L’anno che verrà

Il 2015 sta per terminare e abbiamo deciso di tirare le fila di quest’anno proponendo a voi e ricordando a noi dieci recensioni che ci/vi sono piaciute molto: dieci consigli da leggere e rileggere, fra classici e novità, romanzo di genere, Letteratura e alte tirature (con una piccola preferenza per l’editoria indipendente). Con l’augurio di buone e buonissime letture per l’anno che verrà!

 

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Sangue nero, di Stéphanie Hochet, Voland Edizioni

Sangue nero, Stéphanie Hochet

“Lui, però, da tutta la vita desidera un tatuaggio, offrire la propria pelle all’ago, dopo i tanti disegni preparati per l’amico tatuatore Dimitri… forse, inconsciamente, un dramma. Non sa decidersi, finché un giorno, durante un viaggio in Italia, si trova davanti un’antica meridiana latina su cui è incisa un’iscrizione: Vulnerant omnes, ultima necat (Feriscono tutte, l’ultima uccide). Ogni remora si dissipa: qualche giorno più tardi si fa tatuare da Dimitri questo memento mori sul plesso solare. Presto, però, la prima parte del tatuaggio inizia a sbiadire, un passato dimenticato riemerge dall’oblio e un misterioso malessere si impossessa dell’uomo. Questa la trama scelta dalla Hochet per questo curioso romanzo breve, che arriva sugli scaffali italiani grazie a Voland e alla traduzione di Monica Capuani…” (qui la recensione completa)

 

Ultima favola, Francesco Permunian, il Saggiatore
Il gabinetto del dottor Kafka, Francesco Permunian, Nutrimenti

Ultima favola, Francesco Permunian

“L’editoria italiana è anche questo: autori validi e di spessore che dopo essere stati rifiutati per una generosa ventina d’anni, finiscono in libreria ben due volte nello stesso mese, per due case editrici differenti. È accaduto giusto lo scorso maggio a Francesco Permunian, di cui a distanza di pochi giorni sono approdati sugli scaffali La polvere dell’infanzia (Nutrimenti) e Ultima favola (il Saggiatore), a due anni dall’ultimo Il gabinetto del dottor Kafka, di cui avevamo già parlato qualche tempo fa. […] Il cammino dello scrittore è compiuto, e dalla memoria deformata dalla finzione siamo ora giunti alla finzione tormentata dalla memoria, in quell’eterno circolo, vizioso come pochi, in cui si inseguono all’infinito le due lingue di fuoco dell’opera di Permunian cui facevo riferimento più sopra: allucinazione romanzesca e ricordo personale…” (qui la recensione completa: Ultima favola; Il gabinetto del dottor Kafka)

 

Non avere paura dei libri, Christian Mascheroni, Hacca Edizioni

Non avere paura dei libri, Christian Mascheroni

“Il testo – diverso dalle mie solite letture – si è rivelato completamente differente da ciò che pensavo quando lo acquistai. È una storia personale che si apre al mondo, un viaggio interiore nell’autore, nella sua infanzia, nel suo mondo un po’ stralunato dove non mancano difficoltà incredibili ma che ha un sano principio regolatore: la lettura. […] mostra come sia importante trovare spazi per qualcosa che per l’uomo è di vitale importanza – anche nel 2015 – e cioè il confronto con se stesso, le proprie emozioni e il mondo attraverso la carta e le parole che qualcuno ha trovato per spiegare qualcosa a cui noi non riusciamo dare voce. Con una scrittura semplice, limpida, ricca di immagini visive e colorate, il romanzo di questo scrittore comasco risulta una lettura non impegnativa ma impegnante perché ci richiama all’importanza dei libri, tema che in questi anni sta riscuotendo un enorme successo e continua a far parlare anche e specialmente sui social network…” (qui la recensione completa e l’intervista all’autore)

 

