#Pavia: pasquetta tra la Certosa ed il centro

di Anna Pisaniello

Ma però (8)

69897791La Certosa, vista dalla stazione ferroviaria, fa uno strano effetto. Un monumento di quella imponenza lo si immagina circondato di cose altrettanto belle, o al massimo sperduto nella campagna. Invece le mura di cinta si trovano a pochi passi dalle ultime case di periferia e da un enorme stabilimento Galbani.L’imponente cinta muraria è ricoperta da una rete di rampicanti e costeggiata da una strada sterrata di campagna, percorsa solo da qualche sporadico gatto randagio. Chi scende alla stazione è costretto a circumnavigarla tutta fino all’ingresso principale. Un percorso che non è privo di fascino: una volta abbandonata la zona della stazione ferroviaria ci si ritrova di fatto immersi nella campagna. Così circondata da campi brulli e pianeggianti, l’abbazia appare ancora più imponente.

20140421_103624

Ma il turista medio di pasquetta non potuto notare niente di tutto questo: ha parcheggiato la macchina in un’apposita aria attrezzata a pochi passi dall’ingresso principale. Ha dovuto attraversare solo il mercatino allestito nel piazzale per l’occasione di festa, dove si vendono caramelle balsamiche, manufatti in legno e grossi cuscini con la scritta “I love Certosa”.
E’ entrato da un ampio ingresso principale, 20140421_142831che di inaccessibile ha ben poco. Nonostante sia vietato, ha percorso il sagrato principale scattando impunemente foto alla bellissima facciata. Dopo un brevissimo giro dell’abbazia, sarà andato a fare spese allo shop, dove ad occuparsi della cassa sono gli stessi frati. Le panche della chiesa restano semi deserte, nonostante solo ieri fosse pasqua. Tutta quella riverenza che l’imponenza e la bellezza di questo monumento dovrebbe ispirare sembra scomparire, minacciata da turisti festivi che scattano foto con l’Ipad.

Se la certosa, in quanto monumento di grande rilevanza storica, ha potuto godere di una manutenzione più attenta, lo stesso non si può dire del centro storico. Pavia è una città sciatta.20140421_144508 Le mura del centro storico sono cadenti, l’intonaco è in più punti scrostato, le facciate sono annerite dallo smog. Se i palazzi antichi sono in decadenza, non è così per le boutique del centro: sembra che qui i franchising delle grandi marche, insieme ad una buona dose di focaccerie, prosperino. Hanno capito come sfruttare appieno il grande flusso di studenti. Le vetrine del consorzio agrario invece mostrano la scritta “non lasciamo morire il consorzio”; tacciono quelle della camera di commercio. Ovunque i manifesti per le vicine elezioni elettorali: un politico della lega nord si pubblicizza con lo slogan “100.000 euro al san Michele, noi facciamo i fatti”.

Eppure Pavia, importante centro universitario, dovrebbe essere un luogo dove la cultura vive. La città ha disperatamente bisogno di bello, di ritrovare le sue origini grandiose. Perché in questo sonno della mente che la circonda, il rischio è che si generino troppi mostri: proprio a dicembre dell’anno scorso il New York Times pubblicava un articolo su Pavia come “capitale italiana del gioco d’azzardo”. In città c’è di una slot ogni 104 abitanti, con giocate fino ai 2900 euro: un primato triste e indegno di una città come questa.

20140421_143226

Lascia un commento