La cognizione del dolore di Lorenzo Loris

di Sara Ghielmi

Ma però (4)

Dramma tratto dall’omonimo romanzo di Gadda, fa parte di una ricognizione drammaturgica del regista del Teatro Out Off dedicata alla città di Milano, che è vista attraverso le opere di scrittori come Gadda, Testori, Pasolini.

In questo caso la scelta è ricaduta su un testo particolarmente ricco e di natura allegorica: come nella Resistibile ascesa di Arturo Ui di Brecht il gangster nella Chicago degli anni ’30 ricalca Hitler e la sua ascesa al potere, anche nella Cognizione del dolore la vicenda si svolge in un immaginario paesino sudamericano, chiamato Lukones e situato nella regione del Maràdagal, ma si allude in realtà alla Brianza degli anni ’30. Si tratta di una realtà rurale, in cui vivono peones, lavandaie, pescivendole, medici di campagna, ma anche ricchi borghesi che risiedono in ville e castelli. Una presenza importante è inoltre costituita da un’istituzione per la pubblica sicurezza, il Nistitùo provincial de vigilancia para la noche, che ricorda un’associazione mafiosa o fascista a cui è necessario collaborare per avere protezione, infatti molti contadini sono obbligati a prestarvi servizio e i proprietari terrieri hanno la facoltà di abbonarsi. Fa da sfondo l’ombra di una guerra passata tra Maràdagal e Parapagal, di cui entrambe le regioni si reputano vincitrici e da cui non hanno tratto altro che la nozione dell’insensatezza dei combattimenti.

La cognizione del dolore di Lorenzo LorisLe vicende principali ruotano attorno a una madre e al figlio Gonzalo, estremamente burbero e misantropo. Gonzalo tratta a malo modo chiunque si presenti alla sua villa: il dottore venuto a visitarlo, lo sporco peone Josè, la madre estremamente sollecita nei suoi confronti. Egli è l’intellettuale abbrutito dalla guerra ed estraneo alla realtà in cui vive, per lui popolare e volgare. Disprezza gli sporchi peones che assecondano il Nistituo e si aggirano per casa come degli usurpatori, e irride i borghesi (evidentemente milanesi) “ossibuchivori” eccessivamente perbenisti e che si auto compiacciono della loro ricchezza dimostrando di essere unicamente persone vuote. La madre invece è una donna divorata dal dolore per la perdita del figlio minore in guerra e sottomessa alle angherie del figlio rimasto. Non riesce odiare Gonzalo per un naturale amore materno e vive in uno stato di asservimento nel perenne timore di suscitarne le ire. Il loro è un rapporto complesso, denso di odio e amore: entrambi sono accomunati dalla cognizione di un dolore profondo e di natura esistenziale, segnato dal dramma della guerra e dalla presenza del Nistituo. È toccante il momento in cui i due momentaneamente riconciliati si abbracciano e Gonzalo dà un bacio alla madre; alla fine del dramma vediamo però la signora morente e la scena si chiude con la ricomparsa del figlio nella penombra.

Lo spettacolo ha il merito di far parlare il testo gaddiano attraverso narrazioni in terza persona intervallate da classici dialoghi teatrali. Grazie a tale scelta registica emerge appieno la liricità delle descrizioni e soprattutto la cifra stilistica di Gadda: il plurilinguismo, caratterizzato da un pastiche di arcaismi, dialettismi, ispanismi e tecnicismi di varia origine. In alcuni momenti però la tendenza a riportare il testo è portata al parossismo, come quando è usata con verbi performativi come “la baciò a lungo”, che sarebbe stato possibile rendere più incisivamente con la sola azione scenica. In questo caso infatti la durata del bacio è decisamente smorzata dal tempo in cui l’attore afferma di dover compiere l’azione e ne perde la teatralità.

Nella stessa direzione di vicinanza al romanzo va la scenografia, che è estremamente scarna. L’intenzione è di rimandare all’immaginazione dello spettatore, così come avviene durante la lettura: i luoghi mantengono un’aura simbolica e non sono connotati realisticamente.

Per ulteriori informazioni sullo spettacolo vi rimando al sito del Teatro Out Off di Milano: http://www.teatrooutoff.it/OUTOFF/OUTOFF-In_scena.html


Lascia un commento