Stockholm – Baltic.

di Giancarlo Pace

La China

In un giorno qualunque di febbraio torno a casa da un’altra giornata di lezioni e metropolitana. Salgo i pochi gradini che mi portano all’ascensore e arrivato in cima mi accorgo che la cassetta delle lettere è piena. Spero solo che non sia la solita bolletta o la pubblicità di “Mohamed Pizza Italiana”. È qualcos’altro, una cartolina con una bella foto di un fiordo o qualcosa del genere, penso immediatamente che il portiere abbia sbagliato a imbucarla e invece no. Appena la giro riconosco subito la firma del mio amico barcellonese, mi comunica che per i successivi sei mesi vivrà a Stockholm e mi invita a raggiungerlo quando ne avrò il tempo. Inizialmente l’invito resta senza risposta, passano due mesi e la cartolina si perde tra i fogli e i libri che si affollano sulla scrivania, poi, ad aprile, senza un apparente motivo la montagna di carte decide di disfarsi e schiantarsi al suolo lasciando riemergere la foto del baltico con le sue isole. Basta quell’istante casuale, quelle quattro righe ritrovate tra le copertine riverse per farmi prendere una decisione: Stoccolma è la meta da raggiungere, e tutto quello che serve per raggiungerla è un biglietto aereo. Dopo una chiamata e qualche messaggio scambiato, i biglietti da comprare diventano tre.

Così dopo qualche giorno siamo sul volo notturno per l’aeroporto Skavsta, superiamo le Alpi e ancora verso nord per altre due ore. Quando atterriamo è da poco passata la mezzanotte, ma la luce del giorno continua a illuminare l’orizzonte come un ostinato crepuscolo.

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Il Campus Lappis è un quartiere interamente universitario nella zona settentrionale della capitale, si arrampica su una collina ed è lì che siamo diretti. Ad attenderci troviamo il nostro amico che si è premurato di farsi prestare due materassi dai vicini. Anche se il numero di materassi presenta una differenza negativa di un posto rispetto alle persone che devono dormire, abbandoniamo gli zaini nell’unico angolo rimasto libero e dopo un brindisi di benvenuto crolliamo per la stanchezza.

Imparo subito che in Svezia non sono soliti utilizzare serrande, oscuranti o diavolerie del genere, così, inondato dalla luce del sole mi sveglio per primo nella convinzione di avere già perso l’intera mattinata dormendo. È ormai troppo tardi quando, dopo aver tirato giù dal letto gli altri, ci accorgiamo che sono le 5 del mattino e che ci eravamo addormentati appena un paio di ore prima.

Ad ogni modo l’entusiasmo del viaggio compensa abbastanza bene la carenza di sonno e di buon’ora improvvisiamo una colazione e decidiamo di affrontare i pochi gradi che ci attendono all’esterno.
Una cosa stupefacente di Stoccolma è che appena terminano le case immediatamente ha inizio un bosco, allontanandosi minimamente da un sentiero ci si può ritrovare nella natura più incontaminata. È stato questo il nostro primo contatto con Stoccolma, non con i monumenti, né con le attrazioni turistiche, semplicemente un tuffo tra gli alberi della collina. Lì abbiamo iniziato a mettere in fila i passi fino perderci tra la vegetazione e raggiungere il mare che si insinua tra le pareti rocciose.

Il giorno seguente decidiamo di visitare la città, i palazzi eleganti e i ponti che ne collegano le isole si specchiano nelle acque gelide del Baltico ignari della loro bellezza. La città si divide in varie isole, ognuna con il proprio carattere eppure mai in contrasto con le altre. Le case colorate di Gamla Stan ornano le piazze e le strette vie della città vecchia in una battaglia cromatica di origine medievale e su alcune pietre che reggono gli edifici è possibile intravedere le tracce delle antiche rune vichinghe. I giardini di Djurgården si estendono indefinitamente per chilometri e celano architetture nascoste di una ricchezza passata ma ancora splendente.
Con il passare dei giorni cresce anche il nostro stupore per un luogo che ha da offrire molti più scorci di quanti se ne possano immaginare.

4 Semaforo, Stockholm.

Abbiamo passato molti giorni lontani dalla città, nei boschi centenari dispersi nella loro luce filtrata. In equilibrio sulle scogliere a osservare laghi che hanno il profumo del mare. Nel buio assoluto della foresta in piena notte, dove ogni senso torna al suo stadio primordiale e l’immaginazione crea nuovi mondi dove l’occhio non arriva. Abbiamo visto due cieli, uno sopra l’altro, o due mari sospesi nell’alba di una radura, senza capire quale fosse l’ordine corretto o se la gravità avesse improvvisamente cambiato le proprie regole. Siamo stati in silenzio nel momento esatto in cui la natura parlava sottovoce e abbiamo urlato per unirci ad essa dalla poppa di un battello guardando centinaia di isole scomparire tra la spuma e l’aria algida.

Stoccolma rimane sulla pelle, o forse dentro. Sicuramente rimane impressa negli occhi di chi la sa ammirare.

Sono arrivato a Stoccolma con il solito zaino e una macchina fotografica. Pensavo che le immagini che sarei riuscito a cogliere sarebbero state fredde, come se per qualche assurda ragione dovessero portare addosso il soffio gelido del vento del nord. Così non è stato. Dove le parole non arrivano, arriva la fotografia, purché sincera. Guardando ogni immagine mi è possibile risentire le correnti del Baltico, ripercorrere i sentieri che da quell’infinitesimo scatto mi hanno portato lontano dai centri abitati a sentire e vedere elementi sconosciuti ai miei sensi. Ma ogni paesaggio che ho deciso di catturare con un semplice movimento della mano non poteva raccontare una storia se non la mia: le storie comprensibili a tutti non camminano per i boschi e nemmeno sulla superficie del mare nordico in piena notte. Così sono tornato in città e ho deciso di raccontare con altre parole, altri gesti, ma soprattutto con sguardi, presenti e assenti. Ho provato a raccontare la vita di Stoccolma e dei suoi abitanti, di chi ride e di chi, invece, piange sul Baltico, volendo fare parte delle sue correnti.

 

1 Berth1, Stockholm.

4 Semaforo, Stockholm.

5 Gamla Stan, Stockholm.

6 Norrström, Stockholm

8 Spårvagn, Stockholm.

9 Djurgårdsvägen, Stockholm.

11 Beckholmen, Stockholm.

12 Gamla Stan, Stockholm.

13 Dykare, Stockholm.

15 Kåkbrinken, Stockholm.

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