“La letteratura seria non è fatta per facilitare la vita, ma per complicarla”

di Mara Giacalone

La Matta

Questo è quello che affermava W. Gombrowicz: una delle più grandi verità sui libri. Ma mi permetto di rendere la citazione più completa: “la letteratura seria non è fatta per facilitare la vita, ma per complicarla: non avere paura dei libri”.
A maggio ho avuto il mio appuntamento annuale con il Salone del libro di Torino e mi sono imbattuta in una casa editrice sconosciuta, Edizioni Hacca – piccola, indipendente – e sono stata attirata dalle copertine – cartoncino bianco spesso con immagini per lo più bizzarre. Tra i diversi titoli uno mi ha attirato in particolare: Non avere paura dei libri, con in copertina un elefante spaventato da un libro rosso. L’ho preso e sfogliato velocemente come mia brutta abitudine (“non temeva il tempo che passava quando leggeva, ma temeva quello che passava quando i libri erano chiusi”). Ci sono libri che arrivano in momenti precisi della nostra vita – al momento giusto – e lui aspettava solo me.

Il testo – diverso dalle mie solite letture – si è rivelato completamente differente da ciò che pensavo quando lo acquistai. È una storia personale che si apre al mondo, un viaggio interiore nell’autore, nella sua infanzia, nel suo mondo un po’ stralunato dove non mancano difficoltà incredibili ma che ha un sano principio regolatore: la lettura. Tutto il romanzo si presenta come un’ode ai libri, velata da quello che può apparire un semplice racconto autobiografico. Credo sia di più; in un mondo che va di fretta e non lascia il tempo di fare le cose ordinarie Non avere paura dei libri si presenta come un invito alla lettura: mostra come sia importante trovare spazi per qualcosa che per l’uomo è di vitale importanza – anche nel 2015 – e cioè il confronto con se stesso, le proprie emozioni e il mondo attraverso la carta e le parole che qualcuno ha trovato per spiegare qualcosa a cui noi non riusciamo dare voce.

Con una scrittura semplice, limpida, ricca di immagini visive e colorate, il romanzo di questo scrittore comasco risulta una lettura non impegnativa ma impegnante perché ci richiama all’’importanza dei libri, tema che in questi anni sta riscuotendo un enorme successo e continua a far parlare anche e specialmente sui social network. Avendo conosciuto di persona l’autore del libro – Christian Mascheroni – rivolgo direttamente a lui un paio di domande sulla questione.

"La letteratura seria non è fatta per facilitare la vita, ma per complicarla"

M. Il tuo libro “Non avere paura dei libri” è arrivato in un momento importante per me e in esso ti metti a nudo davanti ai lettori. Tanti libri parlano di lettura, perché hai deciso di scrivere un testo cosi personale?

C. La lettura è sempre stata per me vitale. Non ricordo un solo momento in cui non abbia percepito i libri come parte integrante della mia esistenza, persino quando non sapevo leggere. Vedevo mia madre e mio padre farlo e loro mi leggevano sempre tanti libri, per cui sono cresciuto con un amore viscerale per la lettura. Ma Non avere paura dei libri è arrivato per caso. Dopo aver pubblicato altri romanzi ho ricevuto l’invito da parte della scrittrice Chicca Gagliardo di partecipare al suo famoso blog letterario Ho un libro in testa. La sua proposta è che io raccontassi in una rubrica il mio amore per i libri. Ci ho pensato per settimane, poi, sfogliando i libri di casa mia, mi sono reso conto che potevo raccontare questo grande amore solo attraverso le due persone più importanti della mia vita: i miei genitori, che purtroppo ho perso tanto tempo fa. Da quell’intuizione è nato un racconto a puntate dove mi sono sentito libero di raccontare due vite che si intrecciavano: quella della mia famiglia e quella delle storie che i libri mi raccontavano. Ho pensato subito una cosa: che volevo essere sincero nel mio racconto e non tralasciare nulla: gioie, dolori, ricordi, speranze. É nato, senza che io me ne accorgessi, un libro autobiografico.

