Anche quando non c’è speranza

Critica

di Francesca Tuzzeo

Le regole del fuoco di Elisabetta Rasy è un romanzo che non teme il cambiamento; al contrario si costruisce su di esso e ne promuove la forza dirompente sia in quanto snodo tematico interno alla trama, sia nelle scelte narratologiche dell’autrice.

Un primo esempio salta subito all’occhio: la produzione letteraria di guerra ci ha abituati, di norma, ad aspettarci un punto di vista maschile. Questa storia offre invece l’occasione di apprezzare una voce femminile, che narra in prima persona senza censurare la crudezza e gli orrori dell’epoca. Qui un’altra sorpresa: Rasy sceglie di ambientare la storia durante la Prima Guerra Mondiale, non la Seconda, dunque la prospettiva femminile sugli eventi del tempo risulta ancora più rara e preziosa.
Pur trattandosi di un romanzo di finzione, inoltre, l’accuratezza e l’attendibilità storica della narrazione sono encomiabili. Rasy in una nota sottolinea di aver tratto ispirazione “da antichi ricordi”, e di aver letto molti diari di infermiere volontarie nella Grande Guerra per documentarsi da fonti dirette sulla “vita, le difficoltà e lo speciale coraggio di queste donne in guerra”.
Ecco un ulteriore elemento che mi ha affascinata ed entusiasmata: la giovane e ricca protagonista, Maria Rosa Radice, si ribella con disperata ferocia al ruolo di figura femminile che la società vorrebbe imporle, preferendo piuttosto recarsi al fronte. Il motivo che la induce a lasciare la tranquilla Napoli non è quindi di natura patriottica: paradossalmente, a spingerla nel cuore pulsante degli scontri a fuoco è il suo istinto di sopravvivenza, per non lasciarsi soffocare da un’esistenza il cui unico scopo è partecipare a ricevimenti di gala, mantenere le apparenze e convolare a nozze precoci e fruttuose.

Questa radicale decisione è il cambiamento che mette in moto tutta la trama, conducendo Maria Rosa in un piccolo ospedale in cui è costretta a confrontarsi con un vero e proprio inferno. In mezzo a bombardamenti continui, alla marea di sangue e terra, carne ustionata e putrida, sciami di mosche e zanzare che divorano ferite aperte, e un costante fetore di morte, è imperativo per le infermiere non perdere lucidità e sangue freddo, non interrompere mai il lavoro di disinfettare lacerazioni infette, amputare arti, bendare corpi irriconoscibili, medicare anche quando non c’è speranza, confortare soldati impazziti dal dolore, assisterli mentre muoiono uno dietro l’altro fra le loro braccia. Come se non bastasse, talvolta le donne devono sopportare il più bieco maschilismo di uomini che le disprezzano e le denigrano per la loro presenza in guerra e la loro interferenza in “affari da uomini”.

Qui la protagonista conosce Eugenia, coetanea lombarda dai modi pratici e sbrigativi, che è determinata a diventare medico e non presta attenzione a chi le dice che è un sogno impossibile per una donna (siamo nel ’17), instancabile nel suo lavoro al contrario della spaesata protagonista. È rivolgendosi a lei che Maria Rosa scrive tutto il romanzo, ritornando con la mente – in un futuro non precisato – ai mesi trascorsi insieme. Dopo un burrascoso inizio, tra le due compagne di camera nasce rispetto reciproco e una forte amicizia, che si trasformano con grande naturalezza in un amore profondo e passionale: un miracolo che sfida gli orrori della guerra, dando alle ragazze qualcosa per cui vivere e non più, soltanto, sopravvivere.

Elisabetta Rasy racconta con delicatezza un sentimento semplice e potente, che ancora oggi suscita purtroppo polemiche e incomprensione; ambientandolo in un’epoca in cui era del tutto impensabile riesce a trasmetterne la spontaneità, l’autenticità e la lontananza astronomica da qualunque forma di perversione o essenza peccaminosa. La scrittura scorrevole dell’autrice rende ancora più piacevole una narrazione accattivante e fresca; credo che la possibilità di scoprire (forse per la prima volta, come è stato per me) la straordinaria e troppo poco nota quotidianità di donne tanto coraggiose in un periodo storico così complesso e pericoloso, completi a perfezione un libro che non si dimentica facilmente.

Elisabetta Rasy
Le regole del fuoco
Rizzoli, Milano 2016, pp. 192.


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