David Almond, Skellig

di Francesca Tuzzeo

Critica

Ogni volta che mi trovo nei pressi di un mercatino di libri usati compro un’opera che non conosco, di un autore che non ho mai sentito. Spero sempre di avere un colpo di fortuna, magari scoprire un gioiello nascosto tra le coste polverose e un po’ rovinate dei volumi; tuttavia la dea bendata non mi ha mai mostrato benevolenza in questi salti nel buio, fino a non molto tempo fa. Quest’estate in spiaggia, su una bancarella traballante sostenuta non so come da quattro assi e un grosso telo, un libretto sottile scritto in inglese ha attirato la mia attenzione e mi sono fidata dell’istinto. Ebbene, non sarà difficile immaginare la mia commozione quando, arrivata all’ultima riga di questa delicata, imprevedibile, appassionante storia ho saputo con certezza di aver finalmente scovato il mio piccolo tesoro.

Skellig (pubblicato nel 1998 dalla casa editrice Hodder), ho scoperto poi facendo ricerche, è il romanzo d’esordio di David Almond, un rinomato autore britannico per bambini e young adults che – oltre ad aver ricevuto numerosi riconoscimenti per le sue opere, uno fra tutti l’Hans Christian Andersen Award per la letteratura per bambini nel 2010 – dal 2011 è anche stato scelto come membro della Royal Society of Literature. Skellig ha vinto il Whitbread Children’s Book of the Year e la Carnegie Medal, ha fatto conoscere Almond al grande pubblico ed è stato adattato per il cinema, il teatro e l’opera (v. note in fondo).

Veniamo dunque alla nostra storia. Il protagonista e narratore è Michael, dieci anni, la cui famiglia si è appena trasferita in un nuovo quartiere comprando una casa vecchia e malridotta con l’intento di ristrutturarla. David Almond, SkelligÈ nel garage marcio, colmo di immondizia e in procinto di crollare su se stesso che il bambino trova un uomo di età indefinibile coperto da strati di polvere, ragnatele e insetti morti. Michael – pur essendo molto turbato – tiene per sé la scoperta e instaura un rapporto di curiosità e diffidenza reciproca con l’inquietante individuo, il quale solo a metà romanzo rivela finalmente il proprio nome: Skellig. Nel frattempo il bambino stringe una profonda amicizia con Mina, una coetanea brillante e curiosa che vive nella villetta accanto e studia in casa con la madre; solo a lei il protagonista confida il segreto che custodisce. Mentre la vita continua tra le ripetitive giornate a scuola e la costante preoccupazione per la sorellina neonata malata di cuore, Michael si prende cura di Skellig insieme a Mina, scoprendo che l’uomo è dotato di uno scheletro leggerissimo e di un paio di enormi ali, come fosse un uccello. Lentamente i due bambini ne conquistano l’affetto e la fiducia nonostante il suo carattere ispido e scontroso, gli procurano da mangiare, gli tengono compagnia, lo aiutano con la terribile artrite che ne immobilizza il corpo e che – grazie alle loro cure – inizia inspiegabilmente a guarire. Più la sua salute migliora più diventa evidente l’eccezionale natura di Skellig, che li ricambierà in un modo assolutamente inaspettato e stupefacente. Il lettore si scopre incapace di staccare gli occhi dalla pagina fino all’ultima riga del racconto, preso dallo spasmodico desiderio di trovare risposta alla domanda che permea la storia in ogni suo istante: chi – o cosa – è Skellig?

David AlmondQuesto romanzo è composto da un raffinato intreccio di contraddizioni in equilibrio perfetto tra loro.
Si tratta di un libro pensato per un pubblico di bambini, ma come Almond stesso dice in un’intervista radio della BBC, spesso gli è capitato di incontrare adulti che si sono emozionati e commossi leggendolo.
Inoltre la linea narrativa è immediata e scorrevole, eppure questo non impedisce allo straordinario talento dell’autore di affrontare con dolcezza e candore temi di importanza non indifferente. Ad esempio come fronteggiare nel quotidiano la sofferenza senza rinunciare alla vita, i difficili rapporti tra genitori e figli, la quieta e dilaniante solitudine che deriva dall’incomprensione, la paura di perdere chi si ama; ma anche come un’amicizia autentica possa cambiare per sempre l’esistenza di chiunque, la bellezza dell’inconsueto, la ricchezza che deriva dalla natura e dall’arte, la forza che speranza e gioia possono restituire a chi non pensava di poterle più provare.

Un’altra apparente contraddizione, nonché la chiave di lettura di tutta l’opera, è la costante e instancabile ricerca dell’extraordinary nell’ordinary. Caratteristica intrinseca della scrittura di Almond è il realismo magico; non sorprende dunque scoprire che “Prima di scrivere Skellig sono stato molto influenzato da Màrquez [l’importanza del suo racconto breve A Very Old Man With Enormous Wings nei confronti dell’opera di Almond è evidente, N.d.R.], Calvino, Borges… e questi autori sembrano scrivere del mondo reale, ma esso è in un certo senso infiltrato da qualcos’altro, c’è una sorta di magia e, nei casi migliori, è una magia di tipo davvero ordinario”. E parlando all’ Authors Live Event del 2011 l’autore afferma: “Non esiste niente che sia ordinario; ciascuna delle vostre vite contiene elementi straordinari, perché voi siete tutti straordinari. Tutti siamo incredibili, creative, straordinarie persone”.