M. C’è chi dice che i lettori formano una vera e propria setta. Ci sono diverse tipologie di lettori e lotte su chi sia un “vero” books addicted. Che ne pensi?

C. Penso che sia vero, che ogni lettore sia unico e che sia superficiale cercare di raggruppare i lettori in categorie. Io per esempio sono onnivoro: passo dalla poesia ai saggi, dai romanzi ai fumetti. Io credo però che un lettore vero sia quello capace di stupirsi, di curiosare e osare. Ne conosco molti che leggono solo un autore o un genere, perché trovano in questa nicchia se stessi e non hanno bisogno di altro. A me piace pensare che chi sia baciato dalla fortuna di essere un lettore debba sempre mettersi alla prova e scoprire lati di se stesso diversi, nuovi. In questo momento la cosa più difficile è avvicinare ai libri le persone: a me è capitato di vedere un non lettore trasformarsi in un lettore ed è un momento che mi commuove profondamente!

M. Sui social network stanno impazzando gruppi sui libri – pieni di bookworms. Quale credi che sia l’impatto e l’importanza di questo fenomeno mediatico?

C. Direi fondamentale. I social sono ormai linguaggio di uso comune ed hanno un impatto fortissimo. I gruppi, le app e i blog che si occupano di libri riescono spesso a veicolare emozioni profonde, a diventare ponte di comunicazione e fucina di idee, riflessioni, scambi di opinioni. Sono un grandissimo sostenitore dei gruppi e dei blog sui libri perché sono vivi e vivaci e spesso danno spazio a case editrici indipendenti e a libri sconosciuti, ma bellissimi. Da questo punto di vista il web è uno spazio culturalmente straordinario.

M. Tu usi il tuo profilo Facebook per promuovere le tue pubblicazioni, quale peso ricoprono i social in questa parte del lavoro?

C. Trovo che Facebook, Twitter e Instagram siano strumenti eccezionali. Spesso ne vedo un uso inappropriato, perché basta poco per trasformare un angolo di promozione in spam. Mi piace invece il fatto che ci sia un contatto diretto con i lettori, che ti contattano, ti scrivono, hanno voglia di farti sapere cosa pensano del tuo libro. Quello che cerco di fare io è creare un momento di attesa, nella speranza che ci siano lettori che abbiano voglia di seguire le mie storie, di camminare accanto a me libro dopo libro. É un’emozione unica.

M. Un quotidiano riportava una provocazione, si legge poco o si pubblica troppo?

C. Purtroppo in Italia le due cose vanno di pari passo. Si legge pochissimo, perché vedo l’incapacità, a partire da alcuni insegnanti, di trasmettere l’amore per la lettura. Ci sono case dove non vedi un solo libro ed è triste, perché penso sia una possibilità nella vita. Puoi decidere anche di non coglierla e va bene, ma ho sentito frasi come “i libri fanno solo polvere” o “costano troppo” e capisco che siamo lontani da paesi europei dove invece la lettura è ancora sentita come un grande dono, un privilegio, un atto di fede. In Italia poi si pubblica troppo e di tutto. Io stesso che compro almeno due libri a settimana, quando entro in libreria, mi gira la testa. Ci vuole una cernita. Pubblicare qualsiasi cosa è un gesto di disamore verso la buona letteratura e di non rispetto verso il lettore. Ci vuole coraggio e impegno, ma pubblicare è per me una sorta di grande privilegio che devono avere coloro che sanno davvero scrivere. Io stesso tranquillamente mi metterei da parte per lasciare ad autori valevoli il posto che occupa un mio libro sullo scaffale…ed è anche per questo che continuo a cercare di migliorarmi per sentirmi degno di essere uno scrittore.

Per chi fosse interessato, di Christian Mascheroni è appena uscita la nuova raccolta di racconti, Leggimi di te, disponibile in ebook all’indirizzo:
http://www.vandaepublishing.com/prodotto/leggimi-di-te/

Ringraziamo Christian Mascheroni per la cortesia e disponibilità.


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