Occhi sulla graticola, Tiziano Scarpa, Einaudi

Occhi sulla graticola, Tiziano Scarpa

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’artigianato e la lingua italiana in generale, sa sicuramente che cos’è una graticola. In cucina, è lo strumento che griglia le pietanze; in arte, è il reticolato che, teso sopra a una qualunque immagine, permette di ingrandirla o rimpicciolirla a seconda del desiderio dell’utente; storicamente, è anche la superficie su cui venivano bruciati i condannati al supplizio del rogo; ma la Graticola di Tiziano Scarpa no: è una “timida disegnatrice di fumetti porno”. […]In perenne oscillazione tra serio e faceto, in una Venezia ben lontana dallo scenario da cartolina tanto amato dai turisti, si dipana la vicenda di Alfredo, alle prese con una tesi sulle brutte figure in Dostoevskij, e della sconosciuta con cui si scontra durante un piovoso pomeriggio a bordo di un vaporetto, Carolina Groppo. L’incontro tra i due diventa l’occasione per Scarpa (e conseguentemente, per la voce narrante del suo Alfredo) per costruire un “Breve saggio sulla penultima storia d’amore vissuta dalla donna alla quale desidererei unirmi in duraturo vincolo affettivo”. In altre parole, le cento pagine che compongono il romanzo, indagine invasiva e morbosa su vita, morte e miracoli dell’ignara Carolina. […] Il carattere dominante dell’intero lavoro è la liquidità…” (qui la recensione completa)

 

Quasi arzilli, Simona Morani, Giunti Editore

Quasi arzilli, Simona Morani

“Siamo a Le Casette di Sopra, immaginario paesino paradigmatico dello sciame di piccoli villaggi che costellano l’Appennino reggiano, e che solo a cambiare dialetto e un paio di usi e costumi locali immagino possa adattarsi benissimo alla totalità delle realtà rurali, dall’Emilia all’Aspromonte. Un gruppetto di sei anziani, più il barista, tutti grosso modo prossimi all’estinzione, trascorre le sue giornate nel bar La Rambla, che più che un bar assomiglia a un circolo privato riservato ai nostri. Tra un caffè corretto sambuca e una partita a briscola, il tran tran prosegue sereno da circa una ventina d’anni, finché un giorno la scomparsa di uno dei sodali impone all’attenzione dei superstiti la sgradevole cognizione del prossimo avvento della Nera Signora. Accade quindi l’imprevisto: l’unità del gruppetto inizia a sfaldarsi nella solitudine della risposta che ognuno di loro pensa di dover dare alle circostanze. […] Quella che Simona Morani ci consegna è una commedia brillante che sa avvicinarsi al Problema per eccellenza con ironia e discrezione, attraverso una prosa fresca che dimostra il talento di chi sa cogliere fino in fondo la complessità di situazioni anche molto distanti dalla propria…” (qui la recensione completa)

 

L’abitudine di amare, Doris Lessing, Feltrinelli Editore

L'abitudine di amare, Doris Lessing

“Nonostante questa condizione di vita sia il filo conduttore del libro, non viene mai palesata esplicitamente nei diciassette racconti che lo costituiscono: è il lettore, infatti, che deve sforzarsi di coglierne l’essenza, anche rileggendo le diverse storie alla luce dei titoli volutamente contraddittori. L’unico racconto che esprime in modo chiaro e distinto l’abitudine all’amore è – direi, non a caso – proprio il primo, quello che dà il titolo all’intera raccolta e di cui ho voluto riportare uno stralcio sopra. Attraverso la figura di George, sessantenne divorziato con un passato da libertino, ma ancora piacevole, che si risposa pensando di amare e di essere amato, l’autrice presenta al lettore quello che sarà il leit motiv del libro: il sentimento d’amore vissuto come un bisogno, come una necessità abitudinaria che, però, perde di valore, perché finalizzato unicamente alla compensazione di un vuoto individuale; dunque, si tratta di una farsa, una banale finzione, proprio come le rappresentazioni teatrali che lo stesso George è solito mettere in scena con la sua compagnia…” (qui la recensione completa)

 

Skellig, David Almond, Salani

Skellig, David Almond

“Veniamo dunque alla nostra storia. Il protagonista e narratore è Michael, dieci anni, la cui famiglia si è appena trasferita in un nuovo quartiere comprando una casa vecchia e malridotta con l’intento di ristrutturarla. È nel garage marcio, colmo di immondizia e in procinto di crollare su se stesso che il bambino trova un uomo di età indefinibile coperto da strati di polvere, ragnatele e insetti morti. Michael – pur essendo molto turbato – tiene per sé la scoperta e instaura un rapporto di curiosità e diffidenza reciproca con l’inquietante individuo, il quale solo a metà romanzo rivela finalmente il proprio nome: Skellig. […]Questo romanzo è composto da un raffinato intreccio di contraddizioni in equilibrio perfetto tra loro.
Si tratta di un libro pensato per un pubblico di bambini, ma come Almond stesso dice in un’intervista radio della BBC, spesso gli è capitato di incontrare adulti che si sono emozionati e commossi leggendolo…” (qui la recensione completa)

