Il vento gelido del nord

“sei come una lama di coltello”

di Mara Giacalone

Ma però (6)

La letteratura nordica, a parte sporadici episodi, è spesso ancora avvolta nell’oscurità più assoluta, patrimonio solo di coloro che hanno gli strumenti per conoscerla (non rientra nelle letture più in della popolazione media): si deve avere un interesse specifico per determinati paesi e il desiderio di scendere nel profondo per poter accogliere una letteratura distante geograficamente e stilisticamente da quella a cui siamo abituati. C’è da aggiungere che, a livello di progetti editoriali, non è neppure molto sponsorizzata, cosa che causa un vuoto nelle biblioteche anche dei lettori più accaniti. In Italia però siamo fortunati: dal 1988 una piccola casa editrice milanese, Iperborea, ha accettato la sfida di portare le voci del nord anche al caldo sole mediterraneo. Oggi troviamo autori provenienti dai paesi scandinavi pubblicati da diversi editori, ma per i più appassionati o per coloro che cercano titoli un po’ più di nicchia, il vero punto di riferimento è uno solo.

Dopo questa doverosa premessa, vorrei portarvi un po’ più vicino a questa realtà presentandovi, da brava scandinavista, un romanzo norvegese.

Il vento gelido del nord

Gli Uccelli, titolo originale Fuglane, è un ottimo romanzo simbolista dell’autore norvegese Tarjej Vesaas. La vicenda ruota attorno alla figura di Mattis, additato e conosciuto da tutti come idiota, il classico scemo del villaggio, poiché a quasi quarant’anni non ha ancora un lavoro: non è in grado di portare a termine nessun compito che richieda attenzione. Appena intraprende una qualsiasi attività inizia a pensare freneticamente e, immerso nelle sue riflessioni, si disconnette dalla realtà. Ma non è solo: Mattis ha una sorella poco più grande di lui, Hege, colei che si occupa di portare “il pane in tavola”.
Nonostante tutto, Mattis è superiore agli altri grazie alla sua capacità di sentire con immediatezza ciò che sfugge alla comprensione altrui: la nebbia sopra il lago, il battito d’ali di una beccaccia, i silenzi della sera, l’arrivo del temporale… Perchè Mattis non è che un “semplice”, un personaggio emarginato, un visionario, e proprio per questo motivo occupa una posizione privilegiata che gli permette di comprendere il mondo in un modo che è impossibile per i “forti e gli intelligenti”. Ma questi momenti contemplativi, che gli danno felicità, portano anche dolore, incomprensione e solitudine, rendendolo vittima dell’indifferenza…

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In questo capolavoro di Vesaas ritroviamo alcuni suoi tratti caratteristici, come la cosiddetta “letteratura paesana”, dove la natura norvegese svolge un ruolo da protagonista, ma è anche un testo in cui si legge chiaramente l’impronta dell’umanesimo nordico che si realizza attraverso lo sguardo degli ultimi, gli outsider, come nei romanzi del suo maestro Hamsun (premio Nobel nel 1920: consiglio la lettura di Fame e Pan).
Il romanzo è estremamente legato agli anni in cui è stato composto, ma non per questo lontano da noi.
Non è un libro da leggere come passatempo: richiede concentrazione e una grande empatia. All’inizio può apparire noioso: le descrizioni sono fini e ricche, i dialoghi tra i due fratelli scarni e ripetitivi, ma andando avanti si inizia quasi a voler bene a Mattis. Eppure si rischia di cadere in un tranello, perché gli si può voler bene come Hege, per pietà, oppure in maniera sentita, così che riusciamo a vedere con i suoi occhi.
Non è un libro da leggere e basta: è un romanzo da capire, e fa riflettere solo se riusciamo a metterci in sintonia con il protagonista.
È un dramma, quello di chi sente di non essere compreso e di non essere in grado di inserirsi in una società che va di fretta e pensa solo al lavoro. É chiaro dunque che il romanzo si presenta anche come critica della società moderna in cui tutto ciò che è intimo e interno fa soltanto perdere tempo. Mattis è la rappresentazione del poeta e della poesia nel mondo contemporaneo; il romanzo, vincitore del Premio del Consiglio Nordico nel 1964, è un abbraccio nei confronti degli ultimi, è un ritorno al tempo mitico, primordiale e fatato, in cui la natura è compagna silenziosa e dolce ma allo stesso modo spietata, maestosa e gelida. Gli echi delle saghe del nord sono presenti ad ogni passo e rendono la vicenda ancora più imponente.

È un testo difficile da descrivere: è leggero come una piuma, con una scrittura veloce, ma contemporaneamente pesante da digerire. Entra in profondità, come una lama di coltello, per citare Mattis, perchè richiama all’attenzione il nostro impegno nell’agire sociale.
L’umanesimo nordico, di cui è mirabile portavoce Vesaas, si colloca in una fase critica per la Norvegia e l’intera area scandinava, una fase di passaggio in cui il paese vive il bisogno di un consolidamento nazionale (ricordiamo che la Norvegia diventa indipendente solo nel 1905) e contemporaneamente un forte boom economico in cui lo Stato assume maggior importanza ed è chiamato a proteggere e ad aiutare il cittadino. Non solo, il dramma è anche quello della ricerca dell’identità in un mondo immerso nel cambiamento: il momento dell’identificazione di Mattis con la beccaccia assume i tratti di una vera e propria metamorfosi kafkiana, dove la crisi identitaria del soggetto conduce a cercare sicurezza in qualcosa che si conosce, finendo per portare ad una progressiva e completa identificazione con l’alter ego animalesco. Eppure tragico: perché l’inseguimento dell’animale è inseguimento anche di se stessi, con la chiara perdita del senso della realtà.

Le grandi voci del nord, di cui questa è uno splendido esempio, non sono mai banali: con il loro continuo riferimento ad un patrimonio naturale che ispira mitologie oniriche ma tragiche e crudeli, e storie che si aprono sul senso di un’umanità immersa e persa nel suo peregrinare verso la modernità, eppure costantemente e inconsciamente legata a ciò che è primordiale.
“Sul lago deserto fu come il grido di un uccello sconosciuto. Se era piccolo o grande l’uccello, non si sentì”.

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One thought on “Il vento gelido del nord

  1. Brava Pani Maro, no veig l’hora de llegir aquest llibre, encara què he de trobar-lo almenys en espanyol hehehe. Moltes gràcies per una descripció tan rica en matisos, tan inspirada i tan encertada, m’encanta el teu mode d’escriure 🙂

    Una abraçada molt forta ;*

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