Una bici da fiaba a Milano

di Francesca Tuzzeo

Ma però (3)

Ogni anno senza eccezioni, BookCity si riconferma occasione imprescindibile per chi è affetto da una seria libro-dipendenza come la sottoscritta. Una giostra di conferenze, spettacoli, mostre d’arte, letture di gruppo, giochi per i piccoli e spazi ricreativi per i grandi, presentazione di opere appena uscite e rivisitazione di classici, iniziative che percorrono fisicamente Milano dalle zone più note agli angoli più nascosti… Il mio problema non è mai decidere se partecipare o meno, quanto piuttosto QUALI eventi preferire, considerando che spesso gli orari si sovrappongono. L’unica regola talvolta utile per scongiurare una crisi di nervi è: la precedenza spetta sempre, inequivocabilmente agli appuntamenti con autori, soprattutto se di opere che mi hanno appassionata.

Non ho dunque esitazioni quando il mio sguardo cade sul nome di Roberto Piumini, sabato 15 novembre alle h17:00. Per andare da lui addio alla conferenza su “Conrad, agente segreto”; si vede che non era destino. Addio anche a te, “Vieni alla Fabbrica di cioccolato…Willy Wonka ti aspetta!”: questo incontro non s’ha da fare. (Nonostante fossi pronta ad ignorare sfrontatamente l’indicazione “8-12 anni” di fianco al titolo, tentando di mimetizzarmi tra bambini saltellanti ed eccitati.)

Il tempo non agevola le cose: Milano, immersa nel buio pesto dei suoi pomeriggi invernali, è sferzata da una pioggia traditrice che ha trasformato le strade in torrenti da guadare e le scale della metropolitana in cascate di dimensione ridotta. Non sto esagerando nell’interesse di una più colorita resa espressiva: https://www.youtube.com/watch?v=c9c7qFeE6AM. Con buona parte dei mezzi pubblici della città bloccati e soltanto un ombrellino pieghevole a disposizione, il mio programma comincia a mostrare i primi evidenti segni di cedimento. Eppure, miracolosamente, il tram per raggiungere Paolo Sarpi è ancora in funzione; quando individuo la mia meta, è una corsa verso la salvezza. Il posto è un gioiellino nascosto nel ventre di un edificio in via Lomazzo; vi si accede attraverso un piccolo, incantevole spazio chiamato Cortile del Vecchio Fico, dall’imponente albero secolare che riposa nel centro. Patrizia Gioia, proprietaria e curatrice dello SpazioStudio13 che ospita l’evento, l’ha fondato trasformando il proprio studio privato in un luogo di ritrovo artistico e culturale, sempre aperto a nuovi progetti e iniziative. Appena entrata nel locale dimentico il malumore, i contrattempi e persino l’astio nei confronti degli stivaloni di plastica, che hanno fallito miseramente nel tenere i miei piedi all’asciutto. Molti dei partecipanti attesi si sono purtroppo lasciati scoraggiare dalle condizioni atmosferiche, ma il numero ridotto dei presenti, l’accoglienza calorosa riservata ai pochi impavidi giunti a destinazione e una meravigliosa stufa nell’angolo creano un’atmosfera rilassata e intima che è raro trovare in eventi affollati come quelli di BookCity.

Essendo cresciuta a pane e favole di Roberto Piumini, è emozionante poter finalmente dare un volto e una voce a uno dei narratori della mia infanzia. Il romanzo che presenta allo SpazioStudio13, Il ciclista illuminato (riproposto in una nuova edizione a vent’anni di distanza dalla prima pubblicata), è pensato tendenzialmente per un pubblico adulto; ciò non impedisce che si tratti ugualmente di una fiaba, il cui protagonista Zugalà – ciclista dalla carriera non proprio splendente – durante una gara prende una decisione improvvisa che cambierà la sua vita.
Patrizia Gioia dà inizio all’incontro con una recensione del libro che suggerisce numerosi spunti d’interpretazione, alimentando la mia già accesa curiosità. Piumini sorride: “Adoro venire dove si parla dei miei libri, perché ascolto i commenti degli altri e penso – Perbacco, quante cose abbiamo dentro! – ”.
E’ lui stesso a definire questo libro fiaba: “Nello schema di Propp vengono individuati diversi personaggi e funzioni, come l’eroe, l’aiutante, un cammino da compiere, qualcuno o qualcosa che pone ostacoli sulla via… Si inizia sempre da una partenza, un allontanamento. Nelle mie fiabe è tutto così, con una sola eccezione: il protagonista, alla fine, trova sempre un modo per venirne fuori con le sue sole forze. Anche in questo romanzo accade la stessa cosa”.

