Cuori, cucù e cantanti

Critica

di Mara Giacalone

A volte capita di acquistare un libro e tenerlo lì, nella libreria, in attesa che arrivi il suo turno. L’attesa può essere lunga, ma prima o poi arriverà il momento giusto. La meccanica del cuore ha fatto capolino fra i miei testi un anno fa, ma solo da poco ho terminato di leggerlo.

Mathias Malzieu, l’autore, scrittore francese e voce del gruppo rock Dionysos, ci ha regalato un romanzo che potremmo definire gotico, con quell’aroma di brioches parigine appena sfornate e il calore del sole spagnolo. Il tutto innaffiato però da una buona dose di pioggia scozzese. Protagonista di queste sole 145 pagine è little Jack, un orfanello edimburghese nato con un’anomalia fisica nel giorno più freddo dell’anno e abbandonato nella casa di Miss Madelaine, la “strega”; un bimbo che non verrà mai adottato da nessuna famiglia a causa della particolarità del suo cuore: un vero e proprio orologio a cucù che continua a ticchettare, impressionando tutti. Ma il giorno del suo decimo compleanno un incontro straordinario cambia la sua fragile vita: si scontra, in un duetto canoro, con Miss Acacia, una bimba della sua età che canta e va a sbattere contro ogni cosa. Tutto prende una piega diversa, il nuovo e unico obiettivo di Jack è quello di ritrovarla, rivederla. Per questo motivo chiederà di essere iscritto a scuola, dove subirà il bullismo di Joe fino ad uno spiacevole epilogo che lo obbligherà a scappare. Nella sua fuga attraverso la Francia per raggiungere l’Andalusia, luogo dove la sua amica canterina ha rifugio, farà amicizia con un prestidigitatore, George Méliès (figura realmente esistita, padre della cinematografia e degli effetti speciali) che lo accompagnerà nelle sue successive vicende…

Cuori, cucù e cantanti

Il romanzo si sviluppa così intorno ad una storia abbastanza semplice, ma Malzieu la infittisce, disseminandola di spunti di riflessione e richiami letterari. Ad esempio, Jack è vittima del bullo Joe per diversi motivi, tra cui la deformità del suo cuore e la sua particolare natura, che fanno di lui un piccolo outsider: un’eco francese che richiama un certo Hugo e il suo Quasimodo, dove il romanzo lascia trasparire un’immagine dedicata ai più deboli e agli emarginati, una velata riflessione sociale sulla violenza e sull’accettazione del diverso che deve partire da se stessi per poter arrivare agli altri.

La chiave e l’accento della narrazione, però, si posano sull’amore tra il piccolo Jack e la bella cantante andalusa: un sentimento che sembra sempre passare attraverso una cortina di fumo, che non è mai limpido e allegro, bensì velato di malinconia e freddezza. Per tutta la durata del racconto, ci rimbombano nelle orecchie le parole scritte da Miss Madeleine:

uno, non toccare le lancette
due, domina la rabbia
tre, non innamorarti mai e poi mai

 
In un’atmosfera dunque alla Tim Burton, l’amore non riesce mai a trionfare davvero. Un amore in bianco e nero fatto di schegge di legno che si incastrano nel cuore di Jack nonostante lui si impegni a costruire un happy ending disneyano. Sembra che la classica immagine stereotipata dell’amore “francese” si sia qui appesantita, bagnata dalla tristezza e dal freddo di chi ha perso la speranza e la voglia di scommettere sulla vita e sui sentimenti.

Tuttavia, nonostante la storia e la sua cornice siano ad effetto e portino in sé scintille di magia, la scrittura non ci cattura mai davvero. Ovviamente bisogna sempre tener conto della traduzione che si frappone tra noi e il testo originale; ma lo stile e il linguaggio a volte appaiano scialbi, come trascurati, fin troppo terra-terra. Quella che verrebbe da definire come una gothic tale moderna, si perde in lacunosi e bassi volgarismi che fanno storcere un pochino il naso.

Degno di attenzione è per altro il corto che hanno tratto dal libro: sembra davvero uscito dalla scuola burtoniana, con immagini oniriche, personaggi improbabili e colori che trasmettono quel senso di magico gotico che incanta e spaventa, come l’amore in cui Malzieu sembra non credere più.


 

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