Di Octave, famiglie e altri animali

Critica

di Samuela Serri

È come aprire la scatola di un carillon sfogliare Octave, il volume che ha inaugurato la collana Tipitondi di Tunué nel 2010, e ora ristampato in una nuova edizione: in questa operazione si sente lo stesso piacere della riscoperta, del levare la polvere dalle vecchie gioie, e, una volta lustre, dell’esporle in bella vista. Un carillon un po’ capriccioso e testardo, dunque, ma estroverso e coraggioso, dal profumo di mare.

Di Octave, famiglie e altri animaliA Octave non piace il mare. Non gli piace l’acqua del mare, fredda, bagnata e puzzolente. A Octave non piacciono i bagnanti. Sono rumorosi, e rovinano la tranquillità della piccola isola di Avel, della casetta dove il bimbo vive solo con mammà, perché papà è disperso in mare. Il piccolo Octave, dalla faccia immusonita e offesa, non sa ancora che presto la sua vita cambierà, e sarà proprio il mare a portare nella sua esistenza tante nuove consapevolezze.

Sarà bene scoprire le carte ora, e dire che la collana Tipitondi raccoglie graphic novel destinate ai piccoli lettori, con nuove storie e grandi classici della letteratura. Ma se la forma base dei quattro episodi contenuti in Octave è quella classica degli albi a fumetti, con il medesimo personaggio protagonista e prevedibili finali positivi cui si giunge dopo spericolate avventure, è la bellezza del racconto a fare la differenza.

Se il primo episodio, Octave e il capodoglio, strizza l’occhio a tanta tradizione marinara di alta e bassa letterarietà, Octave è tutt’altro che un capitano Achab in miniatura, e la sua insofferenza per il mare e le sue creature è solo di superficie: sarà proprio il salvataggio dell’animale, che chiude la storia, a fungere per il piccolo da lasciapassare, come una porta fatata verso un mondo di simpatici animali parlanti o muti, bisognosi dell’aiuto dell’uomo e del suo rispetto. Ma le quattro storie, dove lo schema incontro-ricerca-soluzione rende la lettura agile e scorrevole, non vogliono semplicemente rendersi portatrici di un, pur significativo, valore didattico di rispetto dell’ambiente e del mondo animale. Octave si mostra infatti come una specie di piccolo selvaggio che, nel corso del tempo, impara il valore dell’aiuto reciproco, del coraggio e del lavoro di squadra, entrando a tutti gli effetti nella società e trovandosi più corazzato ad affrontare le future difficoltà della vita. Dalle scene principali in cui, deliziosamente ingrugnato, enumera tutte le cose che detesta si arriva infatti sempre a un lieto fine che è superamento degli ostacoli e delle proprie paure. Si può anche imparare a nuotare, allora, in una piccola piscina creata dalla coda di un capodoglio.

Il piccolo somiglia dunque a uno sperduto deus ex machina che trova sempre il modo di riuscire, strappandoci spesso sorrisi e conquistandoci invece completamente quando, man mano che procedono le storie, se ne scopre il passato, la sua interiorità di bambino. Octave è tutto tranne che una macchietta, un personaggio dei fumetti, ma più che mai un bambino vero, qualcuno che ci assomiglia pericolosamente, nei suoi capricci e nelle grandi conquiste, nella sorpresa come nella paura. Accompagnato da una madre dai capelli turchini, da una nonna tipicamente preoccupata che mangi a sufficienza e da una compagnia di nemici-amici, Octave attraversa le sue alterne vicende con un’intraprendenza e un coraggio non piccini e mai banali.

Il tutto descritto da un disegno preciso e coloratissimo, espressivo, fantasioso. Un disegno che a tratti sa però cullare dolcemente, trasportandoci dentro il mondo di sogno di Octave, un mondo in cui solo alla fine, e con grande tenerezza, il bimbo potrà rivedere il suo papà, fiero dell’ometto che è ormai diventato.

Di famiglie e altri animali

David Chauvel, Alfred, Walter
Octave
Traduzione di Stefano Andrea Cresti
Tunué, Latina 2016, pp. 128.


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