Una mostra in continua trasformazione. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino.

di Gaia Scolari

Ma però (9)

Quando si visita il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il bello è che per qualche ora ci si dimentica di essere in un museo. Il fascino della settima arte non ha ancora perso la sua forza, e così, di sala in sala, l’atmosfera che avvolge il visitatore lo trascina in un mondo in equilibrio tra divertimento e informazione. Sullo stesso sito web della fondazione (www.museocinema.it) i visitatori sono avvertiti: «È il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Eppure non è un museo. Quantomeno, non lo è nel senso tradizionale del termine».
La mostra è divisa in più piani e, in realtà, il primo a cui si accede è il più “classico”: oggetti in esposizione, allineati in delle teche di vetro, con tanto di spiegazioni dettagliate. Siamo nel settore delle origini. Il cartello che ci introduce a questo settore si intitola, infatti, “L’archeologia del cinema”, e ci pone la domanda: «Che cosa c’era quando il cinema non c’era?». La risposta la troviamo visitando le varie sale: camere oscure, scatole ottiche, lanterne magiche, fino ad arrivare ai dispositivi in grado di animare le immagini.
È salendo al secondo piano che si trova la vera sorpresa. Siamo proprio dentro la cupola della Mole Antonelliana e un ascensore, al centro dell’enorme sala, porta turisti e visitatori in cima al monumento. Tutto intorno c’è il Cinema: due mega schermi trasmettono i grandi classici, e chi vuole può stendersi su dei comodi divanetti muniti di audio. A un lato della sala ad osservarci c’è il Moloch, ovvero uno dei simboli del cinema italiano (questa statua rimanda al film Cabiria, del 1914, diretto da Giovanni Pastrone e con le didascalie scritte da Gabriele D’Annunzio). Il tutto non viene presentato in modo didascalico, ma invitandoci, invece, a rilassarci e goderci lo spettacolo.

Una mostra in continua trasformazione

La mostra prosegue poi con vari percorsi, non obbligati, ma che ognuno può costruirsi da sé. Si può rimanere nel salone interno e salire lungo una specie di enorme scala a chiocciola, dove si alternano esposizioni temporanee (in questo periodo, fino al 6 gennaio 2015, quella dedicata a Sergio Leone), oppure accedere alle sale che circondano quella centrale. Qui delle strane porte conducono i visitatori “dentro” i vari generi cinematografici. Non solo c’è uno schermo sul quale vediamo vari spezzoni di film, ma anche l’ambiente che ci circonda viene adattato al genere: la sala dei sogni ha per porta lo sportello di un frigorifero; entrando nella sala dei western ci ritroviamo in un saloon; in un’altra stanza ancora siamo in una specie di laboratorio scientifico, dove però, posizionati all’interno di un lavandino, di una pentola e di un forno, ci sono dei piccoli schermi. Le stanze di questo genere sono veramente molte, e vale la pena scoprirle tutte in prima persona. Musical, cartoni animati, horror, fantascienza, amore, e tanti altri generi ancora; ce n’è per tutti i gusti insomma. In più ad arricchire questi ambienti troviamo anche le riproduzioni di vari costumi di scena, come quelli di Guerre stellari o di Alien.
Per i più appassionati c’è poi un’altra chicca. Altri due piani esterni al grande salone centrale ci fanno immergere ancora di più nel mondo del Cinema. Troviamo, infatti, una video-spiegazione (con la voce di Neri Marcorè) sulle varie fasi di costruzione di un film; una raccolta di materiali sul dietro le quinte dei film, con materiali fotografici, video o cartacei (come nel caso di sceneggiature originali o riprodotte); e infine la raccolta di cartelloni pubblicitari originali.
In questo museo ci si può “perdere” e si può scegliere di vedere quello che si preferisce. Si può dare più importanza alle parti tecniche, o lasciarsi trasportare dal fascino che il Cinema ancora oggi sa far nascere nello spettatore. Ma una cosa è importante non dimenticarsi, e cioè che tutto questo non è nato da un giorno all’altro, ma ha avuto origine nel lontano 1941, a partire dalla collezione di Maria Adriana Prolo (scomparsa nel ’91). Le varie tappe sono riportate sul sito già citato, ma ciò che importa sapere è che il Museo, a partire dalla sua nascita, ha subito e sta ancora subendo numerose trasformazioni. È quindi un’ “opera” che ha richiesto il lavoro e gli sforzi di molti. Ciò che ci si può augurare è che la trasformazione non si fermi. Perché finché il Museo del Cinema continuerà a rinnovarsi, vorrà dire che il Cinema stesso continuerà a vivere.

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