Dante tra enigmi, delitti e tecnologia

di Lorenzo Dell’Onore

Lib(e)rorum

Oggi vorrei porre all’attenzione dei lettori un romanzo a base dantesca.

Premetto che lo scelsi quando ero alla ricerca di qualche scritto di o su Dante, in occasione del 750° anniversario della nascita del Sommo Poeta. La mia attenzione fu catturata da un libro che recava in copertina il titolo: La chiave di Dante. Incuriosito, lessi la trama e la quarta di copertina, che prometteva un thriller avvincente. Quel che più mi interessava era sapere come si potesse costruire una storia da romanzo giallo prendendo spunto dalla Divina Commedia di Dante. A dire il vero già conoscevo un esperimento simile, che è anche un libro a mio parere eccellente, scritto da Francesco Fioretti, un noto dantista che ora insegna in Germania: lo scritto in questione è Il libro segreto di Dante, consigliatissimo, e dello stesso autore segnalo anche La selva oscura, che è la storia romanzata e parafrasata dell’Inferno dantesco. Ricordando la piacevole lettura del libro di Fioretti, ero perciò curioso di sapere che storia proponesse G.L. Barone, l’autore de La chiave di Dante, edito da Newton Compton.

Trovai l’inizio del romanzo abbastanza interessante, dato che mi ricordava l’incipit de Il codice Da Vinci: la storia parte da una misteriosa morte in Vaticano, quella di Monsignor Claude de Beaumont, Curatore dei Musei Vaticani, proprio come Dan Brown fa iniziare le indagini del suo Robert Langdon a seguito della morte del Curatore del Museo del Louvre. In sintesi, quella di Barone è la storia di uno studioso di Dante, Manuel Cassini, che si ritrova coinvolto, suo malgrado, nel folle piano di un ricco sceicco, che poi si rivela buono, intenzionato a scovare il tesoro perduto dei Templari. Secondo la sua teoria, ci sarebbero degli indizi nascosti nella celebre opera di Dante e nei quadri di famosi pittori del Quattro e Cinqucento (Botticelli, Leonardo, Raffaello) sulla reale collocazione del tesoro ma, per poterli decifrare, intende servirsi della “consulenza” di grandi esperti di arte e di letteratura, i quali possono visionare le opere in modo più approfondito e dettagliato rispetto alla gente comune e a cui pertanto vengono applicati degli strani microchip in grado di immagazzinare i loro ricordi e le loro emozioni. In questo modo lo sceicco, rivivendo poi in prima persona le sensazioni e i vividi ricordi degli esperti registrati dai microchip, è sicuro di riuscire a mettere insieme i tasselli del puzzle e di risolvere il rebus. Non vado oltre: lo spoiler si ferma qui. Scusate, ma era necessario per farsi un’idea generale della storia. Raccontata così, la trama sembra assurda, ma in realtà non lo è: è ben studiata ed elaborata, con le vicende che si incastrano adeguatamente tra di loro. È l’impostazione da storia fantascientifica che non convince, nonostante l’autore precisi, nella prefazione, che già esiste la tecnologia degli aggeggi (i microchip) attorno a cui ruota la storia, fornendo link e bibliografia in merito. Chi si aspetta il racconto di efferati delitti, la cui risoluzione dipende da un enigma contenuto nelle pagine dantesche, magari in chiave storica e senza l’intrusione di strani affarini tecnologici, rimane deluso, come il sottoscritto. Fino a metà libro mi chiedevo anche che cosa c’entrasse Dante, visto che gli indizi misteriosi contenuti nel testo degli ultimi canti del Purgatorio vengono presentati e svelati solo nella parte finale del romanzo, quando i personaggi si mettono alla ricerca del tesoro. Però è anche vero che non si può sempre giudicare un’opera o farsi un’idea su di essa partendo dal titolo.
La storia è inoltre spezzettata in una miriade di brevi capitoli, il che è irritante, poiché l’autore salta spasmodicamente da un’ambientazione ad un’altra (numerose sono le città dove si recano i personaggi della storia) e secondo chi scrive ciò non giova alla linearità del racconto: da sconsigliare a chi cerca una storia molto rilassante. Al lettore è quindi richiesto un certo grado di concentrazione.

È vero che è difficile muoversi in un tipo di racconto e con un materiale che non è affatto originale (sono parecchie le storie che coniugano il thriller con le interpretazioni, quasi saggistiche, di celebri opere letterarie o artistiche) e lo sforzo dell’autore è davvero lodevole in tal senso, ma la storia poteva essere più coinvolgente, magari con un pizzico di suspense e di tensione in più. Voto personale: 2/5

La chiave di Dante
Di G.L. Barone
©2015, Newton Compton Editori
ISBN 978-88-541-6076-7

Altri libri dello stesso autore: Il sigillo dei tredici massoni, La cospirazione degli Illuminati.


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