way it unfurls.
It’s louder than words
the sum of our parts
the beat of our hearts
is louder than words.

Le parole della canzone potrebbero benissimo fungere da sottofondo alla scena iniziale del libro, se si trattasse do un film. L’immagine con cui si avvia la lettura è dolce e suggestiva: Julian, 21 anni, capelli al vento, vede Julia, al tramonto, mentre richiama il falco del marito. Non è che un flash, perché appena il rapace scende in picchiata catturando una preda, qualcosa si insinua tra noi e la calma precedente, come se si intuisse che qualcosa sta per accadere. La scena successiva ce lo conferma, presentandoci il marito di Julia: che la aggredisce perché ormai certo del tradimento con lo studente, sette anni più giovane di lei e innamorato del Paradise Lost di Milton.

Dopo questo primo capitolo molto denso, che lascia però un po’ basiti per il rapido cambio scenico da un dolce tramonto ad un episodio di violenza, la narrazione fa un salto di diversi anni e ci porta a Firdaws, dove ritroviamo Julian, solo e distrutto da una scomparsa di cui non capiamo le origini (ma possiamo intuire si tratti di una bambina – Mira – perché lo vediamo intento a giocare con una delle sue scarpine). Il romanzo si costruisce così da un flashback all’altro in cui, passo dopo passo, veniamo a scoprire come il fidanzamento tra Katie e Julian si sia rotto perché lui si è innamorato di Julia; seguiamo con ansia e timore la malattia della povera Mira; vediamo costruirsi un dolce amore in una coppia un po’ strana in cui però 7 anni di differenza e le difficoltà economiche non hanno la meglio sul sentimento.

Quello della Samson è un testo che poggia su un equilibrio precario, in cui le strazianti scene ambientate in ospedale si alternano alla vita di coppia passando per le giornate piene di alcol e mal di testa di un Julian che ricorda ciò che aveva, e tale ricordo lo distrugge ancora di più. È un equilibrio instabile, che rende la narrazione altalenante: come per le immagini del paesaggio di Firdaws, che tolgono il fiato e sono di una delicatezza gentile, profumate di pioggia e gelsomino, ma che a tratti vengono inframmezzate da scene di sesso che si stagliano in opposizione molto forte con la natura e con l’immagine di Mira e il suo dolore. È un descrivere un po’ pop, nel senso che i cambi così repentini sembrano tanti piccoli scoppi, tanti ricordi che si susseguono scoppiettando in serie e suggerendo l’idea sonora di un “pop” dietro l’altro, mentre i flashback creano intorno a noi tanti – fin troppi – colori.

La vicenda, così narrata, ci vieta di capire perfettamente cosa stia succedendo. Questa così forte frammentazione non permette al lettore di avere un’idea chiara e lineare di cosa turbi così tanto Julian: manca qualcosa, tutto è avvolto in una nube fosca che, se da una parte invoglia a continuare la lettura per arrivare a comprendere, dall’altra risulta un po’ fastidiosa; e la serie di colpi di scena finali!, sono davvero tanti da mettere in fila. Sicuramente l’intento della Samson di dipingere la complessità delle relazioni umane, lasciando spazio a sofferenza, dolcezza, amore carnale, litigi, disperazione e tradimenti, è riuscito pienamente. Il modo di raccontare così confuso e concitato rende l’idea di come e quanto sia difficile gestire i propri sentimenti.

Però è una voce nuova, quella che giunge dall’Inghilterra tramite questo racconto. Una voce che non fa fatica a farsi valere, dolce e forte di donna che – come dimostra la sua biografia – ha fatto esperienza di quelle difficoltà umane che a volte nei libri risultano un po’ edulcorate. Nonostante nel complesso la narrazione lasci a volte perplessi e incerti su dove la storia stia portando, il risultato finale è quello di una vicenda famigliare moderna che legge e dimostra come le relazioni siano sempre più fragili.

La gentilezza - o della fragilità umana

Polly Samnson
La gentilezza
Traduzione di Daniela Di Falco
Parallelo45, Piacenza 2016, 290 pp.


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