Bernate Ticino: piccola perla sul Naviglio

di Federica Marelli

Ma però (3)

Se come me in questi giorni visitate il sito del FAI – Fondo Ambiente Italiano, scoprirete in prima pagina un countdown che vi segnala quanto giorni mancano alle Giornate Fai di Primavera. Questa è una bella iniziativa che il Fondo porta avanti da molti anni (quella del 2015 sarà la XXIII edizione!), durante la quale sono visitabili in tutta Italia i luoghi tutelati dal Fondo stesso; si può trattare di chiese, ville, palazzi, opere di architettura industriale e altri elementi sparsi su tutto il nostro territorio. Sono beni che durante l’anno rimangono chiusi o non accessibili, mentre durante il primo weekend di primavera si ha la possibilità di visitarli, alcuni gratuitamente altri a pagamento e con sconti speciali per gli iscritti al FAI. L’avvicinarsi di questa data, che per me è da anni un appuntamento irrinunciabile, mi dà l’occasione di scrivere della visita che feci in occasione della Giornata di Primavera del 2014, un pomeriggio a Bernate Ticino, piccola perla in provincia di Milano.

Bernate fa parte del Parco Naturale Lombardo della Valle del Ticino, il più antico parco regionale in Italia, nato nel 1974: il comune rientra così nel vasto sistema di aree verdi che circonda Milano. Il suo territorio si discosta molto dal paesaggio urbanizzato della grande città, con le piccole casette affacciate sulla riva del Naviglio, le stradine acciottolate con gli archi sospesi e i segni di uno sviluppo storico molto antico, di cui fa parte anche un antico lavatoio ancora in parte visibile.

L’area è abitata fin da tempi antichissimi, come testimonia la necropoli celtica rinvenuta in modo fortuito nel 2005, grazie ad alcuni scavi per la costruzione della linea ferroviaria. Le tombe risalgono alla fine del III- inizi del II secolo a.C., e sono quindi collegabili al periodo in cui l’Italia settentrionale fu abitata dai Celti, un insieme di popolazioni che ebbe origine nella regione dell’alto corso e degli affluenti del Reno, del Rodano e del Danubio. Due sono i nomi delle culture celtiche originarie, che diedero vita a popoli che si spostarono per gran parte dell’Europa, fino a giungere in Italia:

• cultura di Halstatt (800 -700 a.C. circa), dal nome della cittadina austriaca dove furono rinvenuti i primi manufatti;
• cultura di La Tene (450 a.C. circa) dal nome di un villaggio svizzero dove furono effettuati scavi nel XIX secolo.

I Celti dunque non furono un unico popolo o un’etnia, furono piuttosto un gruppo linguistico abbastanza omogeneo; per questo motivo alcuni toponimi nell’area di Milano e persino il nome di alcune città lombarde e svizzere hanno una radice celtica (come la desinenza in -ate di molti comuni della Brianza; Luino e Lugano dal nome del dio Lug). Il nome di Bernate Ticino ha anch’esso origine celtica, insubre per la precisione (dal nome della popolazione specifica di questa zona d’Italia): Barnà. Nel medioevo invece il paese veniva chiamato Brinate, come appare in una carta del 1045.

Il tributo che il paese ha con questa popolazione antica, che per prima lasciò tracce del proprio passaggio nell’area dell’attuale paese, si ritrova nel Calendario celtico realizzato nel 1999 dal Parco del Ticino proprio a Bernate. Lo scrittore e poeta Robert Graves ricostruì l’antico calendario arboreo, dove ad ogni lettera dell’alfabeto era associato un albero e un mese lunare (spesso legato al periodo di fruttificazione della pianta corrispondente, ad esempio il nocciolo è associato al mese a cavallo tra agosto e settembre, e così via).

Fonte:www.comune.bernateticino.mi.it

Fonte:www.comune.bernateticino.mi.it

Lasciando le testimonianze celtiche, ci addentriamo nel periodo successivo di insediamento umano del paese: sempre la necropoli mostra tombe di età tardo-romana, ad indicare che il territorio fu in seguito conquistato proprio da questa popolazione, e accanto alle inumazioni emergono anche resti di un primo sfruttamento agricolo. In epoca alto medievale vediamo poi comparire due canali ortogonali (quindi di impianto ancora romano), che attraversano tutta l’area di scavo. Dall’età romana in poi, e ancora oggi, il paese rimane quindi un abitato a vocazione agricola, in mezzo alla campagna, lontano dall’urbanizzazione imperante di Milano. Questa funzione è stata possibile soprattutto grazie al Naviglio, iniziato nel 1176 dal comune di Milano per scopi militari e difensivi, che in seguito diede grande impulso all’irrigazione dei campi.

Accanto all’aspetto paesaggistico (quasi) incontaminato del paese si possono osservare anche elementi architettonici davvero interessanti.

Partiamo dalla canonica di San Giorgio, la cui creazione risale al 1186, quando sul territorio si insediarono i monaci Agostiniani di Milano: per accogliere il nuovo ordine venne anche restaurata la preesistente chiesa di San Giorgio (che era stata fondata nientemeno che su possedimenti del padre del Papa Urbano III). L’edificio subì nei secoli vari rimaneggiamenti e passaggi di mano, dalla famiglia del Papa, i Crivelli, ad altre famiglie influenti, fino a vedere soppresse le sue funzioni nel 1772.

La parte residenziale della canonica, detta anche Palazzo Visconti, è l’elemento principale della visita al paese. Si tratta di un edificio quattrocentesco, che rappresenta una transizione tra il castello fortificato (tipico di un’epoca precedente) e le successive “ville di delizia”. Ha infatti la pianta quadrata a cortile chiuso come i castelli (simile nelle forme al vicino castello di Cusago) ed una grande loggia aperta verso il Naviglio, come negli edifici di “villeggiatura”, dove comincia ad essere importante anche l’aspetto paesaggistico e scenografico. All’interno degli ambienti principali si notano i bellissimi soffitti quattrocenteschi in legno a cassettoni, vari affreschi con scene di caccia e frutti, molto ben conservati, e diversi camini scolpiti.

La chiesa di san Giorgio di Bernate, appunto edificata ai tempi del padre di Urbano III, oggi si presenta nella sua veste seicentesca, mentre la struttura più antica è stata incorporata nella facciata. L’ambiente più interessante è la cripta con colonnato di epoca duecentesca, dove venivano custoditi i corpi e le reliquie dei martiri. Infatti la chiesa divenne il centro religioso della comunità di Bernate medievale. Molto bella e interessante nel suo stile è la lunetta trecentesca che attualmente si trova nel presbiterio: rappresenta vividamente la Madonna, san Giorgio e san Giacomo impegnati in una sacra conversazione.

Bernate Ticino non è annoverato tra i Borghi più belli d’Italia (l’unico in provincia di Milano è Cassinetta di Lugagnago), e sarebbe interessante scoprire se ha mai proposto la propria candidatura, ma merita senz’altro una visita come piccola perla di territorio agricolo a due passi dalla città.


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