Un dipinto dalla storia spezzata: Il ritratto di Lady Digby di Antoon Van Dyck

di Linda Taietti

Ma però (5)

Lady DigbyNell’ambito del progetto Primavera di Milano, Palazzo Reale sceglie di svelare al grande pubblico il Ritratto di Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza del pittore fiammingo Antoon Van Dyck. L’opera giunge a Milano in circostanze alquanto misteriose: dipinta da Van Dyck in Inghilterra, dove il pittore si era trasferito dopo gli anni trascorsi in Italia e ad Anversa, fra Tiziano e Rubens; identificata nelle collezioni parigine del Cardinale Mazzarino; segue un vuoto temporale, in cui se ne perdono le tracce. Finché, nel 1857, ricompare a Milano in un inventario di Palazzo Reale, e finora non è stato possibile scoprirne la precedente collocazione.

Domina la tela Venetia Stanley, giovane aristocratica inglese celeberrima per bellezza (la sua carnagione era paragonata alle “rose di Damasco”), ma anche per avventure amorose. Chiacchierata a tal punto che Sir Kenelm Digby, profondamente innamorato di lei, entrò in contrasto con la propria famiglia per sposarla nel 1625. Successivamente, Digby si prodigò per riabilitare la fama della moglie, chiedendo l’intervento di poeti ed artisti. Così, Ben Jonson le dedicò una raccolta di poesie dal titolo Eupheme, ‘buona fama’, e Van Dyck la ritrasse non meno di tre volte. Probabilmente, il dipinto, che a questo punto possiamo definire “milanese”, fu eseguito subito dopo il primo maggio 1633, data della morte della dama, morte precoce e misteriosa, in cui addirittura si vociferava fosse coinvolta la gelosia del marito.

Superata la scalinata di Palazzo Reale e spostandosi in quella che fu la Grande Anticamera della Reggia, si incontra Venetia, dalla bellezza fresca e maestosa, reminiscenza in Van Dyck della lezione di Tiziano. Tiene nella mano destra un serpente: di conseguenza, per anni, venne a torto creduta una gentildonna in veste di Cleopatra. Il serpente è tuttavia interpretabile come simbolo di redenzione, vista la funzione del ritratto, ma lascia anche trapelare una certa ambiguità, dal momento che è abitualmente identificato come emblema del peccato. Così la colomba, accarezzata con la mano destra, certamente è segno di purezza, ma si consideri che nella mitologia classica è l’uccello di Afrodite, la dea dell’amore (si ricordi, in proposito, anche Dante, nel canto di Paolo e Francesca, ovvero dei lussuriosi, Inferno, V, v. 82, Quali colombe dal disio chiamate).
Un sottile dissidio è scivolato, forse, tra i raffinati tocchi del pennello di Van Dyck, ad immortalare Lady Digby nella rarità della sua persona, alla ricerca di splendore e nell’auspicio di un allontanamento dal peccato o, ancor più, dal biasimo della società secentesca e delle sue convenzioni.

Se ne potrà fare esperienza, gratuitamente, fino al 22 giugno 2014.

Antoon Van Dyck
Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza
1633, Olio su tela (242 cm x 155 cm)

Orari di apertura:
lunedì: 14.30-19.30
mart., merc., ven., dom.: 9-30-19.30
giovedì e sabato: 9.20- 22.30.


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