Dietro le quinte della Storia: i Romani come non li avete mai conosciuti

Impero: un libro dal successo meritatissimo

di Lorenzo Dell’Onore

Ma però (6)

Conoscere la storia per capirsi oggi e costruirsi un futuro è sempre la risposta che do a coloro che mi chiedono che senso abbia studiare a scuola gli antichi Romani, le crociate, le guerre napoleoniche, le dittature, i conflitti mondiali eccetera. Il presente è frutto del passato e da quel presente nascerà un futuro. Tutto è collegato, non si può prescindere da ciò che è stato per comprendere come il mondo è ora e che direzione prenderà. In fondo “Historia magistra vitae”, la Storia è maestra di vita, si diceva (anche se molto si potrebbe discutere sulla capacità dell’uomo di fare tesoro delle proprie esperienze, evitando di incorrere in errori già commessi). Eppure approcciarsi alla storia può essere talvolta un’operazione barbosa, sentita più come un dovere imposto piuttosto che personale e piacevole.
Non bisogna credere che la storia sia fatta solo di guerre: ci sono altri innumerevoli lati di essa meno noti eppure estremamente interessanti. Piccoli grandi curiosità che gettano un mare di luce sul passato e consentono di capire da dove nascono certe usanze, tradizioni, certi modi di agire e di pensare: in altre parole, dettagli che spiegano noi, quello che siamo e perché siamo così. Curiosare in quei dettagli che i libri di scuola non trattano mai ci fa capire che studiare la storia non significa semplicemente abbinare un evento alla propria data. E questa consapevolezza viene spontanea immergendosi nelle pagine di un narratore d’eccezione: Alberto Angela, conduttore di programmi di successo come Ulisse – Il piacere della scoperta e Passaggio a Nord Ovest nonché autore di Superquark, condotto dal padre Piero Angela. Il suo libro Impero. Viaggio nell’impero di Roma seguendo una moneta racconta quella parte di storia fatta di quei dettagli poco noti: uno straordinario tuffo nel passato alla scoperta della romanità, come mai l’avevamo conosciuta prima. Un’ulteriore conferma che imparare può essere anche estremamente piacevole.

Il viaggio, ipotetico ma del tutto verosimile, si svolge in un giorno qualsiasi sotto il governo dell’imperatore Traiano. La vera protagonista del racconto è una moneta romana, un sesterzio, che passando di mano in mano conduce il lettore da un luogo all’altro dell’Impero. L’espediente scelto della moneta è geniale: cosa infatti, se non il denaro, si può spostare con notevole rapidità da un luogo all’altro, valicando innumerevoli confini? Ovviamente tutto ha inizio a Roma, caput mundi, dove in una zecca nasce il sesterzio che condurrà la “visita” nell’Impero. Da lì la moneta, insieme ad altre, viene portata molto lontano, in Britannia, l’attuale Inghilterra. Ebbene sì, quella all’epoca era una terra lontana, l’estrema provincia settentrionale dell’Impero al momento della sua massima espansione. E proprio da quella terra lontana inizia un’appassionante immersione nella romanità: ogni tappa svela al lettore una parte del mondo dei Romani che prima quasi sicuramente ignorava.
A Londra (Londinium), dove il sesterzio approda, scopriamo per esempio che molti oggetti della nostra quotidianità, che noi crediamo invenzioni moderne (come il prosciutto crudo, le forbici, i manifesti elettorali, persino il bikini e tanti altri), erano in realtà già noti ai Romani. Lungo il cammino per Lutetia Parisiorum (Parigi) ci viene invece fornita l’occasione di scoprire con quali tecniche ingegneristiche i Romani riuscivano ad ottenere strade quasi perfette, talmente resistenti che alcune sono usate ancora oggi, a distanza di secoli (si pensi alla celebre via Appia). Lasciata poi la Gallia e giunti ad Augusta Treverorum (Treviri), sempre al seguito della moneta, veniamo a conoscenza di come i Romani producevano il “nettare degli dèi”, il vino, e scopriamo che il loro non era esattamente come quello che noi siamo abituati a bere. E così il viaggio prosegue, di città in città, svelandoci moltissime altre curiosità: oltre il Reno assistiamo ad un’epica battaglia tra i Romani e i loro nemici che ci svela i punti di forza e i segreti di uno degli eserciti più potenti dell’antichità, le armature dei legionari, le loro abitudini e le loro formazioni di combattimento; a Mediolanum, l’attuale Milano, quando la moneta passa dalle mani di un mercante d’ambra (merce pregiatissima all’epoca) a quelle di un membro di una famiglia nobile della città, facciamo la conoscenza di eleganti nobildonne che ci testimoniano, con nostro grande stupore, che le donne di elevata estrazione sociale erano già individui emancipati ed indipendenti nella Roma imperiale e per loro sposarsi e divorziare in continuazione era quasi un’abitudine; una capatina a Regium Lepidi (Reggio Emilia) diviene il pretesto per ascoltare delle divertenti barzellette latine, alcune delle quali strappano un sorriso ancora oggi; ad Ariminum (Rimini) Angela ci presenta un rinomato dottore, esperto in operazioni chirurgiche delicate, e ci spiega come operavano i medici romani, quali arnesi avevano in uso, quali erano le loro conoscenze in campo medico. E non è tutto qui. Da Roma alla Spagna, all’Africa, alla Mesopotamia fino alla lontana India, il sesterzio continua a viaggiare e davanti allo “sguardo” del lettore si stagliano meravigliosi paesaggi, tradizioni, culture, con tante cose ancora da raccontare: le violente corse dei carri nel Circo Massimo, la figura dell’immigrato in epoca romana, il servizio postale, le più gradite mete turistiche dell’epoca, il lusso e la lussuria ai tempi dell’Impero e tanto altro.

