Cildo Meireles: l’estetica della materia

di Francesca Tuzzeo

Ma però (5)

Muovere i primi passi all’interno della mostra “Cildo Meireles. Installations” è come insinuarsi in punta di piedi nel sogno di qualcun altro con la sola intenzione di osservare e diventandone invece parte integrante. L’HangarBicocca, il sito milanese che la ospita, è immenso, tanto che si fatica a distinguerne i confini in altezza e lunghezza; i visitatori sono avvolti da un silenzio che ovatta i loro commenti sussurrati e i rumori di sottofondo prodotti dalle opere d’arte. Tutto è immerso in un’atmosfera al limite tra penombra e buio, mentre una serie di fari indica il percorso suggerito puntando direttamente sulle installazioni, che si ergono come briciole di pane luminose e restituiscono un quadro complessivo di forte impatto scenografico. IMG_6262 Già a partire dall’ingresso dell’hangar si è colti alla sprovvista da una torre maestosa, alta due volte un uomo e costituita da un centinaio di radio appartenenti alle epoche più disparate, ciascuna perfettamente funzionante e sintonizzata su una frequenza diversa dalle altre. Si tratta di una delle creazioni più note di questo autore: “Babel”. Chi si avvicina viene catturato da una cacofonia di suoni sovrapposti e confusi, un riferimento alla biblica Torre di Babele da cui è nata l’ispirazione di Meireles, ma, compiendo un lento giro attorno alla struttura e concentrando la propria attenzione su un apparecchio per volta, è facile distinguere con chiarezza musiche e voci trasmesse da ciascuna radio. IMG_6270La luce azzurra che illumina dall’esterno l’opera filtra attraverso le fessure tra le varie componenti, accentuando il carattere incantato e quasi ipnotico della stessa. Vengono così stimolate le percezioni visive, uditive e tattili del pubblico, e a questi richiami sensoriali si aggiunge l’invito a riflettere sul tema della opposizionecollaborazione fra un elemento e l’insieme, fra singolo e gruppo, fra identità e collettività. IMG_6277
L’artista e il suo team hanno trascorso quasi un intero anno spostandosi fra Rio de Janeiro, San Paolo e Brasilia alla ricerca di radio antiche e recenti, per acquistarle e aggiustarle una ad una. La scelta di apparecchi di seconda mano, che avessero una storia da raccontare, si ricollega al tema della memoria: in una video-intervista realizzata dal Tate Modern di Londra Meireles spiega che l’intento della torre è suscitare negli spettatori il ricordo di anni passati e di episodi legati alla loro infanzia, grazie all’incontro con un oggetto simile a quello che una volta era parte del loro vissuto. È stato emozionante notare come effettivamente molte delle persone che ammiravano insieme a me “Babel”, indicando con affetto una radio piuttosto che un’altra, si siano rivolte sottovoce ai rispettivi accompagnatori abbandonandosi a racconti di quando erano bambini; l’artista stesso narra – nel video citato in precedenza – che da piccolo era solito ascoltare di nascosto la radio di famiglia in una stanza buia, e che in questo ambiente isolato dal resto del mondo la sua mente viaggiava in luoghi e tempi lontani dalla sua realtà. L’ installazione è dunque una finestra aperta sul passato di colui che ha immaginato e realizzato l’opera, ma anche un’occasione per ciascuno di ricollegarsi alla propria esperienza personale. In tal modo ciò che potrebbe essere considerato da alcuni un mero strumento di trasmissione, assume invece la connotazione di oggetto magico, che svolge il medesimo ruolo attribuito da Meireles all’Arte:

“… the capacity that the Art should have to take you from that space in that moment to another place … to kidnap the visitor, even if only for a few seconds.”
(“…l’abilità che l’Arte dovrebbe avere di trasportarti da un luogo in quel momento ad un altro luogo… per rapire il visitatore, anche se solo per pochi secondi.”)

IMG_6319Tutte le creazioni presenti nell’Hangar restano fedeli al modus operandi di Meireles: fondamentale è sempre il coinvolgimento attivo di chi visita la mostra.Gli spettatori sono invitati ad entrare in un enorme cono orizzontale di legno pieno d’aria calda tenendo in bocca un cubetto di ghiaccio salato e uno dolce; possono sdraiarsi su uova dure come roccia e sovrastate da un soffitto di proiettili sospesi; camminano in un labirinto dal pavimento di vetri rotti e con muri divisori costituiti dai materiali più svariati; si siedono su un molo che conduce ad un mare di carta azzurra, con un sottofondo di voci che simulano il mormorio delle onde; passano da stanze di gesso a stanze di carbone; e gli esempi potrebbero continuare.IMG_6364 L’artista brasiliano ama giocare con le superfici, i colori, il peso, la densità, e ogni singolo elemento è studiato per sorprendere e mettere in luce l’importanza di andare oltre un livello percettivo iniziale e superficiale. Lui stesso sottolinea che nelle opere d’arte, ma anche nella vita quotidiana, “what you see is not exactly what it is” (“quello che vedi non equivale mai esattamente a quello che è”).

Qualche parola su Cildo Meireles: le sue esposizioni hanno fatto il giro dei musei di tutto il mondo (ad esempio il New Museum of Contemporary Art di New York, il Tate Museum di Londra, poi ancora Rio de Janeiro, San Paolo, Mexico City, Barcellona). Brasiliano di nascita, ha viaggiato molto sin dall’infanzia e ha avuto contatti con numerose culture diverse: nella sua arte è possibile riconoscere tratti appartenenti a ciascuna di esse. La mostra all’interno dell’HangarBicocca è la sua prima in Italia.

Quiè possibile trovare il video-intervista realizzato dal Tate Museums. Il mio consiglio è di guardarlo, perché è davvero piacevole e svela un dietro le quinte che aiuta ad entrare in empatia con il pensiero di Meireles; nessun problema per chi non conoscesse l’ inglese: è sottotitolato in italiano.

 

Cildo Meireles. Installations. A cura di Vicente Todolí
Giovedi, venerdì, sabato,domenica: 11-23
Ingresso libero
Fino al 13 luglio


One thought on “Cildo Meireles: l’estetica della materia

  1. Tanto incuriosita da quest’articolo da voler a tutti i costi vedere la mostra in prima persona. Anche se per il rotto della cuffia ci sono riuscita e ne è valsa la pena! Promuovere la cultura sui social si può!

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