I mattoni della storia: Mediolanum o il centro

di Samuela Serri

Ma però (3)

Poi l’auriga si voltò e inclinò alquanto verso noi, candidamente così favellando:
Avevi minga capìi ben: che via l’à dit?
Via Belloveso
Adess o capìi: la gh’è minga quela via lì a Milan.
Il mio prodigioso compagno si volse a me e disse: lo sapevo che non c’era
E allora, arrischiai, perchè la cerca?
Perchè non c’è!
Tutti, il cavallo, l’auriga, la carrozza, il personaggio e io eravamo muti e fermi; solo si mosse e mandò una tenuissima voce col suo scatto il meccanismo prestigioso del tassametro. Io ne distolsi lo sguardo. Il personaggio domandò
Di dov’è lei, signore?
Io ho sempre pronte diverse città natali a seconda delle varie occorrenze della vita. Ebbi la eccellente ispirazione di rispondere:
Sono di Roma
Sa lei, signore, chi furono Romolo e Remo?
Rividi in un attimo nella memoria la scuola della mia puerizia, e recitai:
Romolo e Remo, signore, furono i fondatori di Roma, capitale d’Italia
E che direbbe ella, signore, di un romano il quale non sapesse dire chi furono Romolo e Remo?

Riflettevo sull’antichità delle città. Roma esiste da più di duemilacinquecento anni, Istanbul solo da millesettecento. Quanti popoli, quante morti, quante storie…

Poi ho realizzato che anche Milano è una città vecchia, vecchissima – tanto che come Roma le sue origini si perdono nella leggenda. Tito Livio racconta che la sua fondazione risale probabilmente al VII secolo a.C. ad opera del gallo Belloveso, dopo aver vinto le popolazioni etrusche del territorio. E come tutte le città antiche che si rispettino (pensiamo a Tebe o a Roma) anche il suo mito di fondazione prevede un animale sacro, che in questo caso si dice abbia dato alla città il suo nome: la scrofa semilanuta (in medio lanae), simbolo di Milano fino al quarto secolo. Oggi la scrofa la potete trovare piccola piccola su un capitello in Piazza dei Mercanti. In realtà le ipotesi sull’origine del nome si perdono anch’esse nella notte dei tempi: Mediolanum (il nome celtico e poi romano della città) pare significhi appunto “centro”: cosa che poteva riferirsi alla presenza di un presunto santuario (centrale) o alla posizione geografica del nucleo antico della città: in mezzo alla pianura o ai fiumi (Milano sorge al centro della zona dei fontanili e inoltre all’incrocio di diversi corsi d’acqua). Milano da allora è sempre stata un centro: al centro di strade, di fiumi, di genti. E questa passeggiata la facciamo nel passato più antico della città oggi riscontrabile nelle sue architetture: la Milano romana.

Breve storia: della Milano celtica si sa pochissimo. La città fu conquistata dai romani attorno alla fine del III secolo a.C.; fece parte della Gallia Citeriore e servì come retroguardia a Cesare durante le campagne di conquista della Gallia. Ma fu durante l’impero che Mediolanum raggiunse la sua vera gloria: al suo centro storico (corrispondente a grandi linee alla zona del Duomo), coi suoi cardo e decumano corrispondenti alle attuali via Santa Maria Fulcorina e via Torino, si aggiunse un più grande abitato, diversi palazzi e monumenti. Con la divisione dioclezianea dell’impero Mediolanum divenne capitale: fu costruita una seconda cerchia di mura, diverse porte, le Terme, archi trionfali e grandi vie porticate…

Il nostro percorso comincia in via De Amicis 17, dove varcando un portone qualunque ci troviamo nel Parco Archeologico dell’Anfiteatro Romano. Come? Milano ha un anfiteatro, come Roma o Verona? No, fermate tutto: non ce l’ha. Per spiegare questo apparente controsenso bisogna comprendere come un insieme congiunto di volontà di progresso e di necessità di materiale abbia portato spesso alla sparizione mediante riutilizzo dei grandiosi monumenti romani (ma questo discorso per Milano potrebbe essere applicabile sempre). Le pietre e i mattoni dei monumenti successivi, specie cristiani, sono in realtà materialmente e non solo metaforicamente quelli delle vecchie costruzioni romane. A Milano la pietra è un materiale raro, va portato da lontano. Quindi no, l’anfiteatro non c’è più: oggi ne rimane solo qualche sparuto mattone delle fondamenta, ma al momento della sua gloria era il terzo per grandezza, dopo Roma e Capua, e poteva contenere fino a 35 mila spettatori. L’utilizzo dell’anfiteatro come cava di materiale cominciò già attorno al IV-V secolo, con la costruzione della vicina Basilica di San Lorenzo.

