C’è sempre una prima volta

Critica

di Francesca Tuzzeo

Tempo fa io e una mia amica, spronandoci a vicenda perché nessuna delle due voleva essere la prima a tirarsi indietro (da brave persone adulte e mature), ci siamo trovate nel mezzo di uno di quei bizzarri incontri motivazionali nei quali, stando alle commedie low budget di stampo americano, di solito si trova l’anima gemella o – quanto meno – il segreto per dare una svolta karmica alla propria esistenza. Vi assicuro che nella vita reale, invece, non è ben chiaro se stai per infilarti in un raduno di mistici esaltati che cantano e ballano come fosse una parata di Hare Krishna in centro a Milano, o se sarà la rivisitazione in chiave parodistica e un po’ inquietante di un incontro di alcolisti anonimi.

Alla fine l’esperienza si è rivelata decisamente noiosa e poco degna di nota, con mio grande disappunto; una lezione cattedratica sul senso della vita che potevo trovare anche in un libro sdrucito al mercatino dell’usato. Mi è rimasta però impressa una domanda che il conferenziere ha posto: “Quand’è stata l’ultima volta che avete vissuto una prima volta?”. Dopo essermi sforzata di andare al di là della somiglianza con le frasi dei Baci Perugina, mi ha spinta a riflettere sull’importanza di apprezzare le novità che ci sorprendono ogni giorno. Certo, spesso si tratta di cose trascurabili; ieri sera per la prima volta ho superato le quattro di notte per finire di scrivere un capitolo della tesi, e avrei volentieri fatto a meno. Ma che ne è stato delle grandi prime volte?

Questo è il fil rouge che collega i dodici racconti di cui è composto La prima volta che, una raccolta pubblicata a fine marzo da Il Castoro, che unisce grandi narratori italiani contemporanei e predilige come pubblico elettivo i ragazzi a partire dai 12 anni. Antonio Ferrara, uno degli autori, ha descritto il libro come “una sorta di catalogo sentimentale”, “una rassegna di emozioni”. Racconti che regalano frammenti di vita calda e pulsante, grazie ai quali i giovani lettori riescono a respirare con più leggerezza, perché realizzano di non essere soli con le loro paure e i loro desideri.

Si incontrano prime volte sognate a lungo, temute, ben pianificate, inaspettate, che lasciano un senso di orgoglio, di confusione, di eccitazione. Alcuni titoli non lasciano molto spazio a supposizioni (La prima volta che ho baciato di Tommaso Percivale, La prima volta che ho fumato di Francesco D’Adamo), altri sono colorati da un velo di ambiguità (La prima volta che siamo stati traditi di Pierdomenico Baccalario, La prima volta che ho detto no di Beatrice Masini), altre ancora strizzano l’occhio senza rivelare nulla (La prima volta che l’ho riconosciuto di Fausto Boccati). In ogni caso non lasciatevi ingannare: ogni singola volta che pensavo di aver capito o anche solo intuito cosa sarebbe successo, sono rimasta spiazzata e ammaliata dalla piega improvvisa della storia.

Come è auspicabile quando si tratta di una raccolta di autori differenti, gli stili narrativi non sono omologati e uniformi ma anzi molteplici e personali: con una prevalenza di racconto in prima persona si intrecciano ricordi, narrazioni in tempo diretto, temi di scuola, brani introspettivi, persino due storie a fumetti.
Grazie ad una caraterizzazione attenta e approfondita, le storie rispecchiano le abitudini, i modi di dire, le particolarità distintive dei protagonisti, come se procedessero con un ritmo diverso ma vibrassero sulla stessa lunghezza d’onda. Questo crea un efficace e potente effetto di realismo; nei protagonisti il lettore può individuare con facilità il compagno di banco alle medie, la sorella maggiore, il migliore amico, ma soprattutto riesce a vedere se stesso, ed è per questo che ascolta (legge) con rinnovato entusiasmo.

Ecco perché è così importante che un libro con tanto potenziale non abbia dimenticato il tipo di pubblico cui si rivolge (senza negare il piacere della lettura agli adulti, anzi). È un’occasione eccezionale per parlare con delicatezza ed energia – non è un paradosso come potrebbe sembrare – di temi quali la paura di uscire dal gruppo per rimanere fedeli a sé, il timore di non essere abbastanza, la volontà di fare la differenza, la necessità di accogliere l’altro e il diverso, l’immigrazione da un punto di vista nuovo, che raramente ci disponiamo ad ascoltare, l’importanza di capire che l’omosessualità non è una cosa sporca e sbagliata né una colpa.
Quante volte ci sembra che lunghi, grigi discorsi su questi argomenti non riescano a cambiare nulla? Che sporadiche e decontestualizzate conferenze nelle scuole non abbiano “stranamente” gli effetti sperati sui ragazzi? Secondo me il modo migliore per appassionarli, catturare la loro attenzione e aiutarli a sentirsi meno soli in un’età delicata come la preadolescenza e l’adolescenza è lo stesso che ha funzionato per millenni e tuttora non dà segni di stanchezza: raccontare storie.

In conclusione, come ho accennato brevemente prima, anche se avete da tempo lasciato alle spalle gli anni della gioventù sfrenata e confusa, seguite il mio consiglio e leggete questo libro. Consideratela un’occasione: un’occasione per divertirvi, per ricordare e, chissà, anche per imparare qualcosa di importante. Non è mai troppo tardi, in fondo.

La prima volta che

AA.vv.
La prima volta che
Editrice Il Castoro
Milano, 2016, pp. 240

 
NOTE
Qui una video intervista a due degli autori in occasione della Bologna Children’s Book Fair.

Indice dei racconti:
La prima volta che ho baciato – Tommaso Percivale
La prima volta che ho detto no – Beatrice Masini
La prima volta che siamo stati traditi – Pierdomenico Baccalario
La prima volta che ho viaggiato da sola – Giulia Sagramola
La prima volta che ho visto il mare – Antonio Ferrara
La prima volta che ho fumato – Francesco D’Adamo
La prima volta che ho lasciato una ragazza – Alice Basso
La prima volta che l’ho riconosciuto – Fausto Boccati
La prima volta che mi sono sentito ricco – Sualzo
La prima volta che ci ho provato – Zita Dazzi
La prima volta che ho fatto blau – Fabrizio Silei
La prima volta che ho lavorato – Annalisa Strada


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