C’era una volta qualcosa di vero

Critica

di Mara Giacalone

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente.
La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare
nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

Gianni Rodari

Partiamo allora da Gianni Rodari, una delle penne italiane più importanti nell’educare milioni di bambini (e non solo) alla lettura. Partiamo da lui per arrivare ad una scrittrice ancora poco conosciuta, della quale vorrei provare a parlare per ringraziarla delle risate che mi ha regalato nella lettura del suo libro.

Qualcosa di vero è uno dei testi che mi sono regalata quest’estate. Mi ci sono imbattuta mentre scorrevo con lo sguardo lo scaffale della Feltrinelli per vedere i nuovi titoli, senza pensare di trovare qualcosa di interessante. Copertina lucida, bianca, con una figura umana interamente vestita di bianco e in testa un cappello in modo da sembrare un fungo, l’Amanita, quello che sappiamo tutti essere velenoso perché, ancora prima della scuola, ce lo hanno insegnato le Fiabe.

Qualcosa di vero è un libro contemporaneo, in cui le vicende delle due protagoniste, Giulia – una donna in carriera – e Rebecca – una bimba di 9 anni -, si intrecciano e si perdono in un tempo mitico: nonostante la fretta a cui siamo tutti sottoposti nella nostra quotidianità (Giulia non ha tempo nemmeno di cucinare), a volte siamo portati indietro in uno spazio, in un “c’era una volta”, che si mescola con l’oggi, dandoci l’opportunità di recuperare una dimensione – intima e personale – persa. L’intreccio narrativo segue la vita delle due vicine di casa (perché non sono mamma e figlia ma semplicemente condividono il pianerottolo) in modo del tutto separato fino a quando, rientrando a casa, Giulia trova la sua piccola vicina fuori dalla porta. Rebecca le riferisce che la mamma non c’è e reclama una classica storia della buona notte; ma la donna non ne conosce, o meglio, non conosce le fiabe moderne che Rebecca vorrebbe sentire, ma sa invece perfettamente quelle classiche, quelle della tradizione. Inizia così una serie di “appuntamenti notturni” tra le due, che sfruttano questi momenti per raccontarsi della scuola, del lavoro e degli amori, finendo così per diventare grandi amiche.

Rebecca una sera chiede a Giulia perché i grandi preferiscano raccontare le fiabe della Disney invece che le versioni originali, quelle di Andersen, dei Grimm o semplicemente tradizionali. Rebecca rifiuta lo stereotipo della principessa bella, gentile, che si trova il principe azzurro mentre tutto si conclude con un semplice e molto finto vissero tutti felici e contenti, perché nella realtà non finisce così. Nella realtà, le sue compagne che vogliono imitare Cenerentola & co. sono cattive più di uno dei peggiori mostri. Rebecca chiede qualcosa di vero a Giulia: Rebecca, che ha alle spalle una storia personale dove uno dei personaggi – il padre – è un orco cattivo che picchia la madre, preferisce le storie non edulcorate, perché sa che non possono esistere davvero certi reami incantati.

Le illustrazioni sono di Jeffrey Thomas

Sulla scorta della piccola Rebecca, anche io allora mi sono chiesta perché i grandi ci raccontano un certo tipo di storie invece di altre, (nonostante mi ritenga fortunata, dal momento che sono cresciuta con Andersen e i Grimm). Mi sono portata dentro questa domanda per un po’, poi ho deciso di agire, di indagare e chiedere a genitori che conosco il motivo della scelta. Sembrerebbe che la ragione principale sia fondamentalmente di carattere “pratico”, nel senso che, a livello puramente di marketing, le fiabe disneyane sono più facilmente reperibili e circondate da una serie infinta di gadget, dvd, giochi, vestiti a tema che rendono più agevole reperirle facendole diventare subito un tormentone – siamo ancora tutti in giro a cantare Let it go, d’altronde. L’impatto è inoltre aiutato dal fatto che il mezzo principale di assimilazione è la televisione, mentre per poter conoscere la versione originale de La Sirenetta, bisogna comprare il libro e leggerlo: molto più semplice mettere un dvd. Un altro elemento che ho riscontrato nella mia inchiesta è la tendenza a voler mantenere i figli nella cosiddetta campana di vetro: “ci pensa già la società ad essere negativa, diamogli spazi positivi”. Forse la maggior parte delle persone non sa che le fiabe, come i miti, servivano proprio per spiegare la natura, la società, il carattere fondamentalmente cattivo e perverso dell’uomo: “Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia” (F. Kafka). Non dico che i bambini non abbiamo necessità di elementi buoni, ma credo che sia meglio insegnare e trasmettere la realtà, piuttosto che la finzione. Nessuno dice che sia bello leggere che alle sorellastre di Cenerentola dei corvi cavano gli occhi, e, se forse anche questo esula dalla realtà oggettiva, Rebecca ci insegna che è inutile nascondersi in un mondo fatato quando tutti i giorni hai a che fare con i troll o con quelle streghe delle tue compagne di classe. Rebecca, attraverso la versione originale delle storie, ha imparato che anche le principesse possono essere cattive, meravigliandosi di come tante sue compagne di classe volessero essere come Raperonzolo, senza sapere la fine che fa quella poverina… altro che happy ending. E’ normale desiderare il buono e il bello, ma a volte è necessario saper fare i conti con la realtà che non sempre è fatta di pan di zucchero.

Reputo il lavoro della Fiorio ben fatto; la scrittura è rapida, leggera e molto sincera, senza fronzoli, vera. É un testo nutrito di contemporaneo – c’è spazio anche alla riflessione sulla violenza domestica -, nonostante l’argomento a prima vista “leggero”; polemico, per certi aspetti, verso una società che cerca di fare crescere secondo stereotipi tutti i bambini: femminucce bionde con i capelli lunghi che da principesse diventeranno modelle e maschietti ribelli che da principi diventeranno calciatori… Credo che la società preferirebbe – avrebbe bisogno – di qualcosa di vero.

Per restare in argomento consiglio la visione di Into the Woods, film- musical del 2014 che riprende quattro fiabe (Cappuccetto rosso, Raperonzolo, Jack e la pianta magica e Cenerentola) nella loro versione originale; un ottimo compromesso se si cerca qualcosa di vero ma reso moderno: i motivetti musicali vi rimarranno impressi per molto, molto, tempo.


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