Attesa

Poesia

di Mara Giacalone

Era una sera invernale come questa, quella in cui per la prima volta mi baciasti. Ricordi?
Eravamo in quel jazz bar che ti piace tanto, sulla piazza principale, la neve alta, un bicchiere di vino caldo aromatizzato tra le mani. Il tuo sorriso timido che incespica tra la barba mentre mi chiedevi se non valesse la pena di compiere quel salto insieme, nonostante tutti i miei “ma” nel mezzo. Mi accarezzasti la guancia e in quel momento avrei voluto piangere. Dalla felicità – non fraintendere.

Era una sera estiva, invece, quella in cui mi baciasti per l’ultima volta. Ricordi?
Eravamo in uno squallido bar dell’aeroporto, un caldo soffocante, una pallida birra insapore tra le mani. Cercavi di guardarmi negli occhi, ma non ci riuscivi. Le parole ti si perdevano sulle labbra e cadevano sulle mie che tremavano dalla paura. E quindi silenzio. Silenzio tra noi due, una valigia ai tuoi piedi, la mia pochette nuova. I tuoi occhi neri e i miei color nocciola.
E poi sei andato. Vuoto.

♦♦♦

Mi chiedesti cosa avrebbe significato aspettarti.

AttesaRisposi che non lo sapevo.
Ma quale è il senso dell’attendere, dell’attendersi?
Forse morire ogni giorno un po’ nella speranza che qualcosa cambi. Che il momento arrivi.
Aspettare è come bere una tazza di tè e vedere a poco a poco affiorare i rimasugli delle foglie sul fondo.
Perché giacciono lì, insignificanti, senza parlare? Mi domando perché si ostinino ad osservarmi dal loro umido pozzo senza emettere suono.
Ecco cosa avrebbe significato aspettarti.
Ecco cosa non voglio fare nella mia vita.
Non voglio essere una foglia di tè bagnata e dimenticata sul fondo di una tazza in aeroporto mentre la vita fuori va avanti.
Vorrei essere una foglia di te (ironia degli accenti).

Vorrei far parte di te. Tu, albero forte.


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