Letteratura naturans

Invito alla lettura di Romanzo naturale, di Georgi Gospodinov

 
Critica

di Alberto Bergamini

Il 13 Giugno 2014 Massimiliano Parente, che sotto molti aspetti è il mio punto di riferimento nella scena letteraria contemporanea (vi sarete accorti che lo cito spesso), pubblicava su Il Giornale una recensione1 di Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov (Voland, 2013).
Vista la competenza del recensore, mi sono fidato del giudizio positivo e ho acquistato il libro. Dire che non me non sia pentito è riduttivo e anzi non posso che consigliare caldamente la lettura di quest’opera notevolissima e di grande respiro letterario. Come in generale non posso che invitare alla lettura di tutti e tre i lavori di questo talentuoso autore bulgaro, pubblicati qui in Italia da Voland (casa editrice cui va da sempre la mia ammirazione per la serietà del suo impegno), vale a dire Romanzo naturale, la raccolta di racconti … e altre storie e appunto Fisica della malinconia.
Tuttavia, dal momento che calarsi nell’universo narrativo (letteralmente universo) di Gospodinov equivale ad addentrarsi nel labirinto del Minotauro, cosa che difatti puntualmente accade in Fisica della malinconia, può essere utile, per non perdere il filo di Arianna, accostarsi a questo autore sorprendente attraverso la sua opera prima: Romanzo naturale.

Letteratura naturans

Partiamo da un presupposto: qualsiasi discorso si risolve in un modo di “tagliare” l’oggetto del discorso, in un modo di affrontare ciò di cui si vuole parlare e che, in parte, riceverà la propria determinazione proprio dal modo in cui se ne parla; risulta quindi difficile fare un discorso su un romanzo la cui intenzione più profonda è far toccare con mano l’esperienza dell’impossibilità del discorso, l’esperienza delle infinite combinazioni possibili dei suoi elementi, ognuna delle quali darà vita a un nuovo discorso diverso dai precedenti. A sentire il narratore, il “tema” sarebbe il suo divorzio dalla moglie Ema, ma svolgere la narrazione in maniera lineare risulta ben presto impossibile: perché se una narrazione, per essere credibile, necessita di un mondo, di un universo entro cui situarsi e che inevitabilmente risulterà essere modellato (la copia platonica? o al contrario l’idea platonica?) sull’universo entro cui ci situiamo noi, come sarà possibile stabilire confini alla narrazione che non siano i confini dell’universo stesso? Tuttavia, siccome i confini della narrazione sono anche i suoi binari, se questi confini vengono dilatati fino a prendere in considerazione ogni elemento dell’universo, su quali binari procederà la narrazione? Chiaramente su nessuno, e si dovrà dunque rassegnare a cessare di essere narrazione per diventare qualcosa di estremamente più aereo ed evanescente, come il volo delle mosche o la fisiologia vegetale, disegnando così il perimetro sempre caleidoscopico e variabile di una geografia naturale in cui tutto entra in combinazione con tutto e a partire da un punto qualsiasi dell’universo, come ad esempio un fatto personale (il divorzio), si può scivolare al cuore delle sue dinamiche fisico-biologiche (la storia naturale) e viceversa, in virtù dell’unità assicurata dalla narrazione come forma stessa del cosmo, che precede qualunque tentativo di narrazione lineare, cioè qualsiasi romanzo.

Gli echi e le suggestioni colte ovviamente non si contano: parliamo di un autore ben piantato nel solco del postmodernismo (sono evidenti i debiti nei confronti di Lyotard, anche già nella stessa struttura a “nebulosa di elementi”) e che in qualche modo ne tira le somme; che ha palesemente fatto proprie gran parte delle istanze culturali e letterarie del ‘900, prima fra tutte il cosiddetto linguistic turn, ossia l’ispirazione comune a quasi tutte le tradizioni filosofiche novecentesche e riassumibile nell’idea che la lingua (intesa come la totalità dei fenomeni linguistici) non sia un elemento del mondo esperibile nel mondo al pari degli altri, ma invece sia in qualche modo la condizione di esperibilità del mondo, se non addirittura il mondo stesso. Da questo punto di vista ci si potrebbe spingere a notare un raffinato rimando alla concezione derridiana di scrittura e testualità nella suggestione, presente più o meno ovunque nell’opera di Gospodinov, secondo cui la testualità non si trova nel mondo bensì il mondo si trova nella testualità, essendo i confini del mondo i confini della testualità.

Ma al di là di tutta la panoplia specialistica, comunque inevitabile in un lavoro di ispirazione postmoderna, il romanzo di Gospodinov, pur restando un’opera la cui ricchezza implica un certo grado di complessità, sa concedersi anche a livelli molto immediati di godibilità, forte del vero filo conduttore che lega tutti gli elementi testuali di cui sopra: la malinconia, la nostalgia nei confronti di un mondo mitico che si sa perduto per sempre a causa di un mutamento nella testualità cosmica, che non sembra più lasciare spazio a una certa dignità di tono. A questo proposito è necessario un chiarimento: quando parlo di malinconia e nostalgia nei confronti di un mondo mitico che si sa perduto per sempre, non sto parlando della nostalgia per i cari ricordi della propria infanzia o di quanto si stava bene quando c’erano ancora i nonni a raccontarci le favole; questi elementi sono senz’altro presenti all’interno di Romanzo naturale, ma la loro funzione trascende ampiamente la retorica passatista tanto di moda in Italia e allude invece alla ben più grave questione della crisi ontologica che si nasconde dietro alla crisi estetica del nostro tempo: crisi che si manifesta nell’impossibilità della dignità tragica e obbliga il romanziere a confrontarsi con un orizzonte nel quale, per esempio, una «storia naturale dei gabinetti» o una «storia naturale delle mosche» non possono essere evitate.
Compito dello scrittore non è più dunque confrontarsi con l’alto e il sublime, dal momento che sono scomparsi dal mondo, ma al contrario conferire dignità letteraria a ciò che non ne ha, trovando il mondo di scivolare attraverso il buco del water direttamente al centro del cosmo. Compito di cui, a mio giudizio, Gospodinov sa essere all’altezza.

Georgi Gospodinov


1Disponibile qui.

2 thoughts on “Letteratura naturans

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