Vedere. Uno sguardo infinito

di Elena Fantuzzi

Ma però (9)

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Reggio Emilia, ore 18, 2 maggio 2014. Anche io mi incammino per Vedere. Uno sguardo infinito. “Vedere”, perché proprio al tema della visione è dedicata la nona edizione del Festival Internazionale della Fotografia Europea. Tema quasi insito nella natura stessa della fotografia, che nasce agli inizi del XIX secolo come arte di fissare sopra un supporto cartaceo, vitreo etc. ciò che l’occhio vede ( e forse –perché no?- anche che non vede) attraverso una lente, per mezzo dell’ azione combinata di luce e reagenti.

In questo festival ci si trova davvero davanti a tantissime visioni. Tantissimi ed eterogenei modi di vedere e osservare ciò che ci circonda. Forse, più che di “fotografia”, bisognerebbe parlare di “fotografie”. Forse solo al plurale si riesce a rendere la molteplicità di declinazioni insite in questa parola.

Inizio simbolico di questo percorso è senza dubbio Illuminismo surreale: fantasie fotografiche del primo Novecento, insolita raccolta di cartoline illustrate dei primi anni del secolo passato. Piccole cartoline che mostrano come la realtà e il quotidiano possano essere trasfigurati dalla fantasia e dalla visione, intesa come capacità visionaria, di chi sta dietro un obiettivo. Vale a dire, come la fotografia possa mostrare la realtà mediata da filtri e al contempo –se è consentito il gioco di parole- una realtà senza filtri.

Quale è quella che traspare dagli scatti di Erich Lessing ne Il lavoro e i lavoratori dopo la guerra (dalla collezione della Fondazione MAST di Bologna) intrisi della concretezza e della fatica del lavoro operaio. Eppure bastano pochi passi nella stessa cornice dei Chiostri di San Pietro e ci si ritrova nel mondo contrapposto delle Alchimies della fotografa (di moda poi diventata filmaker) Sarah Moon, circondati dal senso di un’astratta ed enigmatica presenza di un mondo segreto e parallelo. A completare il trittico e quasi a mediare tra queste due versioni cosi distanti e complementari, Pensare per immagini del pioniere e maestro della fotografia contemporanea Luigi Ghirri, vero viaggio sviluppato in 300 scatti alla ricerca dell’essenza tra paesaggi incompiuti e surreali.

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Paesaggi e attimi sospesi che si ricollegano ai due artisti che espongono nella Sinagoga della città: Massimiliano Tommaso Rezza, che con la sua esposizione The Narrow Door trasporta lo spettatore in un mondo effimero in bianco e nero e Silvia Camporesi col suo viaggio per immagini sull’ Isola di Pianosa alla scoperta del mistero (e del fascino) dei luoghi- fantasma, luoghi di tutti i giorni ormai inesorabilmente abbandonati a sé stessi (Planasia).

Menzione speciale poi merita lo special guest di questa nona edizione, ossia i fotografi di Magnum Photos, una delle più importanti agenzie fotografiche al mondo fondata nel 1947 –giusto per rendere l’idea- da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger.

Otto fotografi di Magnum Photos si sono cimentati con il tema dell’ abitare nella mostra collettiva in Via Secchi 11 No Place Like Home. Una poetica riflessione per immagini su come tale concetto sia cambiato ed evoluto negli ultimi vent’anni, tra differenze e similitudini nel rapporto tra uomo e territorio nelle diverse latitudini terrestri.

Presso i Chiostri di San Domenico, invece, grazie a una cooperazione con The Herbert List Estate e Magnum Photos (in collaborazione con Silvana Editoriale) possiamo ammirare la mostra presentata per la prima volta a Reggio Emilia dedicata a Herbert List The Magical in Passing: 100 scatti più e meno noti del celebre fotografo tedesco da sempre impegnato a “cogliere nell’ immagine la magia dell’apparizione”, per citare il maestro. Una ricerca condotta passando tra mille stili e mille generi: dai celebri ritratti alla street photography, dall’ architettura greca e italiana ai nudi maschili sempre omaggiando la bellezza della vita e del mondo.

Ho lasciato volontariamente per ultima quella che, personalmente, considero la vera sorpresa di questa edizione, presentata in anteprima mondiale proprio all’ interno di questo festival. Si tratta di Divine Violence (co-produzione di Fotografia Europea, ArtesMundi e MOSTYN), opera di Adam Broomberg e Oliver Chanarin. Piuttosto difficile da descrivere a parole, è sicuramente un’esposizione di grande potenza visiva, che affronta il tema del conflitto e della violenza nelle sue varie forme attraverso il dialogo tra immagine e parola. Non poteva non essere così, avendo come fonte di ispirazione la Bibbia di Bertolt Brecht, ricca di annotazioni personali e fotografie sparse.
Senza dubbio un’ occasione da non perdere, per professionisti e semplici appassionati. Per poter vedere da vicino scatti unici di maestri, noti e meno noti e anche giovani promesse che espongono in cortili storici, locali, bar. Perché il Festival della Fotografia non è solo nei musei o palazzi, ma anima tutto il centro della città. Basta aguzzare bene la vista e seguire i rettangoli fucsia.
A me hanno condotto qui, in un magnifico palazzo sospeso nel tempo dove abitano e lavorano diversi artisti che aprono per l’occasione i loro ateliers… voi, invece?

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Le mostre resteranno aperte ai visitatori fino al 15 giugno.
Per maggiori informazioni: qui.


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