La dialettica dell’amore

ovvero Un solo paradiso di Giorgio Fontana

 
Critica

di Elisa Saporiti

Quando ho deciso di leggere Un solo paradiso di Giorgio Fontana ero sicura di conoscere a cosa sarei andata incontro. Memore del suo precedente successo, Morte di un uomo felice, per altro vincitore del Premio Campiello 2014, sapevo che anche in questo suo romanzo mi sarei trovata di fronte a una storia complicata, a personaggi irrisolti e una Milano che fa da protagonista.
In parte avevo ragione.

Dico in parte, perché la vicenda che ci viene presentata è molto diversa e semplice rispetto a quella del suo romanzo precedente, per non dire quasi banale: Un solo paradiso, infatti, è la storia di Alessio, di una delusione d’amore e delle cicatrici che questa rottura lascia in lui. Inguaribili, tanto da portarlo al totale annichilimento.

Un altro elemento di novità è rappresentato dal punto di vista del narratore, non più esterno e onnisciente, come in Morte di un uomo felice, ma interno e partecipe dello svolgimento dei fatti: si tratta di un amico di vecchia data che Alessio incontra in un bar e a cui racconta la sua storia. Sarà, poi, proprio costui a riportarla a noi lettori. Una storia non originalissima, dicevo, ma che allo stesso tempo, attraverso questi due escamotage, si rivela capace di dare vita a un romanzo introspettivo, lirico e struggente, che interroga sul senso di vivere una vita al limite in nome di un amore idealizzato.

Non mancano, poi, i punti di contatto con il romanzo precedente, a partire dai personaggi: sembra che Fontana si trovi a proprio agio nel narrare vite al limite, di rinuncia e sacrificio, in cui prevale la dialettica fra la ricerca di un solo e irraggiungibile paradiso, fatto di ideali, e un inspiegabile bisogno di autodistruzione.

C’è poi Milano, immancabile costante dei romanzi di Fontana. Una Milano spettatrice, sgradevole nelle descrizioni dei quartieri periferici, ma allo stesso tempo immaginifica ed evocata limpidamente al suono di una musica febbrile.

E sì. Anche la musica torna nuovamente e fa da protagonista in tutto il romanzo: è infatti sulle note di Stan Getz e Duke Ellington che scatta la scintilla fra Alessio e Martina ed nell’incapacità di far riecheggiare ancora il jazz di questi grandi artisti che il loro amore si spegne. Una parabola discendente che segna un declino senza possibilità né volontà di riscatto.

Ed è a questo punto che Fontana segna uno scarto e una crescita rispetto alle sue precedenti produzioni, lasciando alcuni impliciti interrogativi, a cui però non dà risposta: è morale una sofferenza in nome di un amore stra idealizzato? Anche se vissuta con coerenza e senza limiti?

E qui sta al lettore scegliere: scegliere se l’armonia è perduta e ciò che resta è solo un senso di una fine, oppure se da qualche parte c’è ancora posto per un briciolo di speranza.

La dialettica dell'amore

Giorgio Fontana
Un solo paradiso
Sellerio, Palermo, 2016, pp. 194

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