Cinque sezioni e una poesia

 
Poesia

Critica, Domande e Risposte, Storie di Libri, Racconti, Poesia

Qualche giorno fa, mentre andavo a prendere il treno, osservavo i ruderi delle Reggiane e le loro foreste di pilastri da cui, in quella bella giornata, entrava tanta luce. Lo splendore di quella miseria era quasi accecante, con i muri sbrecciati e colorati, a cui l’edera s’aggrappa fortemente e tenace, e i resti acrobatici delle travi a sostegno di palazzine ancora orgogliose della loro eleganza. Sul retro di un capannone, d’un tratto, ho letto “Ma poi a trent’anni faranno figli per noia?”. Così, nel fraudolento tepore quasi primaverile, m’è piombato addosso un improvviso inverno.

Girellando sul web scopro poi che, oltre al mitico trattore R60 e al famoso sciopero, le Reggiane sono state un’eccellenza nella produzione aeronautica (i Caproni e i Savoia-Marchetti) e nella costruzione di locomotive tranviarie, fra cui le famose Ventotto, che tanto ho amato appena trasferitami a Milano, e le motrici (le “Reggio Emilia”1!) che fino al 2010 sono state in servizio sulla linea Milano-Limbiate. Così, tutto ha preso improvvisamente senso, e anche quell’attimo quasi insignificante su un vecchio autobus provinciale ha trovato posto in una storia ininterrotta, che costruisco quotidianamente.

Se lo racconto qui e ora è perché tutte le decisioni, anche la più piccola, comportano responsabilità. E la decisione che abbiamo preso è di dedicare questo spazio alla parola. Parole sulle parole altrui e parole proprie: l’architettura del progetto sarà in cinque sezioni, ovvero Critica (recensioni), Domande e Risposte (interviste e inchieste), Storie di Libri (articoli dal taglio più storico a proposito di letteratura, stampa, editoria), Racconti e Poesia (lo dice la parola).

Perché anche solo nove parole sul retro di un capannone possono cambiarti una giornata, o, se non altro, raccontare una storia. In questo caso, parte della mia.

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La vita divina dicevi tu
si sì, divina
fra vuoti di caffè e buste di tabacco
e intanto il sole scende sempre più giù
(ogni dieci secondi una tacca
e il vento mi riporta davanti casa giornali e cartette)
il semaforo rimane rosso
inesorabilmente
scende
E io penso al tempo lasciato
a ogni attesa, ogni carta di giornale
che il vento oggi ci riporta in faccia,
meschino.

SS

1Vedi al link qui.

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