Simile sorte subirono altre architetture, riutilizzate o inglobate in diverse costruzioni. La zona in cui sorgeva l’anfiteatro, particolarmente prediletta dai costruttori in quanto leggermente discosta dalla città, ospitò sotto l’impero di Massimiano anche il palazzo imperiale e il Circo, a cui l’imperatore doveva poter accedere senza scendere in strada. Del Palazzo imperiale, incuneato fra il Circo e il cardo massimo, rimangono resti di strutture di fondazione in via Brisa. Si è ipotizzato che al palazzo fosse adiacente un’esedra e una struttura termale dove l’Augusto riceveva le visite formali. Tutti questi edifici costituivano una vera e proprio città nella città, di cui non rimane pressoché nulla. 450px-Torre_carceres_2Il Circo invece era un vero e proprio gioiello di Mediolanum: nel nord Italia solo ad Aquileia ce n’era uno. Contrariamente a quanto avvenne per l’anfiteatro, costruito al di fuori delle mura, il Circo ne era all’interno: di modo che fosse facilmente raggiungibile dai cittadini come dall’imperatore, che accedeva alla propria tribuna tramite un passaggio separato e diretto. Questo edificio, contrariamente alla gran parte degli altri, non andò distrutto durante le invasioni barbariche (Adaloardo, figlio di Teodolinda, fu incoronato qui) ma fu abbattuto da Federico Barbarossa nel 1162, quando rase parzialmente al suolo Milano. Del Circo si salvò però uno dei segni più evidenti della Milano romana oggi: la torre campanaria del Monastero di San Maurizio Maggiore (oggi via Luini). La torre, quando il circo era funzionante, delimitava i carceres, ovvero i cancelli da cui partivano le bighe e le quadrighe per le gare.

E non ci spostiamo di molto nemmeno per capire l’origine di un altro dei più evidenti reperti di età romana presenti in città: le colonne di San Lorenzo. In realtà il loro luogo di partenza dista di qualche metro: le Terme Erculee (dall’appellativo imperiale di Erculio). Le terme, nella zona attuale fra piazza San Babila, corso Europa e corso Vittorio Emanuele, coprivano un’area di 14.500 m2. Resti della costruzione sono oggi visibili in Largo Corsia dei Servi; un frammento di statua da un originale di Lisippo e diversi mosaici sono invece conservati al Museo Archeologico. Si ipotizza anche che una grande vasca in porfido rosso, oggi nel Duomo, provenisse dalle Terme Erculee. E le Colonne, infine: le ipotesi sulla loro provenienza sono infinite. Quello che si sa di certo è che furono assemblate a partire da elementi romani: le sedici colonne (forse provenienti da un tempio, forse dalle Terme stesse) hanno capitelli differenti per stile e dimensioni, e furono disposte nella piazza a completamento della basilica omonima.

Ma anche il resto della città non fu trascurato: fuori da Porta Romana (in corrispondenza più o meno dell’attuale Missori) il decumano massimo fu prolungato con un’ampia via lastricata e porticata che sfociava in un grandioso arco trionfale. I portici erano adibiti a botteghe, spesso affrescati. Oggi è possibile vedere qualche resto della lastricatura se si scende a prendere la metropolitana a Missori proprio in piazza Missori, sotto il cavallo del Giuseppe, per intenderci, dove è esposto (anche se in maniera un po’ trascurata, per la verità) qualche lacerto di strada. Infine tutta la città fu circondata da un secondo cerchio di mura: le mura massimianee, che correvano in corrispondenza del Foro Bonaparte (topinimi come via San Giovanni sul Muro ne danno testimonianza). Resti delle mura oggi sono inglobati in diversi edifici, come il Museo della Scienza e della Tecnologia o il Grand Hotel et de Milan (tuttavia spesso in scantinati e piani interrati).

missori

Dal 313 d. C. poi, con l’Editto di Costantino, promulgato proprio a Milano, la città divenne cristiana. Numerose chiese furono pensate e costruite per segnare la città con una grande croce: promotore il suo patrono nei secoli, Sant’Ambrogio…Ma questa è un’altra storia.

Avvertenza fondamentale: non aspettatevi di trovare enormi strutture, facilmente individuabili. Si tratta quasi sempre di briciole, di lacerti di architetture. D’altra parte questo è il destino dei mattoni: costruire.

Il brano dell’incipit viene da La vita operosa di Massimo Bontempelli. Mentre la vera via (piazza) Belloveso è qui.


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