In memoria di un poeta dimenticato

Su I giorni del vino e delle rose di Diego Bertelli e Silvia Rocchi

 
Critica

di Elena Fantuzzi

They are not long, the days of wine and roses:
Out of a misty dream
Our path emerges for a while, then closes
Within a dream.

Una vecchia foto è sempre un viaggio. Nel tempo, nei ricordi solo apparentemente dimenticati: è un altare della memoria formato tascabile che reclama – volenti o nolenti – la nostra attenzione. Proprio con il ritrovamento inaspettato di un vecchio scatto si apre il primo graphic novel della casa editrice livornese Valigie Rosse, a cui segue, come naturale, un immediato effetto-madeleine. E si ritorna a un amore perduto, a Steve Wynn che in quel 1982 cantava dei “giorni del vino e delle rose” che non tornano più…a Catford, Londra, 22 febbraio 1900.

Qui troviamo un giovane uomo, malinconico e convalescente tra ritratti di Shakespeare e Catullo e bottiglie d’alcol. Sono gli ultimi giorni di un poeta dimenticato, dalla Storia e da chi più amava. Caro amico di Paul Verlaine (di cui fu anche traduttore) e Oscar Wilde, Ernest DowsonErnest Dowson è una delle voci – immeritatamente – meno note del decadentismo inglese. Una biografia da eroe romantico e maudit: un padre morto di overdose e una madre suicida, la vita come irrequieta e disperata fuga, l’influenza francese, l’ amore non corrisposto per la giovane Adelaide Foltinowicz, la musa attesa per lunghi anni con una devozione degna di un Florentino Ariza, poi la malattia e l’ assenzio. Una morte prematura a soli 32 anni. Non è forse un caso che fosse un grande ammiratore di John Keats e che il suo motto, se così possiamo definirlo, sia una citazione oraziana: vitae summa brevis spem nos vetat incohare longam, la brevità della vita ci vieta anche solo di concepire speranze a lungo termine. Un tema ricorrente nelle poesie di Dowson e che alimenta la struggente malinconia dei suoi versi. Come quel “They are not long – the days of wine and roses”, che non ispirò soltanto i Dream Syndicate, ma anche Blake Edwards per il suo dramma I giorni del vino e delle rose, che valse a Henry Mancini l’Oscar come miglior colonna sonora. Sempre da lui attinse anche Margaret Mitchell, che dal suo “Non sum quails eram bonae sub regno Cynarae” trasse il verso “Gone with the wind” per farne il titolo del proprio romanzo premio Pulitzer, poi uno dei film più famosi dell’intera storia del cinema. Eppure non esiste una sola menzione a Dowson: c’è una triste ironia nel destino di questo poeta invisibile.

Attorno a lui Diego Bertelli e l’ illustratrice Silvia Rocchi costruiscono un graphic novel che è una vera elegia del ricordo e dell’oblio. Tutto è perfettamente armonico: il tratto evocativo del carboncino e gli schizzi dinamici, liberi, così come la prosa che fluisce leggera fra le ultime conversazioni del poeta con l’amico giornalista Robert Sherard, una vecchia fotografia e il film di Edwards. Si respira una strana leggerezza mentre scorrono sotto gli occhi amore e morte, filosofia e poesia, profonda critica di una società ipocrita e perbenista (vittoriana, certo, ma forse non solo) e la fragile bellezza della rabbia di chi, per un destino beffardo, non riesce a trovare un proprio posto nel mondo.
E viene quasi voglia, una volta finito, di andare in libreria e chiedere un libro di poesie di Edward Dowson. Così, come senz’altro farebbe Amélie Poulain.

In memoria di un poeta dimenticato

Ricordiamo inoltre che è possibile scaricare la colonna sonora del libro scritta da Gianni Niccolai al seguente link (https://soundcloud.com/igiornidelvinoedellerose) e che da questo graphic novel è stato tratto un adattamento teatrale ad opera di Francesco Mugnari con la compagnia teatri tra i binari.

Diego Bertelli, Silvia Rocchi
I giorni del vino e delle rose
Valigie Rosse, Livorno, 144 pp.

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