Un ritorno all’insegna della novità: Lucio Silla alla Scala

di Elisa Saporiti

Ma però (4)

Non tutti i posti del Teatro alla Scala di Milano erano occupati il 12 marzo in occasione della quarta rappresentazione del Lucio Silla di Wolfgang Amadeus Mozart.

Scritto in età giovanile – Mozart infatti ha solo 16 anni – e ancora lontano da omogeneità e purezza di stile vocale, Lucio Silla non è una delle sue opere più conosciute; eppure è una delle prime che Mozart compone proprio in Italia: infatti, ritornato nel 1772 nella penisola con il padre, riceve la commissione per questo dramma su libretto di Giovanni De Gamerra.
L’opera viene rappresentata il 26 dicembre 1772 al Teatro Regio Ducale di Milano. L’esito è mediocre e non contribuisce ad accrescere il prestigio del giovane compositore viennese in Italia. Nonostante questo, bisogna riconoscere che i tre recitativi di Giunia, il recitativo di Cecilio (Morte fatal) e la scena funebre di Cecilio e di Giunia con il coro (Fuor di queste urne) sono espressione di una profonda tragicità e di un innato talento1.

Lucio Silla, dramma in tra atti con lieto fine, mette in scena la vicenda di conversione dell’omonimo tiranno, che, volendo sposare Giunia, esilia Cecilio, senatore proscritto e promesso sposo della donna, e lo fa credere morto. Ma Giunia, venuta a conoscenza dell’inganno, rifiuta le nozze con Silla davanti al senato e rivela il suo amore per Cecilio. Inizialmente la reazione del tiranno è brutale: fa arrestare Cecilio e lo condanna a morte; in un secondo momento si pente, concede le nozze ai due amanti e rinuncia alla dittatura.

La riproposizione di quest’opera al Teatro alla Scala è stato un evento significativo non solo perché l’ha riportata a Milano dopo trent’anni di assenza – l’ultima rappresentazione era avvenuta nel 1984 – ma anche perché segna il debutto milanese del direttore francese Marc Minkowski.

Con un’impeccabile direzione dal piglio vivace e brillante, Minkowski ha catturato l’attenzione dell’ascoltatore, non mancando di stupirlo anche con scelte inedite come l’inserimento di un’aria del Lucio Silla di Johann Christian Bach, Se al generoso ardire.
Splendide, poi, anche le voci femminili di Lenneke Ruiten (Giunia), Marianne Crebassa (Cecilio), Inga Kalna (Lucio Cinna) e Giulia Semenzato (Celia) che in quest’opera sono state la colonna portante del dramma, dato che tutte le parti maschili, eccetto quella di Silla, interpretato da Kresimir Spicer, sono pensate per un soprano. Pertanto, il risultato è quello di un’opera che, benché abbia come protagonista un uomo, sembra voler dare spazio ed esaltare le personalità femminili, soprattutto quella di Giunia, esempio di fedeltà e integrità morale.
A colpire il pubblico anche la scelta ardita delle scenografie e dei costumi di Antoine Fontaine: egli, infatti, a un’ambientazione che rievoca la Roma classica sceglie di accostare costumi dallo stile settecentesco. Non appare, quindi, una realtà cristallizzata, ma dinamica e costantemente attualizzabile, come suggerisce il libretto stesso, che, non a caso, altera la veridicità storica relativa alla vicenda del tiranno.

Non sarà l’opera più conosciuta di Mozart e, forse, nemmeno la più riuscita; ma alla fine dello spettacolo il sipario si chiude. La sala si riempie di applausi.


1Cfr. Massimo Mila, Mozart. Saggi 1941-1987, Torino, Einaudi, 2006, pag. 24.

Lascia un commento