Quando la lettura è un viaggio

#libristregati
Impressioni su Viaggio in bianco e nero di Alessandra Altamura

 
Critica

di Elisa Saporiti

“Il viaggio è un dovere. Si è chiamati a viaggiare in qualsiasi modo ci sia concesso, anche solo con gli occhi, per guardare lontano, con il cuore, per sentire oltre il proprio piccolo mondo, o con le orecchie, per ascoltare le voci che non hanno parole, le musiche diverse, i suoni dimenticati.”

Viaggio in bianco e nero di Alessandra Altamura è un libro che richiede tempo. Non si può avere la pretesa – per lo meno, per me è stato così – di scandire i ritmi di lettura, di correre. È come prendere parte a lungo viaggio di cui non si conosce la meta: bisogna essere pazienti, avere un atlante geografico a portata di mano e lasciarsi cullare dal fascino della scoperta del diverso. L’autrice, grazie a uno stile metaforico ed evocativo, è in grado di rendere il lettore partecipe delle sue peregrinazioni intorno mondo, di farlo camminare dove lei ha camminato, di guardare attraverso i suoi stessi occhi.

Viaggio in bianco e nero cerca di racchiudere dentro di sé il mondo intero, con la storia, le culture, le tradizioni, la lingua, i cibi, la musica e la danza di ogni paese. Nulla è lasciato al caso, nemmeno i nomi delle città visitate o dei piatti tipici, sempre presentati nella lingua del posto e in traduzione. L’autrice, spinta dal bisogno fisiologico di conoscere e far conoscere, vuole andare oltre le apparenze e restituire l’anima autentica del mondo e di chi lo abita. Per questo sceglie di dare spazio a quella parte del pianeta che manca di tutto. Ai profughi che perdono la vita in mare o a quei pochi che riescono ad approdare sulle coste italiane, per poi essere trasferiti nelle comunità di accoglienza; ai bambini che vivono nella favela di Rochina, agli intoccabili dell’India e ai villaggi africani, che nonostante la povertà, sono teatro dei più bei sorrisi.

Viaggio in bianco e nero è un libro sui generis: un misto fra reportage e fiction letteraria. L’autrice ci rende partecipe dei suoi viaggi, del suo modo di entrare in contatto con paesi e culture diverse, ma lo fa indirettamente, attraverso la storia di Celeste e Bamba: lei italiana, capelli rossi e volto coperto di lentiggini, vive con un irrefrenabile richiamo per l’Africa; lui, giornalista, di colore, nato in Italia, si sente estraneo a quel continente in cui, nonostante tutto, affondano le sue origini. Così diversi, eppure destinati a incontrarsi e viaggiare insieme. Alla loro storia si intreccia quella di Drissa, un ragazzino ivoriano che, cercando di raggiungere l’Italia su un barcone, ha perso tutta la sua famiglia. Proprio grazie a lui e al bisogno di darsi totalmente alla cura dell’altro, Celeste e Bamba riescono a trovare la giusta rotta e a dare forma a un progetto di vita più ampio, in cui tutti e tre possono finalmente ritrovare l’equilibrio da tempo perduto.

Viaggio in bianco e nero è anche romanzo di formazione: non solo per i suoi protagonisti, che compiono una vera e propria crescita riscoprendo se stessi e dando un senso alla propria vita, ma anche per il lettore. Dopo aver concluso il libro, come quando si torna da un viaggio, si prova una sensazione di gratitudine e pienezza per aver conosciuto e condiviso una cultura diversa dalla propria, per aver incrociato lo sguardo di chi sa cos’è la povertà e, nonostante tutto, ti sorride, per aver abbattuto quei pregiudizi etnici che solo l’uomo crea.

Viaggio in bianco e nero era uno dei libri candidati allo Strega. Con mio dispiacere, non ha passato la selezione per entrare nella dozzina dei finalisti. Io, in ogni caso, ve lo consiglio vivamente.

Quando la lettura è un viaggio


Alessandra Altamura
Viaggio in bianco e nero
Edizioni Il Foglio, Piombino, 370 pp.


Lascia un commento