Un terremoto a Borgo Propizio, Loredana Limone

Critica

di Elisa Saporiti

«Il Borgo doveva risorgere dalle proprie macerie
e ritornare il luogo che sembrava fatto di pan di zenzero.»

Addentrarsi per la prima volta tra le vie e le mura medioevali di Borgo Propizio è stato come muovere passi sicuri per le strade del paese d’origine, di cui si riconoscono con facilità i luoghi, i suoni, gli odori, i compaesani…e in cui tutto sembra essere cristallizzato, inalterato, proprio così come lo si aveva lasciato l’ultima volta. Pagina dopo pagina si è travolti dalle vicende di una realtà amena, tanto sconosciuta quanto inspiegabilmente familiare; forse, perché tra le mura del borgo fa capolino la vita, nella sua disarmante e semplice quotidianità.

Un terremoto a Borgo Propizio è il terzo capitolo della fiction letteraria di Loredana Limone, interamente dedicata alla vita di provincia. Questa cittadella medioevale, che fa da sfondo anche ai due precedenti romanzi Borgo Propizio ed E le stelle non stanno a guardare, appare come un’oasi trapiantata nel mondo moderno, in cui si dipanano le storie dei suoi abitanti: c’è la giovane Belinda che è riuscita ad avviare una latteria di successo in una località dove nessuno avrebbe mai pensato di trasferirsi; c’è il suo fidanzato Francesco che, dopo una lunga permanenza a Londra, è tornato al borgo per prendere in mano le redini del Ristorante Rimembranze e del cuore di Belinda, sebbene con quest’ultima si punzecchi un po’ troppo spesso; ci sono le sorelle Mariolina e Marietta, unite da un antitetico rapporto di amore e odio, reciprocamente ricambiato; c’è Ruggero, il geloso marito di Mariolina, dedito al suo lavoro di muratore per l’EdilBorgo, di cui è anche titolare; c’è il Maresciallo Saltalamacchia, militare per professione, scrittore per hobby, che con la sua schiettezza e il suo «all’atto pratico» ricorda il famoso Duca Lamberti di Scerbanenco; e molti altri personaggi tutti da scoprire, che fanno subito breccia nel cuore del lettore.

Grazie al progetto di riqualificazione della cittadella, il nuovo sindaco, Felice Rondinella, è riuscito a riportare Borgo Propizio al suo originario splendore, facendo del Castelluccio un centro turistico e creando un festival letterario con cena con delitto. Ma un evento imprevisto ne sconquassa l’equilibrio da poco ritrovato: il terremoto, infatti, rade al suolo gran parte del borgo antico, distruggendo monumenti e abitazioni. Sette le vittime, per non parlare delle decine di sfollati rimasti di punto in bianco senza casa. La situazione è aggravata dal ritrovamento di un altro cadavere, quello del professor Tranquillo Conforti, che non è deceduto a causa del sisma o per un malore intanto che cercava di scappare dalle scosse, bensì è stato assassinato. Il Maresciallo Saltalamacchia avvia immediatamente le indagini per trovare il responsabile, ma la faccenda si complica e il caso si rivela più complicato del previsto.

Intanto il borgo è completamente in balia del caos e non solo all’interno della pubblica amministrazione: infatti il terremoto ha sconvolto anche la vita privata dei propiziensi, che sembrano soccombere sotto il peso insostenibile delle macerie e dei peccati. La distruzione della cittadella diviene metafora di una più profonda crisi morale della comunità che la abita, ormai quasi del tutto incapace di vivere relazioni sincere e trasparenti. Eppure, come l’araba fenice che dopo aver preso fuoco rinasce dalle proprie ceneri, così anche Borgo Propizio trova il modo di risollevarsi e di ricostruire, mattone dopo mattone, la vita dei suoi abitanti.

Attraverso una prosa fresca e brillante, condita da un pizzico di ironia, Loredana Limone è riuscita a calare il giallo in una favola amena, intrecciando con sapienza più filoni narrativi, a intessere un ordito alla stregua del Tasso e del Guareschi.
Un terremoto a Borgo Propizio è una commedia delicata, tenera e affettuosa che, nonostante sembri presentare una realtà idilliaca, sa anche accostarsi con discrezione alla vita di tutti i giorni, cogliendone la drammatica complessità e cercando di porvi rimedio.
E così il lettore, non potendo fare a meno di sentirsi anche lui un po’ un “propiziense”, riesce ad abbandonare, anche solo per un attimo, la routine quotidiana e a lasciarsi trasportare in una realtà trasfigurata – non per questo perfetta, ma semplicemente di speranza –, con il desiderio che questo miracolo possa non finire mai.

Loredana Limone


 

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