Mai giudicare un libro dalla copertina

Critica

di Elisa Saporiti

La mitologia greca vuole che il Tempo sia rappresentato da tre donne, le Parche, le figlie della Notte. La loro unica preoccupazione è quella di filare continuamente una cordella di lana: Cloto tiene dritta la canocchia, Lachesi fa sì che il filo sia sempre teso e Atropo lo recide con un coltellino appuntito. Nel momento stesso del taglio, da qualche parte del mondo qualcuno muore.

Questa idea di tempo, tanto tragica quanto incomprensibilmente affascinante – per lo meno, per me è sempre stato così –, emerge anche da alcuni dei racconti racchiusi nel piccolo volume edito da Marcos y Marcos, Chi ha tempo. Storie di giorni che corrono, curato da Alessandra Urbani.

A un primo sguardo questo libro sembra poca cosa: di piccolo formato e con poco più di un centinaio di pagine rischia di essere scambiato per un volumetto che dispensa aforismi sul senso del tempo. Ma, in questo caso niente di più vero che il detto “mai giudicare un libro dalla copertina”. Infatti, basta dare una rapida sfogliata alle pagine e uno sguardo più attento ai nomi degli autori che campeggiano sulla copertina per capire che non è così. E la conferma di tutto ciò arriva a lettura ultimata: Chi ha tempo si rivela un libro che riesce a fotografare in poche pagine l’essenza più profonda del fluire della vita, talvolta in chiave determinista e senza lasciare scampo alla speranza, talvolta in un’ottica più positiva.

A rendere il tutto ancora più intrigante il fatto che l’opera prende vita grazie al contributo di diverse voci e di diversi registri: si parte dai racconti di Marco Lodoli, Fulvio Ervas, Tiziano Scarpa, Tommaso Pincio, Lorenzo Pavolini, Marco Baliani, Ivan Cotroneo e Paolo di Paolo, per arrivare alle poesie di Andrea Bajani e Michele Mari e concludere con il saggio di Dacia Maraini, che riflette sul valore del tempo nella scrittura, e quello di Valeria della Valle e Giuseppe Patota, che cercano di creare una sorta di abbecedario delle parole legate al tempo, con l’illusione che, impossessandosi dei nomi, si possa dare confini a un’idea in continuo movimento. Insomma, in questo piccolo volumetto troviamo un po’ di tutto: una summa di generi, dal racconto alla poesia, per arrivare anche al saggio, che seppur così diversi non cozzano tra di loro, ma riescono a fondersi dando vita un’armonica creazione.

Se vi dovesse capitare tra le mani questo libro, date retta al titolo: sembra davvero fatto apposta solo per “chi ha tempo”. Di primo impatto, probabilmente, lo leggerete tutto d’un fiato, ma poi sentirete il bisogno di ritornarci sopra, di rileggere con calma ogni singolo racconto, per riuscire, anche solo per un istante, a restituire tempo al tempo e vivere in quella sensazione di eterna sospensione che spesso solo la lettura riesce a creare.

Una volta conclusa la magia, tanto ricchi quanto vuoti, avrete la consapevolezza che il filo di lana è stato nuovamente tagliato.

Mai giudicare un libro dalla copertina


Chi ha tempo. Storie di giorni che corrono
a cura di Alessandra Urbani
Marcos y Marcos, Milano, 2016, 184 pp.

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