Non solo ceramica. Quella “delizia” di Sassuolo

di Samuela Serri

Ma però (8)

A Sassuolo si va per tante strade. Io ci arrivo tramite la fondovalle, un via che per buona parte corre accanto al fiume Secchia. Adagiato nella valle del fiume è infatti Sassuolo, comune del modenese al centro del distretto delle ceramiche assieme a paesi come Fiorano Modenese, Formiggine e altri. Nonostante qualche scricchiolio dovuto alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, competitivi nei costi di produzione, non c’è bagno nella zona le cui piastrelle non vengano da qui. Sassuolo vuol dire ceramica: è un dato di fatto.
Al centro di Sassuolo però c’è altro: una vera delizia. In senso proprio: “delizie” è il nome che veniva dato alla residenze estive degli Este, tutte caratterizzate da grandi parchi e eccezionali strutture architettoniche e decorative, pensate per gli svaghi e il piacere. Deliziose.
Stiamo parlando del Palazzo Ducale. Bisogna premettere che non ero preparata a quello che avrei visto. Mi aspettavo uno di quei palazzi fatiscenti tipici della profonda provincia emiliana (Reggia di Questo, Villa di Quest’altro), con le imposte scolorite e i davanzali sbeccati. Invece quello che ho avuto è un piccolo gioiello.

Il palazzo, costruito nel 1634 per volere del duca Francesco I, che dopo la perdita di Ferrara nel 1598 voleva fare di Modena di nuovo il centro del suo ducato, sfarzoso e splendido, è un bellissimo esempio di barocco. Il recente terremoto ha messo fuori uso parte dell’appartamento situato a piano terra, usato anche come ricovero temporaneo di molti dei quadri della danneggiata Galleria Estense, ma tre appartamenti sono quasi interamente visitabili: l’appartamento della Duchessa, quello del Duca e l’appartamento stuccato o doppio, un tempo sede della quadreria estense.
Ci troviamo così catapultati in un mondo di affreschi e quadri, stucchi bianchissimi e finte architetture, trompe-l’oeil dorati e allegorie mitiche, prospettive distorte e letterati illustri. Il Corridoio di Bacco, primo ambiente a cui si accede, è un trionfo di festoni, frutti e amorini. I colori pastello tipici degli affreschi la fanno da padrone. È sempre festa nei palazzi degli Estensi, non c’è noia o malattia, dispiaceri o preoccupazioni: solo vino e poesia e musica, riposo degli occhi e della mente.
Le sale che una dopo l’altra si susseguono sono dedicate, secondo lo schema dei buoni palazzi rinascimentali, ad una figura che predomina tutto l’insieme degli affreschi, spesso ritratta nel medaglione centrale. E così possiamo incontrare Amore ben appollaiato su un mondo retto da due affaticati Ercole e Atlante, così come le allegorie della Notte, dell’Aurora o delle Virtù Estensi.
Spesso il soffitto è occupato da un trompe-l’oeil (ricordate la Camera Picta del Mantegna?) o da finte architetture rette di volta in volta da colonne classiche, tortili o da balconate.
Il cielo, fuori, lassù in alto, è sempre azzurrissimo.
Gioiello nel gioiello è la Sala delle Guardie, tutta interamente dipinta dai piedi ai capelli: le semplici porte qui nella finzione diventano ampie, marmoree e imponenti, dalle pareti ci sorridono due ordini di partecipanti festosi e dal soffitto occhieggiano tutti i grandi artisti del luogo patrocinati in senso stretto o lato dagli Estensi: Tassoni, Tasso, Ariosto…Gli stemmi ducali campeggiano sulle pareti, quasi a voler ascendere a quell’empireo ideale di bellezza e poesia. La Sala delle Guardie originariamente era collegata da un transetto (oggi chiuso) al Corridoio di Bacco: immaginiamo il colpo d’occhio che dovevano avere i visitatori entrando successivamente nei due ambienti. Da spalancare gli occhi e l’immaginazione. Non solo decorazione infatti alle pareti del palazzo: spesso anche episodi biblici o dei poemi epici locali: per passare il tempo e nutrire l’immaginario.
Altra chicca da non perdere è il Belvedere dell’appartamento della Duchessa: qui si offre una splendida vista prospettica sul parco (alquanto malandato in verità), le fontane (ora spente), volutamente costruite per simulare rovine di antiche città, e la meravigliosa facciata posteriore che oggi ha lo splendore della miseria, illuminata dall’ultimo sole di novembre.

Uscire dal Palazzo è come uscire da un sogno colorato e sereno. Fuori ci aspetta un centro piccolo e freddissimo, con la via principale lastricata e il caratteristico colore rosso, il colore d’Emilia.
Piazza Garibaldi, che i sassolesi chiamano Piazza Piccola, oggi ospita un mercatino di cianfrusaglie; sotto i portici fumano le porte dei bar; una giostra a cavalli ruota lentamente in un angolo. Sembra quasi una fotografia di Luigi Ghirri. Ora, io non sono certo lui, ma voi immaginatevela così.

Palazzo Ducale di Sassuolo (MO)
Piazzale della Rosa
Biglietto d’ingresso: 4,00 €
Ridotto: 2,00 €
Gratuito con le convenzioni previste per i musei statali.

Come arrivare
In auto: autostrada A1 uscita Modena Nord, poi tangenziale seguendo le indicazioni per Sassuolo.
In treno: da Modena o Reggio Emilia (F.S.).


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