Milano città di storie: macabro e noir

di Samuela Serri

Ma però (3)

E viene la pioggia a lavare
le macchine in fila
gli allarmi strillare
e bagna le aiuole spellate
le multe stracciate
il cielo dei bar

Sulla strada di pietra segnata
come panforte di tagli e binari
piove sulle varesine e gira gira
la giostra senza fine

Siamo a novembre. Milano non offre il suo volto migliore: freddo umido e nebbia per tutti. Novembre è anche il mese dei defunti, e questo a Milano vuol dire pan dei morti (un dolce che è una specie di acchiappatutto, contando nella sua ricetta di base cacao, biscotti, uvetta, fichi secchi, canditi, mandorle e cannella) e grandi collane di caldarroste, che venivano vendute in prossimità dei cimiteri assieme ai tradizionali crisantemi.
C’è però anche un aspetto in questa città che potranno amare coloro che prediligono il noir, il gotico, i brividi sulla nuca…

Piove anche oggi che vado al Cimitero Monumentale. Sul muro di via Bramante rileggo la frase che tante volte ho rimeditato sul tram, tornando: “La nostra memoria è un muro mai grigio”. Che mi sembra interessante, scritto in prossimità di un cimitero e su un muro che, inevitabilmente, ingrigirà. Siccome del Cimitero abbiamo parlato già diffusamente qui, non ne parlerò oggi. Però vi consiglio senz’altro una passeggiata in questo luogo, estremamente curato e straordinariamente interessante dal punto di vista storico-artistico. Ogni cimitero è un documento preziosissimo: di costumi, di lingua, di società. E, fatto non trascurabile in una città come Milano, qui c’è silenzio. La pioggia si mescola al rumore dei passi sulla ghiaia e, a saperle leggere, le tombe ci raccontano storie. Smetterete presto di considerare questo luogo come un cimitero per vederlo più come un romanzo, una raccolta di racconti. Sculture femminili, lapidi sbeccate e slavate dal tempo, angeli piangenti e imponenti arche completano lo spettacolo.

Gli unici scheletri che vedrete al Cimitero Monumentale sono di marmo. Ma se non siete impressionabili e amate il brivido, la nostra prossima tappa è la chiesa di San Bernardino. Costruita a fianco della maggiore di Santo Stefano in pieno centro città, sorge su un’antica area cimiteriale. La cosa più interessante è la piccola cappella dell’Ossario sulla destra della chiesuola. Lo stretto corridoio che vi conduce è tappezzato di ex voto argentei, cuori trafitti e altre parti del corpo variamente spezzate, dai bagliori sinistri.
Le pareti dell’Ossario sono interamente ricoperte da ossa umane. Scheletri e teschi a formare motivi decorativi, fregi e grandi croci. Ma di chi sono queste ossa? Probabilmente provenivano dalla soppressione del cimitero adiacente (adibito a lebbrosario) e da quello del vicino ospedale (la Ca’ Granda…ci pensate mai?). I singoli teschi e tibie sono paradossalmente stati disposti con la grazia tipica del Barocco. La leggenda poi vuole che nel giorno dei morti lo scheletro di una bambina si svegli e si agiti a capo di una processione di defunti.
Coerentemente il vicolo che corre appena fuori l’Ossario, oggi via San Bernardino, era detto “Stretta dei Morti”. E lì facciamo un’altra scoperta: sotto il portico della chiesa di Santo Stefano venne pugnalato a morte il dissoluto duca Galeazzo Maria Sforza. Uno dei suoi tre assassini, catturato dopo alcuni giorni, fu ucciso per squartamento dopo indicibili torture. Di quel portico oggi resta solo una singola colonna.

Ma avremmo potuto intitolare questo pezzo anche “Milano città di fantasmi”. La città ne è letteralmente invasa. Se nel Seicento il Diavolo passeggiava indisturbato e in carrozza come un signore distinto per la piazza, oggi si dice che un fantasma si aggiri fra le guglie del Duomo. È la Carlina di Schignano (un paese nei pressi di Como). Carlina, dopo essersi sposata col suo Renzino, parte con lui per Milano in viaggio di nozze. Decidono di salire sul Duomo, dove le gargolle, le facce mostruose e inquietanti delle statue, si stagliano all’improvviso fra le nebbie d’ottobre. Quel che Carlina non ha detto a Renzo però è che prima di sposarsi l’ha tradito, rimanendo incinta. L’inquietudine saliva con lei, e il peso del peccato la schiacciava a terra. Improvvisamente Carlina lasciò la mano del marito e si mise a correre urlando fra le statue e la nebbia. Poi si gettò di sotto. Il corpo fu cercato in lungo e in largo, ma invano. Oggi si dice che nelle foto dei novelli sposi che escono dal Duomo talvolta compaia una sagoma di donna, vestita di nero e con gli occhi bianchi…
Ma la zona prediletta dai fantasmi è certo quella del Castello Sforzesco. D’altra parte, che cos’è un castello senza fantasmi? Nel parco del Castello pare che si aggiri la Dama Velata, splendido fantasma di donna avvolta in un vestito nero di pizzo e organza. Emana da lei un avvolgente profumo di violetta. La Dama Velata cerca giovani, da irretire fino a che essi non cadono pazzamente innamorati ai suoi piedi. Sembra nel parco dimori poi lo spettro di Isabella da Lampugnano, bruciata viva come strega nel 1519, che si diverte a schernire i passanti. Un’altra processione di donne si agita invece all’interno del Castello: Bona di Savoia, Bianca Sforza, Beatrice d’Este, Isabella d’Aragona e Bianca Scappardone Visconti, che, una volta incontrata, mostra eternamente la scena della sua decapitazione. Certo sangue dev’essere colato fra i meandri del castello…

E ancora: streghe, cani infernali, monaci fantasma, vampiri, il diavolo stesso…Lucrezia Borgia vagola ancora per le sale di Brera, cercando la teca contenente i suoi capelli biondi. Sul loggione della Scala si dice che Maria Callas si aggiri, ancora adirata con coloro che da lì osarono fischiarla. In via Mecenate qualcuno ha visto passeggiare un ex-aviatore con giubbotto di pelle. Che sia l’ingegner Caproni, alla continua ricerca delle sue prime fabbriche?

Ma sangue è colato anche copioso per le strade della città. Nella via più stretta di Milano, via Bagnera, che si snoda a pochi passi da via Torino, si sono svolti alcuni fra gli omicidi più efferati. Stiamo parlando del primo serial killer milanese, Antonio Boggi, “assassino e gentiluomo”, che in via Bagnera nascondeva i corpi delle sue vittime. In dieci anni il Boggi circuiva, attirava, uccideva, squartava e faceva a pezzi i corpi delle sue vittime: un commerciante, un uomo d’affari, un’anziana e ricca signora. Altro che Londra, altro che Parigi. I budelli di Milano reggono il confronto. La storia finisce nel “prato della morte”, lo storico luogo della giustizia cittadina, con l’ultima esecuzione capitale di Milano: il bell’Antonio fu appeso a una corda nel 1861, davanti a una folla esultante.

E adesso, le nebbie di Milano non sono forse piene di storie?

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Se siete appassionati di cronaca nera consiglio il sito: http://www.ilgirodellanera.it/. Dettagliato e accurato quanto basta per farvi passare la voglia di abitare in città.
Infiniti sono poi i racconti gialli e noir ambientati a Milano: vedi alla voce Scerbanenco (I milanesi ammazzano al sabato, Milano calibro 9…) e Hans Tuzzi.
La canzone dell’incipit è qui.


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