Una storia d’amore fra realtà e surrealismo

ovvero La schiuma dei giorni di Boris Vian

 
Critica

di Elisa Saporiti

Sullo sfondo di una stanza dalle pareti bianche e dal pavimento rosso, in cui spiccano la coperta vivace del letto e i tessuti multicolori appesi alle pareti, si dispiega l’insolito volo di due eterei amanti avviluppati in un bacio che li fa librare a mezz’aria. Si tratta di Compleanno di Marc Chagall, dipinto realizzato nel 1915 in seguito all’irrefrenabile impeto di felicità mista ad amore che l’artista provò nel vedere Belle Rosenfeld, sua compagna e futura moglie, nell’atto di porgergli un mazzo di fiori in occasione del suo ventottesimo compleanno.

Sarà per l’uso matissiano del colore, volto a dar forma all’esplosione di sentimenti provati dall’artista; sarà per la fluida geometria dei corpi sospesi nel vuoto; sarà per la storia d’amore che il quadro stesso racconta…sta di fatto che per tutta la durata della lettura di La schiuma dei giorni di Boris Vian non ho potuto fare a meno di figurarmi questo splendido olio su tela, che mi ha accompagnata pagina dopo pagina alla scoperta del bizzarro mondo di Colin e Chloé.

Il compleanno

La loro storia è tanto semplice quanto tragica: nella vita del giovane e ricco Colin, che durante le sue monotone giornate, anziché lavorare, ascolta la musica di Duke Ellington, inventa strani strumenti musicali come il piano-cocktail e degusta inverosimili prelibatezze culinarie insieme all’amico Chick, fanatico collezionista di “Jean Sol-Patre”, entra improvvisamente l’amore che, come ogni classico colpo di fulmine che si rispetti, gli stravolge la vita. La bella Chloé apre una breccia inaspettata nel cuore del giovane che, per la prima volta, sperimenta la forza totalizzante di questo sentimento. E così il suo mondo, già di per se stesso bizzarro, assume tinte ancora più surreali: i colori cedono il posto al buio, gli animali cominciano a parlare e le nuvole rosa, divenute del comune zucchero filato, celano i baci degli amanti dagli occhi indiscreti. Nel giro di pochi giorni i due innamorati decidono di sposarsi e di partire alla volta di un insolito viaggio di nozze nel sud della Francia, accompagnati dal cuoco personale di Colin, Nicolas.

Al loro ritorno, però, la bella Chloé si ammala: una ninfea si è insinuata nei suoi polmoni e le impedisce di respirare. Le predisposizioni mediche del dottor Manducamanica sono del tutto inutili: circondare Chloé di fiori per uccidere la ninfea che cresce dentro di lei non è sufficiente; e così la giovane si spegne pian piano di fronte allo sguardo impotente di Colin, che arriva addirittura a cercare lavoro – quanto di più inutile secondo la sua logica esistenziale – e a spendere tutto il suo patrimonio in fiori pur di salvare l’amata.
Intanto, con il venir meno di Chloé – o meglio, con il venir meno dell’amore stesso –, sembra che anche il resto del mondo vada a rotoli: la casa in cui i due sposi vivono inizia inspiegabilmente a rimpicciolirsi, gli ambienti si restringono diventando tetri e claustrofobici; i colori lasciano il posto al buio e a una serie di omicidi; il tempo scorre in modo più rapido e inesorabile, tanto che il suo passaggio lascia segni inconfondibili non solo sui protagonisti, ma anche su Nicolas, il cuoco che abita con loro; anche l’amico di Colin, Chick, viene travolto da questi drammatici effetti provocati dall’assenza di amore e soccombe fagocitato dalla sua stessa brama di collezionismo.

Eppure, di fronte a un finale così tragico, il lettore non si lasci prendere dallo sconforto: celato dietro continui giochi di parole, neologismi e metafore, e mascherato dalla critica all’esistenzialismo di Sarte e al conformismo borghese, si dispiega un bellissimo romanzo d’amore, commovente e spaesante, ma allo stesso tempo intrinsecamente romantico. E in fondo è lo stesso Vian a rivelare in apertura del libro che la sua opera avrebbe oscillato fra commedia e dramma, fra non-sense e realtà:

Solo due cose contano nella vita: l’amore in tutte le sue forme con ragazze carine, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta in questo romanzo deriva tutta la sua forza da un unico fattore: questa storia è totalmente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi.

È curioso: Vian eleva l’invenzione fantasiosa e surreale a paradigma di veridicità, che dovrebbe dar credito alla sua opera letteraria. Eppure, se si considera l’anno in cui il romanzo fu pubblicato – siamo nel 1947 – non c’è da stupirsi: dopo le brutture della guerra, lo scrittore sente l’esigenza profonda di esprimere a chiare lettere come nella vita basti solo l’amore per essere felici; sembrerà un concetto banale e scontato, ma non appena questo sentimento viene meno non resta altro che distruzione e rovina.

Così, proprio come Chagall sulla tela, anche Vian vuole mettere in luce come l’amore, la musica, il cibo e la spensieratezza siano parte integrante e necessaria della vita. Quando Chagall dipinse Compleanno, non sapeva ancora che il suo futuro e quello di Belle avrebbe assunto le tinte fosche di un incubo generato dall’avvento del nazismo; Vian, invece, ne La schiuma dei giorni, mostra una consapevolezza esistenziale ben diversa e cerca di ricreare sulla carta quel bacio sospeso nello spazio e nel tempo, espressione di un amore innocente e non ancora intaccato dalla tragicità della vita, a cui ogni uomo anela con la speranza di trovare una via di fuga dagli orrori dell’esistenza.

Una storia d’amore fra realtà e surrealismo

Per concludere, non posso fare a meno di lasciarvi con due semplici dritte. Se siete rimasti anche solo un po’ incuriositi da questo romanzo segnalo la splendida edizione italiana per i tipi di marcos y marcos, corredata dalla prefazione di Ivano Fossati e dall’intervista di Fabio Gambaro a Daniel Pennac, utili spunti per comprendere ancora più a fondo l’opera.
In secondo luogo, non lasciatevi sfuggire Mood Indigo, la trasposizione cinematografica del romanzo realizzata dal regista Michel Gondry, che è riuscito a portare sul grande schermo un capolavoro della letteratura francese restando fedele sia alla sua complessità linguistica, sia alla sua componente trasognata e surreale.
Qui il link al trailer italiano.

Boris Vian
La schiuma del giorni
Traduzione di G. Turchetta
marcos y marcos, 2005, pp. 289.


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