Anche William Blake,del quale poesie e prose ricorrono spesso nel romanzo in quanto particolarmente care al personaggio di Mina, è stato un importante punto di riferimento per David Almond: “Blake ha avuto una grande influenza, credo. Mentre scrivevo Skellig non mi rendevo conto che sarebbe stato una forza così grande nel libro (…) ma quello che ne è nato calzava a perfezione” e ancora “Blake è un autore che sembra molto semplice, bizzarro, curioso (…) ma quella sua apparente semplicità nelle Songs possiede una profondità, una forza, una strana stranezza che trovo magnifiche”. Inoltre, come Blake afferma, l’inutilità di sperare che un uccello nato per vivere con gioia canti una volta messo in gabbia, è esattamente quello che muove la madre di Mina, la quale ritiene che l’educazione scolastica imprigioni e ostacoli la creatività sfrenata dei bambini, forzandola entro costrizioni e impedimenti nocivi a cui non c’è rimedio. Per questo Mina studia a casa, scegliendo liberamente gli argomenti che desidera approfondire giorno per giorno a seconda di ciò che stimola la sua curiosità e il suo interesse.

Il personaggio di Michael ha un modo schietto e immediato di raccontare, ma con grande freschezza; al lettore risulta del tutto naturale dimenticare se stesso e immedesimarsi spontaneamente con il protagonista e la sua visione del mondo. La delicatezza e l’essenzialità della scrittura di Almond rendono inestimabili queste pagine, ancor più conoscendo l’instancabile lavoro che ha portato a tale risultato; l’autore ama infatti spiegare come il suo metodo di creazione di una storia abbia origine da un’incredibile groviglio di idee fissate su carta senza un ordine preciso, tra le quali decide in seguito di salvare solo uno o due spunti promettenti (l’immagine del block notes è più esplicativa di molte parole). Almond racconta di essersi una volta sentito chiedere da una bambina: “ Come si fa a trasformare tutta la confusione che c’è in testa nell’ordine delle righe di una pagina stampata?”. La sua risposta è che il primo passo da compiere quando si vuole scrivere qualcosa di buono, è proprio riconoscere e accettare il fatto che la propria mente è di per sé una gran confusione. Secondo lui un libro, “come tutte le migliori conquiste dell’essere umano, è il prodotto di un imperfetto, tenace, caotico, appassionato, ottimistico processo”.

Appunti di Almond

David Almond parla spesso di come la storia di Skellig si sia quasi scritta da sé, non lasciandogli altra scelta se non quella di assecondarla. A metà del romanzo lui stesso non sapeva ancora chi fosse questo misterioso individuo: “Ricordo il momento in cui Michael appoggia la mano sulla schiena di Skellig, e ho pensato ‘Oh no, questo tizio ha le ali!’ Non me lo aspettavo per niente”. Proprio questo costituisce forse il maggiore punto di forza dell’opera: la continua scoperta di elementi sorprendenti in situazioni che non lo sono affatto, l’impressione che qualcosa di speciale può capitare a chiunque e che, se prestassimo più attenzione al valore delle piccole cose, ci accorgeremmo di quanto a modo suo ogni giorno che viviamo sia straordinario. In un’epoca che esalta l’indefessa tensione al distinguersi dalla cosiddetta massa grazie a imprese grandiose che possano renderci Qualcuno con la maiuscola, davvero allora forse l’extraordinary è riscoprire l’unicità che rende prezioso ogni ordinary.

 

Note
  • Adattamenti:
    Teatro: Skellig, diretto da Trevor Nunn
    Opera: Skellig, libretto di David Almond e musica di Tod Machover
    Cinema: Skellig: The Owl Man, 2009, regia di Annabel Jankel, interprete principale Tim Roth

 

  • Consiglio a chi conosce l’inglese di ascoltare assolutamente l’audio dell’intervista per la BBC. Rivela tutto ciò che rimane in sospeso alla fine del libro, le risposte a tutte le domande che vi siete inevitabilmente posti durante la lettura :“Da dove arriva il nome Skellig?”, “Perché chiede di mangiare sempre il 27 e il 53?”, “Da dove ha preso ispirazione per l’ambientazione della storia? Quanto c’è della sua esperienza personale?” e persino “Ma quindi, alla fine, chi o che cosa è Skellig?!”: http://www.bbc.co.uk/programmes/b01npb1b

 

  • Interviste in cui parla di:
    1) extraordinary e ordinary


    2) messy mind


    https://www.youtube.com/watch?v=2F0XL0EXG_8

 

  • Bfk video interview:
    https://www.youtube.com/watch?v=Z5fptuqeDNw

 

  • Intervista in occasione del film tratto dal romanzo:
    https://www.youtube.com/watch?v=HMo1_AKqfTE

 

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