Che POP!

Critica

di Samuela Serri

Quello di oggi sarà forse il pezzo più personale fra tutti quelli che ho scritto. E questo perché rende conto di una serie di letture che non hanno solo a che fare con le pagine web che avete sotto gli occhi, ma perché coinvolge quello che sono quando sono fuori di qui, e cioè una giovincella iscritta al Master in Editoria organizzato da Università degli Studi di Milano, Fondazione Mondadori e AIE.

E tutto perché quest’anno gli studenti, su un’idea e con il coordinamento di Benedetta Centovalli, hanno organizzato un premio letterario. Nello specifico, un premio letterario per esordienti, con sedici partecipanti da noi candidati e un vincitore che sarà decretato il 29 giugno presso il Laboratorio Formentini.

Approfitto allora di questo spazio per lasciare qualche spunto su alcune di queste opere. Aver letto una gran quantità di esordienti in un tempo così ristretto è stata un’immersione senza bombole nel panorama creativo, nuovo e archetipico allo stesso tempo, della narrativa italiana, con punte più o meno sperimentali o narrazioni tradizionali. E, proprio come quando ci si tuffa, l’adrenalina e l’entusiasmo sono altissimi.

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A pietre rovesciate, di Mauro Tetti

A pietre rovesciate è un breve romanzo che mette in scena una vicenda minima tenuta in sospeso sino al finale. Un ingente e viscoso magma poetico in cui si racconta la storia di Nur, cittadina sarda che perde le sue origini in un passato mitico e rurale, e dei suoi abitanti: lontanissime regine e vicine fanciulle, giovani pugili e un protagonista sensibile e coraggioso, sotto la luce al neon delle insegne nella pioggia e il sole bruciante, in una lotta fra le difficoltà della vita e la furia degli elementi naturali. La triade composta dal protagonista, dalla sua innamorata e dalla nonna di lui, voce profetica e antichissima del passato universale, confonde la vita presente con le leggende di un passato lontano: ma gli incubi della prima torneranno a chiedere il conto e a distruggere quella piccola comunità.

Tunué, Latina, pp. 96.

 

Appalermo, appalermo! di Carlo Loforti

Carlo Loforti è un sincero talento comico. Ma non solo: è anche un ottimo narratore, capace di costruire un saporito universo palermitano più vero del vero, a metà fra l’intellettuale e il cafone, fra la filosofia di vita e il distacco ironico dal mondo. Nonostante un finale forse un po’ rapido, la storia di Mimmo Calò non si può che divorare. Fra infiltrazioni mafiose e aste giudiziarie, sfincionerie ed errori grammaticali, dialetto siciliano e un gustoso impasto di palermitano e inglese, l’autore crea un romanzo intensamente piacevole, che mescola una girandola di sfortune e vicende tante e tali da risultare paradossalmente e squisitamente verosimili.

Baldini&Castoldi, Milano, pp. 336

 

La teologia del cinghiale, di Gesuino Némus

Gesuino Némus è un adulto internato in un manicomio ma anche un giovanissimo scrittore, che ogni sera consegna al suo parroco un minimo libro da pubblicare. Piccolissimo: solo il titolo. Gesuino Némus è un gipeto, un cinghiale, un anziano prete sardo, un giovane giornalista milanese e futuro psichiatra. Gesuino Némus è un bambino silenzioso, ma anche lo scrittore vincitore del Campiello Opera Prima.
Gesuino Némus è Matteo Locci, l’autore di un romanzo che è quasi un giallo, quasi uno stornello, quasi un romanzo di formazione e certo una ragnatela di storie e punti di vista, un carosello di psicologie in circolo, di tremende disgrazie e struggenti nostalgie di una terra, la Sardegna, che diventa microcosmo dell’universo intero.

Elliot, Roma, pp. 240.

 

Mescolo tutto, di Yasmin Incretolli

Di Mescolo tutto molte cose andrebbero dette. La giovane età dell’autrice, l’utilizzo della lingua, così difficoltosa e allo stesso tempo così mobile, la singolarità della storia, forte e allo stesso tempo timida. Talvolta l’impressione è che il tutto sia immotivato, esagerato, senza il surplus di significato che mi aspetterei da chi maneggia la lingua a questo livello. Il pregevole impasto lessicale finisce però per suggerirmi, e nessuno potrà distogliermi dal pensarlo, che tutto questo, la vicenda, l’insistenza su sesso, sadismo e violenza, il disagio della giovane protagonista Maria, non siano che il modo per nascondere con un gran fumo una storia semplice, una sensibilità gonfia e sofferente al tatto, la ferita che lascia la prima storia d’amore.

Tunué, Latina, pp. 154.

 

Di questa ben piccola selezione, bisogna dire, due libri appartengono alla collana «Romanzi» di Tunué, diretta da Vanni Santoni. Ma come non seguire la mia inclinazione al romanzo sperimentale, quando anche ne senta solo il sentore?

 

Premio Opera Prima 2016
Proclamazione presso il Laboratorio Formentini per l’editoria
29 giugno 2016, h 21.


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