Concerto per sigaretta e orchestra

Racconto

di Giancarlo Pace

Il fumo di una sigaretta si confonde con la nebbia spumosa che attornia il teatro. Dal portone del retro semiaperto proviene una luce calda che si perde qualche metro più avanti e qualche nota prova a farsi spazio nella notte, morendo congelata tra i portici degli edifici vicini, dove nessun orecchio è pronto a raccoglierla. Così un’altra serata gelida sta per raggiungere la sua conclusione. A breve la sala affollata diventerà silenziosa come le strade della città. Un tram di tanto in tanto passa tagliando il silenzio con lo stridore del ferro e delle seggiole vuote.
L’unico indizio di vita è suggerito da due taxi con l’insegna spenta. Gli autisti sono speculari, sguardo sull’uscita e pensieri altrove, uno scorre le stazioni della radio dalla prima all’ultima e l’altro fa l’esatto contrario. Al quarto dei sette canali le automobili cantano all’unisono. Sospinte da una nuova forza, le note, che prima provenivano solo dal retro del teatro, adesso riempiono con insistenza l’aria, spazzando via il freddo opaco che aveva caratterizzato la serata.

L’uomo, appoggiato con un piede sulla parete dell’edificio, continua ad inalare avidamente il tabacco combusto, rilasciando sbuffi di fumo, che adesso, senza nebbia, vagano confusi tra i lampioni.

Lentamente, ogni pietra, mattone o finestra prende a vibrare, riecheggiando in una folle danza sussurrata al cielo.

È così che la musica scappa dal teatro, dai papillon e dai visoni. Torna alla notte che l’aveva sempre posseduta. Danzando scappa dai violini e dai fagotti. Corre sulle gambe delle semicrome per le strade deserte, bussando a una porta o entrando senza permesso nelle case. Così scappa agli archi e alle bacchette. Irrompendo nei televisori pallidi e tra i respiri rauchi degli addormentati sui divani. Corre via dalle trombe e dai triangoli. Risuonando nei bicchieri e ubriacandosi nei Sauvignon svuotati.

Nel frattempo, tra i palchi è calato il silenzio. Gli strumenti rimasti muti, vengono percossi con violenza dai musicisti nel vano tentativo di cavarne un suono o un rumore. Ma nulla, il suono è scomparso. Il pubblico profondamente scosso, prova a darsi una spiegazione, ma ogni congettura rimane sulle labbra che si muovono senza emettere un fiato.

Nel frattempo, fuori, nel frastuono della strada, il compositore dà un ultimo tiro alla sigaretta. Calato il silenzio, scrive un’ultima nota su un foglio di carta estratto dalla tasca. Musica.

Concerto per sigaretta e orchestra


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