Diario di volo di Antoine de Saint-Exupéry

Critica

di Francesca Tuzzeo

Ci sono storie che leggiamo da piccoli, affrontando una giungla di parole nuove con l’impazienza e la curiosità tipiche dei bambini, facendo scorrere avidamente lo sguardo su ogni particolare dei disegni che incorniciano il testo. Può capitare che nel corso della vita, apparentemente dimenticate, queste storie tornino alla memoria nei momenti e nei modi più inaspettati; personaggi, immagini, sensazioni che pensavamo di aver perso ed erano invece soltanto sopiti, il loro ricordo solo adombrato dal velo degli anni che passano. Il loro valore è inestimabile, io credo, perché lavorano nel nostro inconscio e gettano le fondamenta delle persone che diventeremo.

Diario di volo di Antoine de Saint-Exupéry è un libro di questo tipo, destinato a rimanere nel cuore del lettore per molto tempo: lo si può intuire già dalla prima pagina grazie alle illustrazioni luminose e fresche di Anna Formaggio, ciascuna delle quali riveste due fogli e non si limita a tradurre in disegno la narrazione, ma la completa e arricchisce con vivacità ed entusiasmo. È innegabile che la vita di de Saint-Exupéry (1900-1944), rinomato autore de Il piccolo principe, offra materiale succoso che si presta bene ad un racconto avvincente. Maria Serra ricorre all’arguto escamotage di cedere la parola ad Antoine stesso: niente è meglio dell’energia contagiosa di un bambino per conquistare un pubblico di coetanei.

La sua infanzia, a dirla tutta, sembra già di per sé la trama dei romanzi che abbiamo amato da piccoli (e perché no, anche da adulti di tanto in tanto): abita in un meraviglioso castello con un giardino enorme, gioca a nascondino con i fratelli dietro pesanti arazzi polverosi, prende parte a incontri segreti nel granaio di casa, si avventura intrepido nei meandri del sottotetto alla ricerca di tesori nascosti. È in questo ambiente così fertile che la fantasia del futuro autore si anima, anche grazie ad una persona speciale:

La sento cantare di notte mentre rassetta il nostro disordine e io nel mio letto comincio a viaggiare in mondi lontani. Anche quando suona il pianoforte, i miei pensieri prendono il volo, si aggrappano alle note e si innalzano al cielo. Ha un potere speciale, la mia mamma: MI INSEGNA A SOGNARE.

Il riferimento al volo non è casuale e tornerà sempre più spesso nei discorsi del protagonista, di pari passo con il suo crescente amore per la scrittura. Entrambi gli offrono i mezzi per nutrire il suo sfrenato desiderio di guardare la realtà da una prospettiva differente, svettare al di sopra della città e del quotidiano per superarli e andare sempre più oltre, sempre più in alto. Leggendo Antoine descrivere il suo primo viaggio in aereo possiamo quasi sentire il vento tra i capelli, il freddo che irrigidisce le dita e arrossa il naso, la gioia incontenibile nel vedere il mondo che si trasforma sotto i suoi occhi. “Quando l’aereo plana mi sembra di sfiorare i corpi di giganti che si gonfiano per respirare.”

Alle due Guerre Mondiali sono dedicate soltanto poche pagine, trasudanti rifiuto e condanna nei confronti di una violenza tanto insensata. Nel frattempo de Saint-Exupéry, ormai cresciuto, corona finalmente il sogno di diventare pilota e racconta con irresistibile euforia esplorazioni di nuovi continenti, incontri con persone che lasciano un’impronta indelebile nella sua vita. Sua fedele e costante compagna in tutti i voli è sempre la stessa:

Mentre sorvolo le meraviglie del mondo, vorrei poter già RACCONTARE NEL DIARIO QUELLO CHE VEDONO I MIEI OCCHI. Ho provato a sfilare il mio taccuino dalla tasca, ma rischio di perdere i comandi… Quando sono a terra, mi metto subito a scrivere per non perdere una briciola di memoria. SCRIVERE È COME VOLARE: SONO LA STESSA COSA.

È nel corso di queste esperienze che noi lettori iniziamo a riconoscere con stupore (e un po’ di commozione, lo ammetto) i personaggi del suo più famoso romanzo: la volpe, le rose, gli adulti affaccendati in compiti inutili e senza uno scopo autentico. Infine eccolo, il Piccolo Principe, un bimbo che dorme raggomitolato tra i genitori sul treno e che visita Antoine in sogno per ricordargli la bellezza abbagliante della vita, la nostra naturale tensione agli spazi infiniti, il profumo della libertà. “Siamo fatti per il cielo, per volare ed esplorare… NON SI PUÒ PIÙ VIVERE SENZA POESIA, SENZA COLORE, SENZA AMORE”. Una volta compreso questo, nemmeno la morte è definitiva; d’altronde se è mai esistita una persona che potesse davvero affrontarla come nient’altro che una nuova eccitante avventura, quello era senza dubbio l’inarrestabile, impavido, formidabile Antoine de Saint-Exupéry.

Maria Serra e Anna Formaggio
Diario di volo di Antoine de Saint-Exupéry e del suo piccolo principe
Piccola Casa Editrice, Milano, 48 pp.

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