“Signore e signori, buon divertimento”

di Lorenzo Dell’Onore

Ma però (9)

3 gennaio 1954: gli schermi si accendono. All’interno di una “scatola magica” si materializza il corpo di una bella signora. Questa signora si trova in un grande ambiente, una specie di magazzino o di studio con delle strane apparecchiature. Si allontana sempre di più ma lei non si muove, è completamente ferma. Sembra che una sorta di “occhio meccanico” la scruti e nel frattempo si allontani da lei. Non ci sono i colori ad abbellirla. Dominano solo il bianco, il nero e le tonalità del grigio. Avviene un’altra cosa straordinaria: dalla scatola esce una voce, la voce della donna in bianco e nero! Non c’è che dire: è veramente una scatola delle meraviglie. Come avere in casa, a portata di mano, un piccolo cinema. O come avere una radio che trasmette anche immagini, e non solo suoni. Ma che cosa dice questa graziosa signora? Il suo discorso inizia esattamente così:

“La Rai, Radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”

Avete capito, no? Sto parlando della nascita della televisione, o meglio dell’inizio ufficiale delle trasmissioni televisive in Italia. L’apparecchio televisivo infatti era già stato inventato anni prima (ma era in una fase sperimentale) e fu concepito come una sorta di “evoluzione” della radio. Una radio che potesse trasmettere non solo i suoni, ma anche le immagini.

Una tv d'epoca

Una tv d’epoca

La prima delle signorine buonasera
La bella signora di cui si parlava si chiamava Fulvia Colombo. Fu la prima persona ad apparire nella televisione nazionale. Fu lei appunto ad annunciare alle ore 11 di domenica 3 gennaio 1954 l’inizio ufficiale delle trasmissioni italiane. Era l’inizio dell’affascinante e turbolenta storia della televisione in Italia.
Il primo annuncio della neonata tv, lo stesso che videro i nostri nonni e bisnonni , si può ancora vedere e si trova facilmente in Internet. A dire il vero, quello che noi oggi vediamo non è esattamente lo stesso annuncio che apparve sugli schermi dell’unico canale nazionale (oggi Rai1) nel 1954. Non esistono infatti testimonianze di quel primissimo annuncio e ciò che circola oggi è una ricostruzione: esattamente 10 anni dopo, all’annunciatrice Colombo fu semplicemente chiesto di ripetere il messaggio di inaugurazione a cui all’epoca poterono assistere solo pochi privilegiati.

Il museo
Questa è una delle tante curiosità che si scoprono visitando il Museo della Radio e della Televisione di Torino. L’esposizione, allestita in un’unica piccola sala all’interno del palazzo della Rai in via Giuseppe Verdi (vicinissimo alla Mole Antonelliana), raccoglie moltissimi cimeli: una buona campionatura degli apparecchi d’epoca non solo televisivi, ma anche radiofonici. Se la tv (o la radio) è la vostra passione, allora non potete farvi mancare una visita al museo Rai di Torino: è un modo per tuffarsi nel passato e lasciarsi trasportare per rivivere i momenti cruciali della storia del Novecento.
Si tratta di un percorso che si snoda in diverse tappe, costituite da vetrine in cui sono esposti i cimeli raccolti a partire dall’Ottocento fino agli anni più recenti. Effettivamente si potrebbe pensare che la collezione sia riservata ad un pubblico di nicchia, di esperti di apparecchiature elettriche, “roba” da smanettoni di cimeli d’epoca insomma. In realtà anche i meno avvezzi a cose del genere, come me, possono trovare il percorso espositivo illuminante, perché l’evoluzione del medium televisivo e di quello radiofonico ha seguito spesso l’evoluzione della storia e riviverne le tappe fondamentali è come fare un tuffo indietro, nel passato. Come è possibile non emozionarsi ascoltando le canzoni o le trasmissioni che le radio trasmettevano più di mezzo secolo fa? O toccando con mano quelle apparecchiature radiofoniche che portano impresse nel metallo le impronte dei soldati che le usarono sui campi di battaglia? O seguendo, seduti comodi su un divanetto, alcuni episodi del mitico Carosello? Non mancano infatti tappe interattive. In un certo senso, visitare un museo del genere è come entrare in una macchina del tempo…
Affidarsi però alla guida scritta che il museo mette a disposizione del visitatore, e il cui compito dovrebbe essere quello di spiegare i cimeli esposti in vetrina, può essere problematico. Scrivo “dovrebbe” perché le spiegazioni in essa contenute sono lunghe, noiose e, in certi punti, intrise di tecnicismi che solo un addetto ai lavori può capire. Un visitatore che entrasse nel museo al mattino e decidesse di seguire scrupolosamente la guida, ne uscirebbe nel tardo pomeriggio. Se invece con essa vi trovate a vostro agio, tanto meglio.
In alternativa, potete lasciare che siano gli oggetti esposti a parlare: tutti hanno qualcosa da raccontare.

Ah, un’ultima cosa: stavo per perdere di vista il personaggio della nostra storia. Vi starete forse chiedendo che fine fece Fulvia Colombo. Ebbene, ebbe una brillante carriera non solo come presentatrice, ma anche come doppiatrice di dive hollywoodiane. Condusse l’edizione del Festival di Sanremo del 1958, in cui trionfò Nel blu dipinto di blu (Volare) di Domenico Modugno. Continuò a lavorare in Rai fino agli anni Sessanta, quando si ritirò a causa di un grave esaurimento nervoso.
Dimenticata dal mondo dello spettacolo, divenne poverissima. La comunità di un paese in provincia di Novara, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, si attivò per farle avere una pensione dalla Rai. A lei, che fu il primo volto della tv pubblica nazionale.

Il titolo è la frase conclusiva dell’annuncio di Fulvia Colombo, il primo annuncio televisivo della Rai (1954).

INFO UTILI
Attenzione! Il Museo apre solo su prenotazione. Per prenotare una visita, occorre telefonare ad uno dei numeri seguenti: 011- 8104666/4440/4944. Oppure potete scrivere una e-mail all’indirizzo: museoradiotv@rai.it. L’ingresso è gratuito.
Sito ufficiale del museo: www.museoradiotv.rai.it


Lascia un commento