Impressione n. 3, o del tatto

Critica

di Valentina Barbieri

Sì, sto per scrivere del Gioco del mondo e devo ancora imparare bene le regole. Avvertenza: tutto ciò che segue sarà in prima persona perché non si può fare altrimenti quando si tratta di abitare un libro fin dalle fondamenta.

Carta d’identità

Autore: Julio Cortázar
Titolo originale: Rayuela
1966, Editorial Sudamericana S.A., Buenos Aires.
1969, 2002, 2004, 2013, Giulio Einaudi, Torino.

Copertina bianca, il titolo stampato in nero riproduce il gioco della settimana (lo si chiami a piacimento secondo i più vividi ricordi infantili). 633 pagine totali, compresi gli apparati critici.

Istruzione per il comodato d’uso

1) Altamente sconsigliato consultare l’antiromanzo su supporto multimediale (non ve la scampate con l’eBook); obbligatorio avercelo tra le mani e toccarlo.

2) Armarsi di carta e penna (se già non lo fate per ogni tipo di libro che leggete).

3) Dimenticarsi l’economia della strada migliore da percorrere nel minor tempo possibile. Abbiate tempo, tanto tempo, spendetelo tra le pagine per andare avanti, per tornare indietro, per dimenticarvi i personaggi di due capitoli precedenti, per rileggere un capitolo, per perdervi tra le morelliane disquisizioni di taglio filosofico e le sedute di jazz del Club del Serpente.

4) Non vogliate trovare la trama. Non c’è trama; o meglio, ce ne sono centinaia. Come ci sono infinite trame possibili nella tessitura di un arazzo, non ci sono cronologie prefissate, non c’è il segmento che va da A a B.

5) Se vi sentite disorientati dai precedenti quatto punti, ripartite con più calma da questo punto. Rayuela ha compiuto cinquant’anni ed è l’opera più ambiziosa di Cortázar. Horacio Oliveira, protagonista maschile; Lucia, detta La Maga, protagonista femminile. Lui, eterno studente argentino trapiantato a Parigi (si legga: alter ego di Cortázar) e poi tornato a Buenos Aires, amante del jazz e del blues, morelliano il giusto (Morelli è un filosofo, fonte primaria dell’opera. Ma chi sarà mai questo Morelli?), si direbbe meno pragmatico della Maga e più intellettuale. Lui conosce i lirici greci, lei no. Oliveira cerca ossessivamente il Centro: il centro della questione, il centro dell’esistenza, il centro del bicchiere, il centro della città, il centro del pensiero, il centro del sesso, il centro cosmico, il centro spirituale, il centro del pavimento, il centro della mano, il centro gravitazionale.

6) La Maga, eh la Maga. Ha un figlio per cui si preoccupa di non fare troppo chiasso di notte. Ha un rapporto plastico con i sentimenti, pensa che siano dominabili come le partite a scacchi. O che addirittura non esistano. Visionaria, distratta, buffa, ingenua. Sa di aver sofferto e paga il conto. Certo, affascina come ogni centro infuocato. Fa innamorare.

7) Non fidatevi dei personaggi, non seguiteli alla lettera. Ognuno di essi sbatte tra le pagine, si fa male, sguscia, scompare e poi riappare. Indagatelo questo Club del Serpente, questa comune di perdigiorno affezionati alla vita. Li potete vedere anche come amici per la pelle, ottimi degustatori di mate e di letteratura. Sempre con la musica, quella ottima, di sottofondo.

8) Andate storti. Ci sono due possibili ordini di lettura. Seguite il secondo, quello dettato dall’autore, o il primo. Capirete solo in fondo che l’essere andati storti è una grande beffa come l’essere entrati in un labirinto dall’uscita. Tutto soggiace ad un ritmo cadenzato e ben ordito, ma ciò non lo dichiareremo, se non sottovoce. Esempio: 73, 1, 2, 116, 3, 84, 4, 71, 5, 81, 74, 6, 7, 8, 93, 68, 9… la vedete la successione crescente, maledettamente crescente che va da 1 a 9? Si va storti, ma si torna in riga. Per certi versi, è il sollievo; per altri versi, un castigo senza scampo. Il Sole sorge e tramonta ogni 24 ore, anche se noi per andare da Milano a Roma scegliamo di fare una capatina a New York e ci facciamo un break a Tokyo.

9) Portate Rayuela in giro per le città. L’ho sperimentato in piedi sui tram di Milano, davanti ad una pagina bianca, seduta a pancia in giù prima di addormentarmi alla ricerca della matita smarrita tra i cuscini, al parco, tra una forchettata di spaghetti e un bicchiere di birra, dopo un periodo stanco e prima di un ultimo tango. Rayuela è da portare in giro. Certo, pesa. In più, quella copertina bianca diventerà grigia e se fate come me, cioè vi dimenticate la matita all’interno, le pagine diventeranno striate di grafite. Non importa. Ricordate il punto 1, non ve la scampate con l’eBook. D’altro canto, tocca a noi sobbarcarci il viaggio che abbiamo intrapreso, nessuno ha mai negato che fosse impervio, scomodo e per nulla lineare. Tra i capitoli spunterà anche un monito a tutti noi: siate dei lettori creativi, responsabili e visionari.

10) Ecco svelato il punto 2. Carta e penna servono a stilare una lista. Fatevi la vostra Rayuela, annotando da qualche parte le tappe del viaggio su cui vorreste rilanciare il dado. Vi scrivo i miei primi capitoli annotati. 93, 12, 17, 90, 19, 79, 21, 23, 124, 60… Nessuno vi vieta di iniziare a leggere partendo dai vostri capitoli annotati, vagando alla ricerca del vostro centro.

11) Di solito, i decaloghi si compongono di dieci punti perché dieci sono i comandamenti, perché dieci è un numero accogliente, tondo e pari. Qui, aggiungo un ultimo punto. Horacio e La Maga si incontravano tra i vicoli di Parigi senza darsi un appuntamento preciso; eppure, si incontravano. Ecco, invitate qualcuno ad uscire quel tal giorno in quella tale zona, ma rimanete vaghi, spegnete i cellulari per un paio di ore, dimenticatevi Google maps, dimenticatevi il minuto spaccato. Provate ad incontrarvi, tentate (non è impossibile). E ricordatevi il tatto. Quel gesto così primordiale, così intimo, così sempre più fuorimoda che ci porta in contatto con le cose, con le persone. Toccate il mondo e non dimenticate di portarvi sotto braccio Rayuela.

Impressione n. 3, o del tatto


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