We all live in a Beatles Submarine

Impressioni sullo sbarco di un sottomarino giallo a teatro

di Elena Fantuzzi

Ma però (4)

Era ottobre. Sì, quell’ ottobre un po’ anomalo, troppo caldo e così poco ottobre, quando, leggendo il cartellone della stagione 2014-2015 proprio fuori dal teatro, mi arrivò la notizia: un ben noto sottomarino sarebbe sbarcato nella mia città poco prima di Natale. Senza troppe esitazioni sono entrata in biglietteria.

Arriva dicembre. Bisogna farsi largo all’ingresso, ma prendo posto abbastanza agevolmente nel palco. Il teatro è davvero pieno e ancora arriva gente; peccato vederlo di rado così sfavillante e affollato. Il tempo di spegnere il cellulare e lasciare entrare gli ultimi spettatori ritardatari e si abbassano finalmente le luci.

Forse non siamo più a teatro, seduti su poltroncine di velluto rosso. No, dobbiamo essere da qualche altra parte. Forse non ce ne siamo accorti, ma dobbiamo essere entrati in una…buca del Bianconiglio che ci ha condotto al cospetto di Zhor, il grande imperatore che, in un tempo molto lontano, fu incaricato da ben più alti sistemi di creare tutti gli animali. Tutti, proprio tutti: leone, giaguaro, ornitorinco, giraffa, conigli, fino ad esaurire la lunga lista ed arrivare a quei piccoli, scaltri insetti che tutti detestiamo: gli scarafaggi. Che di certo ignoravano che un giorno di un lontano futuro avrebbero conquistato il mondo grazie a quei tre “colleghi” di Liverpool. Allora non ci resta che salire a bordo di questo sottomarino giallo insieme a John, Paul e George.

Words are flowing out like endless rain into a paper cup
They slither while they pass, they slip away across the universe
Pools of sorrow, waves of joy are drifting through my open mind
Possessing and caressing me

Le parole scorrono come pioggia senza fine in una tazza di carta
Strisciano mentre passano, volano via per tutto l’universo
Pozzanghere di dolore, onde di gioia vanno alla deriva nella mia mente aperta
Dominandomi e accarezzandomi

Sulle note di Across the Universe ecco che entriamo nel vivo di un caleidoscopio di atmosfere beat, giacche di lustrini e casacche colorate, senza dimenticare gli scarafaggi danzanti, a ripercorrere la storia e le canzoni dei Fab Four. Dalle origini, quando questa boy band di chitarristi cercava un batterista e trovò quello che faceva al caso proprio, un certo Ringo Starr, a quel giorno in cui Mark Smith, osservatore della Decca Records di Londra, disse che erano superati, questi qui mica facevano strada (ed era il 1962). E ancora, gli anni del Cavern Pub al numero 10 di Mathew Street e lo scoppio della Beatlemania, più contagiosa del morbillo con sintomi che spaziavano dall’isteria di massa di ragazzine urlanti ai concerti alla resistenza persino alle forze dell’ordine per un autografo. Fino a quel 29 agosto 1966 al Candlestick Park di San Francisco, l’ultimo vero concerto insieme, intriso di quella sottile malinconia che ha tutto quello che precede una fine, e a quell’otto dicembre del 1980 quando un ragazzo di venticinque anni di nome Mark puntò la sua Smith & Wesson contro John Lennon e fece fuoco nella notte.

Ma non basta. C’è la leggenda, il mito o forse il sogno. Ci sono le poesie di Paul McCartney e i racconti di John Lennon. Di quella volta in cui, per esempio, i quattro di Liverpool trovarono una bottiglia di vetro. Conteneva una lettera di una bambina di otto anni di nome Lucy, che sognava l’impossibile e cieli di marmellata e allora non resta che

Picture yourself in a boat on a river
With tangerine trees and marmalade skies
Somebody calls you, you answer quite slowly
A girl with kaleidoscope eyes

Immagina te stesso su una barca su un fiume
Con alberi di mandarino e cieli di marmellata
Qualcuno ti chiama, tu rispondi piuttosto lentamente
Una ragazza con gli occhi di caleidoscopio

E continua questo folle, fantasmagorico viaggio tra sketch di magistrale surrealismo e arrangiamenti firmati Banda Osiris interpretati da un ottimo Neri Marcorè (che spero ricordiate anche per un altro spettacolo-concerto, Un certo signor G., dedicato a Giorgio Gaber) mentre sullo sfondo scorrono cieli di diamanti, uova strapazzate che insospettabilmente parlano di ieri, fragole volanti, uomini-uovo e trichechi umanoidi. Sì, continua questo folle, fantasmagorico viaggio… ma voi che ci fate ancora lì sulla banchina? Salite a bordo!


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