Certo, le differenze tra storie per bambini e per adulti non mancano: “Tutti i miei libri per adulti sono molto scritti, c’è molta letteratura. Spero buona!” aggiunge, ridendo insieme a noi. “Il fatto è che li curo tanto, ci lavoro a lungo. Mi piace manzonizzare con il lettore, diciamo; amo usare una prosa poetica. Anzi, meglio: una poesia narrativa. Nell’edizione di vent’anni fa ce n’era tre volte di più. Mi andava bene che i miei romanzi venissero apprezzati da una cerchia abbastanza ristretta; a chi mi obiettava di divagare troppo rispondevo che, semplicemente, io scrivo così. In questa edizione, invece” dice sfogliando la copia che tiene in mano, “ho provato a togliere la letteratura che non fosse strettamente necessario tenere…”. Si ferma, legge in silenzio la pagina su cui si è aperto il volume. Poi rialza lo sguardo su di noi e con tono complice confessa: “Temo ne sia rimasta comunque un sacco!”

Alla domanda su fino a che punto sia lecito tagliare nella revisione di un’opera, Piumini non ha dubbi: “Incredibilmente tanto. Mi affascina ripulire le cose che scrivo, non è mai abbastanza”. E rivolgendosi direttamente ai due fratellini in sala (questa volta sono i piccoli ad accompagnare i genitori, e non il contrario!) continua: “Sapete cosa rispondo se i bambini mi chiedono consigli su come diventare scrittore? Cominciate scrivendo a voi stessi, ai voi stessi intellettuali, ecco; così vi sforzate di scrivere bene. Lasciate tutto lì a riposare per minimo tre giorni; poi riprendetelo in mano con l’idea che un amico un po’ antipatico, mentre non guardavate, vi ha messo dentro dieci cose di troppo: voi dovete trovarle e toglierle. E non solo una, ma tante volte.”

Il discorso quindi si sposta nello specifico su Il ciclista illuminato. Gino Cervi, curatore della collana Battiti presso la quale la casa editrice Ediciclo ha pubblicato il libro, e uno dei mediatori dell’incontro, interviene: “Roberto, toglimi una curiosità: perché proprio un romanzo sulla bicicletta?”
Lui annuisce e la risposta non si fa attendere: “Vedi, io credo che la bici sia un oggetto di una ricchezza e di una civiltà immensa. É tecnologia raffinatissima, eppure elementare; uno strumento che si muove con lo sforzo umano, muscolare, affettivo… É questo che mi affascina. Al giorno d’oggi è la tecnologia più umana a cui riesco a pensare.”

Nella storia Zugalà incontra diversi personaggi, e tra di loro c’è una donna, Alisa, che – no, non svelo nulla. Non vorrei rovinarvi la sorpresa… Qualcuno dei presenti chiede a Piumini quali differenze si riscontrino nell’affrontare un tema amoroso rivolgendosi ai più piccoli piuttosto che ad un pubblico più maturo. “Il ciclista illuminato è una favola anche erotica, senz’altro” commenta lui, “ma ritengo che questo sia in totale serenità e sintonia con la mia scrittura per bambini. Anzi, spesso dicono di me che sono il più erotico tra gli autori per bambini, dove con il termine erotico si intende fisico, materiale, concreto.” Si ferma un attimo, poi riprende con un sorrisino: “Sarebbe davvero strano se non lo fossi quando scrivo per adulti…”

Il tempo è volato, l’incontro si avvia al termine. Roberto Piumini e i mediatori cominciano a chiacchierare con noi, e si arriva a discutere di un possibile confronto tra l’oggetto libro e la bicicletta. (Struttura narrativa come il telaio; il frontespizio sarebbe il fanale che illumina l’inizio della strada; i pedali potrebbero essere incipit e conclusione, che fanno procedere il tutto con moto circolare… “E la pompa dell’aria per le ruote?”, “Quella è come la birra per l’autore!”)

IMG_4462Alla fine, dopo aver chiesto di firmare la mia copia del romanzo (“Mi dispiace, sono terribile con le dediche. Va bene lo stesso se compenso con una faccina?”) ed essermi trattenuta ancora un po’ a parlare, mi incammino verso il tram con un sorriso tanto largo da tirarmi le guance. La pioggia è diminuita di poco, ma la mia attenzione è altrove. Sarà che il viaggio di ritorno è piuttosto lungo, sarà che la mia pazienza è proverbialmente esigua e la mia curiosità sfrenata; più verosimilmente, sarà che il libro è stupendo. Comunque sia, l’ho concluso ancor prima di arrivare a casa.

 

Se siete interessati, vi consiglio di dare un’occhiata alle iniziative di Spaziostudio 13 sul sito www.spaziostudio.net.
Con l’inizio dell’anno nuovo, ad esempio, partirà una serie quindicinale di nove incontri sul pensiero di Raimon Panikkar, un importante esponente del dialogo interculturale e interreligioso.
Un’altra proposta è un seminario di rilettura della Divina Commedia in chiave moderna, per attualizzarla e capire in che modo reinterpretarla come bussola nelle dinamiche politiche, spirituali ed economiche dei nostri giorni.


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