Roma - Via dei fori imperiali (fonte Wikipedia)

Roma – Via dei fori imperiali (fonte Wikipedia)

Per ben 500 pagine l’abilità (ormai consolidata da anni) di divulgatore di Alberto Angela dona all’opera una chiarezza straordinaria. Proprio questo è il punto di forza del libro: perché scrivere in maniera facile è molto più… difficile! Per essere comprensibili bisogna infatti avere una grande padronanza del materiale su cui si lavora e ingegnarsi per fare passare tale materiale con messaggi chiari per tutti. Come scriveva proprio il padre, anni fa: “[La divulgazione deve] da un lato comprendere nel modo giusto le cose, interpretandole adeguatamente per trasferirle in un diverso linguaggio; dall’altro essere non solo chiari ma anche non-noiosi, pur mantenendo integro il messaggio (anzi, non aver paura di esser divertenti: l’umorismo è uno dei compagni di strada dell’intelligenza).(…) Tutti sono capaci di parlare o di scrivere in modo oscuro e noioso: la chiarezza e la semplicità, invece, sono scomode. (…) Rimanendo nel vago e nell’ambiguo, si riescono più facilmente a mascherare i buchi. Invece, quando si è obbligati ad esser semplici, bisogna dimostrare di aver capito davvero”.¹
Non che il libro tratti di argomenti complicati o tecnici, che richiedano al lettore una vasta e approfondita conoscenza di fondo: dopotutto si parla sostanzialmente di curiosità che stuzzicano “l’appetito” del lettore, ovvero la sua curiosità, il suo interesse, il suo desiderio di proseguire nella lettura. Però l’autore è sempre attento a non annoiare mai: tant’è che il saggio si fa addirittura romanzato. E, in quanto tale, coinvolge.

Quante cose si scoprono alla fine di questo viaggio! Il linguaggio è semplice, ma al contempo preciso: chi ha detto infatti che la rigorosità va a scapito della semplicità? Se così fosse, sarebbe inutile fare divulgazione.
La presa di coscienza che le diverse epoche della storia sono tra loro in una maniera o nell’altra collegate, e che quindi diversi aspetti della nostra quotidianità e della nostra cultura li dobbiamo anche ai nostri antenati Romani, viene facilitata dai frequenti paragoni che l’autore stabilisce tra il mondo romano e quello attuale. E si scopre che la società dei Romani era ovviamente più arretrata della nostra ma anche più avanzata, sotto certi aspetti.

Ritorno a quanto dicevo nell’introduzione di questo articolo. Ovvero che, se è certamente importante studiare gli avvenimenti che hanno fatto la storia dell’umanità, tappa dopo tappa, non fa nemmeno male approfondire il “dietro le quinte” della storia perché è spesso il meccanismo che sta dietro, alla base di tutto, a far funzionare la macchina, proprio come in un teatro lo sforzo per allestire l’opera si deve non solo agli attori sul palcoscenico, ma anche a chi lavora dietro, di nascosto, per accertarsi che tutto fili liscio. Questa consapevolezza, almeno a parere di chi scrive, impedisce di bollare i contenuti del libro come mere frivole curiosità. Non bisogna infatti dimenticare che quei contenuti sono il frutto di un lungo, serio e meticoloso lavoro di ricerca, arricchito dall’apporto di numerosi esperti.
Tanto di noi possiamo imparare, basta avere un pizzico di curiosità per tutto, persino per ciò che diamo per scontato, e così diventa bello scoprire anche l’origine delle cose che quotidianamente scorrono sotto i nostri occhi, non viste.

Si segnalano altri libri dello stesso autore, per chi volesse approfondire il tema della romanità. Del 2007 è Una giornata nell’antica Roma di cui Impero rappresenta un’ideale prosecuzione, come dichiarato dallo stesso Alberto Angela. Parallelo a questi saggi è Amore e sesso nell’antica Roma (2012). Tutti questi libri sono editi da Mondadori.
L’ultima fatica dell’autore è I tre giorni di Pompei: 23-25 ottobre 79 d.C. in cui, ora dopo ora, viene descritta la devastante eruzione del Vesuvio che seppellì le città di Ercolano e Pompei, consegnando alla storia preziosissime testimonianze sulla vita dei Romani. Quest’ultimo saggio è edito da Rizzoli.


1Piero Angela, 1982, Viaggi nella scienza. Il mondo di Quark, Milano, Garzanti Editore, p. 47.

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