 

Il mostro dell’hinterland, Matteo Ferrario, Fernandel Editore

Il mostro dell'hinterland, Matteo Ferrario

“Ne sa qualcosa Riccardo Berio, protagonista de Il mostro dell’hinterland (Fernandel, 2015) secondo romanzo di Matteo Ferrario. Ultimo rampollo (perdonate l’espressione banale, ci ho pensato per venti minuti ma non me ne viene in mente un’altra: “ultimo discendente” mi sembrava un po’ carica) di un’assai benestante famiglia industriale dell’hinterland milanese, a quarant’anni suonati Berio può permettersi di vivere senza lavorare, anzi senza aver mai combinato veramente qualcosa, conducendo una vita ritirata e dedita agli studi, non intrattenendo commercio col mondo esterno, in primo luogo con le donne. E proprio qui iniziano i suoi problemi, perché nel momento in cui i due zii, con i quali condivide la villetta bifamigliare dopo la morte dei genitori, vengono ritrovati assassinati e fatti a pezzi, nessuno ha dubbi che l’assassino sia lui. Soprattutto una volta messa a confronto la sua vita sessuale, inesistente, con quella dei due defunti, notoriamente dediti a vivaci e poco ortodosse pratiche erotiche…” (qui la recensione completa)

 

Qualcosa di vero, Barbara Fiorio, Feltrinelli Editore

Qualcosa di vero, Barbara Fiorio

Qualcosa di vero è un libro contemporaneo, in cui le vicende delle due protagoniste, Giulia – una donna in carriera – e Rebecca – una bimba di 9 anni -, si intrecciano e si perdono in un tempo mitico: nonostante la fretta a cui siamo tutti sottoposti nella nostra quotidianità (Giulia non ha tempo nemmeno di cucinare), a volte siamo portati indietro in uno spazio, in un “c’era una volta”, che si mescola con l’oggi, dandoci l’opportunità di recuperare una dimensione – intima e personale – persa. L’intreccio narrativo segue la vita delle due vicine di casa (perché non sono mamma e figlia ma semplicemente condividono il pianerottolo) in modo del tutto separato fino a quando, rientrando a casa, Giulia trova la sua piccola vicina fuori dalla porta. Rebecca le riferisce che la mamma non c’è e reclama una classica storia della buona notte; ma la donna non ne conosce, o meglio, non conosce le fiabe moderne che Rebecca vorrebbe sentire, ma sa invece perfettamente quelle classiche, quelle della tradizione. Inizia così una serie di “appuntamenti notturni” tra le due, che sfruttano questi momenti per raccontarsi della scuola, del lavoro e degli amori, finendo così per diventare grandi amiche…” (qui la recensione completa)

 

Romanzo naturale, Georgi Gospodinov, Voland Edizioni

Romanzo naturale, Georgi Gospodinov

“Tuttavia, dal momento che calarsi nell’universo narrativo (letteralmente universo) di Gospodinov equivale ad addentrarsi nel labirinto del Minotauro, cosa che difatti puntualmente accade in Fisica della malinconia, può essere utile, per non perdere il filo di Arianna, accostarsi a questo autore sorprendente attraverso la sua opera prima: Romanzo naturale. Partiamo da un presupposto: qualsiasi discorso si risolve in un modo di “tagliare” l’oggetto del discorso, in un modo di affrontare ciò di cui si vuole parlare e che, in parte, riceverà la propria determinazione proprio dal modo in cui se ne parla; risulta quindi difficile fare un discorso su un romanzo la cui intenzione più profonda è far toccare con mano l’esperienza dell’impossibilità del discorso, l’esperienza delle infinite combinazioni possibili dei suoi elementi, ognuna delle quali darà vita a un nuovo discorso diverso dai precedenti. A sentire il narratore, il “tema” sarebbe il suo divorzio dalla moglie Ema, ma svolgere la narrazione in maniera lineare risulta ben presto impossibile: perché se una narrazione, per essere credibile, necessita di un mondo, di un universo entro cui situarsi e che inevitabilmente risulterà essere modellato (la copia platonica? o al contrario l’idea platonica?) sull’universo entro cui ci situiamo noi, come sarà possibile stabilire confini alla narrazione che non siano i confini dell’universo stesso?” (qui la recensione completa)


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